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martedì 26 Ottobre 2021

Droga durante lockdown? Consegnata a domicilio

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La droga durante il lockdown viaggiava con il sistema della consegne a domicilio.
Come fosse un libro, o un oggetto per la casa, il pacchetto arrivava con un corriere.
Per questo stamattina all’alba i carabinieri hanno eseguito 14 misure cautelari nel Torinese.
Il sistema, semplice quanto ingegnoso, permetteva al mercato dello spaccio di non fermarsi durante i giorni in cui non si poteva uscire.
La droga, durante il lockdown, arrivava a domicilio grazie a corrieri giovani e incensurati.
Dalle prime ore di oggi, dunque, i carabinieri del Comando Provinciale di Torino stanno eseguendo una serie di misure cautelari nei confronti di tredici italiani e un colombiano.
Sono loro ad essere ritenuti responsabili di concorso in traffico, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L’indagine, condotta tra maggio e novembre 2020 dai carabinieri di Venaria Reale, ha portato alla luce l’esistenza di un’organizzazione che agiva nell’hinterland torinese, con base operativa

nel quartiere Barriera Milano a Torino.
Il gruppo riforniva di hashish e marijuana i pusher che consegnavano a domicilio, o in luoghi pubblici, le dosi ai clienti.
Durante l’inchiesta i militari dell’Arma hanno arrestato tre pusher e sequestrato complessivamente 10,5 chili di hashish e 1,4 chili di marijuana, oltre a mille euro ritenuti provento dell’attività illecita.
L’idea dello stupefacente consegnato a domicilio, in realtà, non deve tuttavia essere considerata un’idea nuova.
Anche altre organizzazioni criminali che si erano così organizzate per non interrompere il traffico illegale.
A Venezia a fine marzo una brillante operazione dei carabinieri diretti dalla Procura Distrettuale Antimafia di Venezia aveva permesso di smantellare un’importante organizzazione criminale dedita allo spaccio, ad esempio.

La droga a Venezia viaggiava e veniva consegnata con barche e barchini con una rete che si dipanava anche nella terraferma veneziana, con attività a Mestre e Marghera.
Veneziani e italiani, come quelli con i barchini, erano solo i piccoli pusher a contatto con i consumatori.
Sopra di loro gli “intermediari”, spacciatori più professionali che cambiavano le schede telefoniche prima di mettersi in contatto con i più grossi trafficanti: albanesi che gestivano forniture per un totale di due chili al mese di cocaina con alto livello di purezza (80%) e consegne di quantità tra i 50 e i 500 grammi.
Il traffico di stupefacente scoperto dall’indagine è stato notevole e ha portato all’arresto di 16 persone (14 in carcere, 2 ai domiciliari).

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Redazione Venezia
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