
Per il secondo giorno consecutivo un’ondata di falsi allarmi bomba ha provocato disagi nei cieli europei e l’evacuazione di sedi media in diversi Paesi.
Ieri sono stati segnalati almeno 22 voli oggetto di minacce che hanno richiesto scortamenti militari, dirottamenti o bonifiche all’atterraggio. Praga è stata l’aeroporto più sotto pressione con nove voli monitorati; quattro segnalazioni hanno coinvolto Madrid, due l’Italia. Altri voli sono stati interessati a Bruxelles, Parigi e Sofia.
In parallelo sono arrivate segnalazioni a una ventina di testate tra Irlanda, Gran Bretagna e Bulgaria; in Irlanda e Bulgaria sono state evacuate e bonificate almeno una decina tra radio, tv e giornali. In Italia le segnalazioni sul totale del continente sono state tre.
A rivendicare l’azione, tramite una mail inviata a diversi media, è stato il sedicente capo del gruppo neonazista russo “Male Legion”, che ha scritto: «Questo è solo l’inizio». Analisti e investigatori avvertono però che, pur essendoci indizi di una strategia coordinata, potrebbero agire attori diversi e non è al momento possibile stabilire responsabilità univoche. Il fondatore indicato del movimento, Vladislav Pozdnyakov, ha negato qualunque coinvolgimento affermando che «Non c’è più».
Le autorità definiscono la campagna come uno spamming di allarmi (swatting) che non richiede grandi risorse tecniche: account anonimizzati e connessioni cifrate possono bastare per innescare protocolli di sicurezza e mobilitare servizi di emergenza. La situazione si inserisce in un mese già segnato da attacchi ai sistemi di refrigerazione e da ondate di falsi allarmi nelle scuole in vari Paesi, tra cui Italia, Serbia, Scozia, Irlanda del Nord e Ungheria.
In Italia le procure di Milano, Busto Arsizio e Roma hanno avviato procedimenti per procurato allarme; la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo segue le indagini. Per l’attacco ai sistemi di refrigerazione il procuratore nazionale Giovanni Melillo ha assunto il coordinamento degli uffici interessati.
A livello europeo, gli esperti della sicurezza aerea dei 27 Paesi si riuniranno la prossima settimana a Bruxelles per valutare misure di prevenzione e risposta; la Commissione Ue ai Trasporti ha però ricordato che, per il momento, spetta alle autorità nazionali agire. Cresce anche la preoccupazione in vista del vertice di Dublino, dove giovedì e venerdì sono attesi almeno 50 leader Ue; il primo ministro irlandese Michael Martin ha assicurato che «si stanno mettendo a punto adeguati protocolli di risposta».
In alcuni ambienti investigativi resta alta la cautela: nonostante la scala e la ripetitività degli allarmi, gli inquirenti sottolineano l’assenza di elementi concreti che colleghino definitivamente i diversi episodi a un unico autore o gruppo.
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