5x1000 o cinque x mille o cinque per 1.000
5x1000 o cinque x mille o cinque per 1.000
5x1000 o cinque x mille o cinque per 1.000
10.7 C
Venezia
mercoledì 21 Aprile 2021
Homela crisiLa crisi raccontata dai ristoratori. Quando è la passione che fa tirare avanti

La crisi raccontata dai ristoratori. Quando è la passione che fa tirare avanti

Passione. Ecco come Francesco, titolare dell’Ostaria n°2, un piccolo ristorantino nascosto tra le calli del centro storico di Chioggia, definisce in una parola il suo lavoro: passione. La passione che accomuna lui con i suoi tanti colleghi che in questo periodo vivono un momento di seria difficoltà.
Un’attività, quella di Francesco, nata nel 2008, e cresciuta tra la passione per la buona cucina e per i prodotti veri, quelli della cultura enogastronomica locale. Un’avventura iniziata quasi per gioco. Un lavoro costato sacrificio quotidiano fino ad arrivare ad essere una bella realtà locale, ricca di soddisfazioni, apprezzata dalla clientela per i suoi piatti tipici, cucinati con semplicità e con il cuore, con la gioia di poter fare un lavoro che si ama.
Questo fino all’arrivo del COVID.

 

Il virus, che in questa pandemia ha portato via con sé tante vittime, troppe, alla categoria dei ristoratori ha sottratto lo scopo della loro professione: offrire al cliente la convivialità, lo stare in compagnia, la gioia di condividere lo stesso tavolo.
Le aperture e chiusure imposte in successione disordinata dai vari DPCM hanno trasformato la passione in uno strazio”, è ciò che ci racconta Francesco, “un ristorante non può essere gestito senza programmazione. L’apertura richiede una preparazione che non si limita a spalancare la porta di accesso ai locali. Si devono calcolare gli acquisti, quanta gente potrebbe presentarsi. Questo se il ristorante può aprire. Ma se dall’oggi al domani si è costretti a chiudere, per non andare in perdita le dispense devono essere azzerate. A Chioggia si lavora col pesce, un ristoratore non può permettersi di sbagliare, ogni chilo di merce sono decine di euro”.
Le aperture a singhiozzo”, sottolinea Francesco, “hanno scombussolato ogni previsione. Si passa dai 5 o 10 coperti in tutta la settimana a centinaia tra il sabato e la domenica. Ci danno l’alternativa di offrire il servizio d’asporto, ma noi non abbiamo aperto una gastronomia, gestiamo un ristorante, e il nostro è una chicca, non è la stessa cosa” .

 

Lo sfogo di Paola, titolare del ristorante La Sgura è più abbattuto mentre ci racconta la stanchezza di questa vita che si trova ad affrontare, piena di restrizioni, accettate per il bene di tutti. Una stanchezza piena di rabbia nei confronti di un governo da cui non si sente più rappresentata.
Il suo ristorante ha subito seri danni dall’acqua alta che nel novembre del 2019 ha colpito Chioggia, provocando ingenti perdite ad abitazioni e attività commerciali. Per questi, Paola e gli altri chioggiotti che ne sono stati colpiti, non hanno visto ancora un euro. “A questo disastro dopo circa tre mesi è seguita la pandemia”, ci racconta Paola, “non eravamo preparati. Dopo il lockdown abbiamo gioito cominciando a riprendere la nostra vita in modo dignitoso. In estate una probabile ricaduta ci sembrava lontana, ma a Novembre ci siamo ritrovati a dover chiudere ancora. Nonostante ciò eravamo ottimisti. Ma adesso non capiamo ancora quale sarà il nostro futuro. Non capiamo il senso di questa chiusura. Siamo in zona rossa, ma sono tutti tranquillamente in giro, e sembra che sia consentito, nonostante che le indicazioni del DPCM diano restrizioni ben diverse. Sembra che siamo noi, ristoranti e bar, l’unica fonte di contagio”
La preoccupazione di Paola è tangibile nella sua voce quando si chiede con quali soldi i ristoratori riusciranno a pagare gli affitti commerciali, le utenze e tutto ciò che si aggiunge.

 

Felice, titolare del ristorante La Taverna, ha una sicurezza diversa. Sa che ciò che la ristorazione tipica locale può offrire fa parte di un patrimonio talmente unico a livello mondiale da non aver eguali. Sa che la clientela è sempre più esigente e ha aspettative sempre maggiori, più attenta alla qualità dei prodotti e al servizio offerto come accoglienza e come vettovagliamento. Negli ultimi anni, ci racconta, Chioggia è stata un rifiorire di ristoranti, trattorie, bàcari e bar che offrono una varietà di prodotti di eccellenza, con ricette rivisitate, adattate alla modernità del momento mantenendo la qualità che il cliente va cercando. “Il Covid ci ha portato indietro di un secolo” ci dice, ”molti colleghi nelle località turistiche non riusciranno più ad aprire. Chi potrà farlo dovrà rivedere i propri progetti presenti e futuri”

 

A Sottomarina Cristiano gestisce MammaMia, una pizzeria ristorante di notevoli spazi, con oltre 100 coperti. Dimezzati ora dalle restrizioni imposte dal Governo. Sente la sua attività di ristoratore sminuita , ridotta a una gastronomia da asporto. Non era il modo di lavorare che avrebbe voluto. Non riesce a fare a meno di confrontare le chiusure e restrizioni che gli vengono imposte con le concessioni di apertura che sembrano privilegiare altre attività di ristorazione, come quelle che si svolgono negli autogrill. “Bastava che ci facessero lavorare anche per la cena, anche fino alle 22:00”, sottolinea Cristiano, “non siamo noi gli untori”

 

Un settore, quello della ristorazione, che sta pagando un pesante prezzo al Covid, come tante altre attività che da questa pandemia usciranno bastonate ma che non demordono. Non vogliono sostegni. Sanno che la loro clientela li ama e li aspetta, e non vede l’ora di potersi sedere ai loro tavoli e gustare i loro piatti prelibati.
Francesco, Paola, Felice, Cristiano e tutte le altre decine di ristoratori di Chioggia sanno che riconquisteranno il ruolo sociale che hanno, essenziale per l’economia del nostro magnifico paese.
Lo sanno loro e altre migliaia di ristoratori che in Italia fanno del loro lavoro la loro passione, e che adesso vogliono solo tornare a lavorare.

Data prima pubblicazione della notizia:

Vuoi lasciare un commento? Nessuna registrazione necessaria

Please enter your comment!
Please enter your name here

notizie della settimana di Venezia dopo la pubblicità
spot
Advertisements
sponsor