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DAB+ , streaming e fm : come ascoltano oggi i radioascoltatori?

DAB+ e streaming valgono quasi il 90% dell'ascolto radio in Svizzera. La SSR riattiva l'FM per non escludere chi usa ricevitori

Quasi nove minuti su dieci di ascolto radio in Svizzera avvengono ormai attraverso DAB+ o Internet. Lo rileva la radiotelevisione pubblica elvetica, che nelle ultime settimane ha deciso di riattivare la rete FM per garantire accesso al servizio anche agli ascoltatori che continuano a usare i vecchi ricevitori analogici.


Il dato della SSR mette in luce la pervasività del digitale nella fruizione radiofonica: piattaforme DAB+ e flussi in streaming hanno assunto un ruolo dominante nel panorama nazionale. Di fronte a questa realtà, tuttavia, rimane una componente di pubblico che non si è spostata al nuovo standard e che, soprattutto in mobilità, si affida ancora all’FM.


La scelta della SSR di riaccendere parte dell’infrastruttura analogica non è una mossa tecnica fine a se stessa. L’operazione nasce dall’esigenza di non lasciare indietro quell’utenza che, per motivi anagrafici, abitudinali o per limiti degli impianti veicolari e domestici, non dispone di ricevitori compatibili con DAB+ o con servizi online.


Per il mercato radiofonico italiano il caso elvetico si presenta come un esempio significativo. La Svizzera mette in evidenza la tensione tra decisioni di switch-off tecnologico e la necessità di mantenere l’accessibilità del servizio. Le scelte operative e politiche devono dunque fare i conti non solo con la diffusione delle nuove tecnologie, ma anche con le abitudini reali del pubblico.


Dal punto di vista tecnico, DAB+ offre vantaggi noti: aumenta le possibilità di canali, migliora la qualità del segnale e permette servizi aggiuntivi come dati testuali e coperture estese. Lo streaming, dal canto suo, amplia l’offerta e la personalizzazione, sfruttando la diffusione della connettività mobile e domestica. Nonostante ciò, l’impatto pratico sulla platea dipende dalla presenza di decoder adeguati nei veicoli, dalla penetrazione della banda larga e dalla disponibilità economica per rinnovare gli apparecchi.


A livello europeo esistono modelli diversi di transizione. Alcuni Paesi hanno già proceduto con spegnimenti parziali o totali della FM, altri mantengono ancora lunghe convivenze tra analogico e digitale. Lettere di bilancio e normative nazionali possono accelerare o rallentare il passaggio, così come le condizioni di ascolto registrate nelle rilevazioni di audience.

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La decisione della SSR richiama quindi l’attenzione sulle ricadute sociali e normative di uno switch-off: la trasformazione tecnologica non riguarda solo le infrastrutture, ma anche criteri di inclusione e diritti di accesso all’informazione. Per gli operatori radiofonici, pubblici e privati, il dilemma è trovare un equilibrio tra innovazione e continuità del servizio.


L’esperienza svizzera offre dunque uno spunto di riflessione per chi, in Italia, si trova a dover decidere tempi e modalità di passaggio al digitale: su dieci minuti di ascolto nove sono di Dab o streaming e la cosa non può non far riflettere.

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Paolo Pradolin
Paolo Pradolin
Vice Direttore di questo giornale. Laurea in Psicologia, giornalista e conduttore radiofonico. Una lunga carriera trascorsa tra giornali e radio. Facebook
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