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martedì 27 Luglio 2021

Covid: isolata variante inglese in una scuola di Mestre, è la prima volta

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I numeri del Covid sono in continuano miglioramento a Venezia e Mestre.
Sei i nuovi casi in 24 ore e quattro decessi rappresentano un nuovo progresso anche rispetto all’aggiornamento di ieri.
A preoccupare però ora è la notizia di un nuovo fronte che si è aperto a Mestre, precisamente in una scuola.
Sette alunni e un’insegnante di una classe della scuola elementare sarebbero affetti dalla “variante inglese” del virus.
Si tratta del primo cluster di variante inglese nel Veneziano.
La variante, scoperta appunto per la prima volta a Londra ha una contagiosità più aggressiva, tale per cui ha fatto dichiarare alla Gran Bretagna che i casi e i ricoveri erano “fuori controllo” al momento della sua esplosione.
L’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, dopo aver isolato le varianti prima in Veneto e poi nel Veneziano (per ultima addirittura la “brasiliana”) ha confermato il caso sulla base dello screening eseguito ad alcuni alunni.
Ma le varianti sono il tema che spaventa di più in questo momento l’intero Paese.
“È necessario “rafforzare” le misure in tutto il Paese per “contenere” la diffusione delle varianti del Covid”.
E’ questo l’allarme che si scontra con un governo che deve ancora ottenere la fiducia in Parlamento.
L’Istituto superiore di Sanità,

il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie fino al Comitato tecnico scientifico, danno sempre lo stesso messaggio in queste ore.
Fino a quando non si rallenta la corsa del virus è impossibile pensare ad un allentamento delle restrizioni.
Un messaggio chiaro che potrebbe portare ad un’ulteriore stretta e che l’esecutivo valuta, come conferma il ministro per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini al termine della riunione con il Cts.
“La pandemia è ancora forte, non si può scherzare. Se è necessario fare scelte di rigore si fanno”.
Ma la prima a dividersi sulla linea è la comunità scientifica: lockdown duro per un paio di settimane o interventi “selettivi”.
Che la situazione sia seria, gli esperti e i tecnici lo dicono e lo scrivono nei documenti ufficiali da giorni.
E la nota con cui palazzo Chigi ha intestato al governo l’ordinanza firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza per bloccare l’apertura degli impianti da sci – sapendo di scatenare la protesta dei governatori del Nord e della parte della nuova maggioranza che li sostiene, Lega in testa – è la conferma che la linea scelta è quella del rigore.
L’analisi degli scienziati non lascia spazio a interpretazioni.
“La diffusione di varianti

con maggiore trasmissibilità – dice lo studio dell’Iss – può avere un impatto rilevante se non vengono adottate misure di mitigazione adeguata”.
Una posizione che è sulla stessa linea di quella del Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc).
“La situazione è molto preoccupante” sottolinea la direttrice Andrea Ammon, che poi avverte: se non vengono mantenute o “addirittura rafforzate” le misure, nei prossimi mesi potrebbe esserci un “aumento significativo dei casi e dei decessi”.
Già nel verbale di venerdì, dunque, il Cts aveva sottolineato la necessità di un “rigorosa osservanza, rafforzamento e incremento delle misure”, sia a livello nazionale che locale, “evitando ulteriori misure di rilascio”.
Un messaggio che era arrivato fin dentro il Consiglio dei ministri di sabato e che ha portato all’ordinanza di chiusura.
Su come intervenire, però, gli scienziati non sono così compatti.
L’appello del consulente del ministro Speranza, Walter Ricciardi – lockdown totale per un periodo di tempo limitato – è stato raccolto dal virologo Andrea Crisanti e dall’infettivologo del Sacco di Milano Massimo Galli, secondo il quale però una chiusura totale avrebbe senso se accompagnata da una vaccinazione di massa.
Favorevole anche il Gimbe: “senza un lockdown totale per due settimane bisognerà continuare con gli stop and go per tutto il 2021”.
Di altro avviso il direttore dello Spallanzani Francesco Vaia e l’assessore alla salute della Puglia Pierluigi Lopalco, secondo i quali servono chiusure “chirurgiche e selettive”.
Come si muoverà il nuovo governo? La linea la darà il premier Mario Draghi in Senato, indicandola

assieme all’altro pilastro della lotta al virus, la campagna di vaccinazione di massa che il professore ha già fatto sapere essere una priorità per il Paese.
Ma prima ci sono almeno altri due nodi da sciogliere: il pressing del centrodestra nel governo per mettere all’angolo il Commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, e il rapporto con le Regioni, già provato da un anno di contrasti con Roma e ora a rischio di deflagrare.
“Noi non chiediamo niente” risponde Matteo Salvini a chi gli domanda se la Lega chiederà le sue dimissioni. Ma poi aggiunge: “non mi sembra che stia risolvendo molte delle questioni aperte, penso che avrà bisogno di una mano”.
Aiuto che, per la Lega e soprattutto per Forza Italia, ha il nome di Guido Bertolaso, come ammette alla luce del sole Antonio Tajani.
“Confermare Arcuri sarebbe un errore. La soluzione? Bertolaso”.
Al di là dei singoli, la richiesta è quella di un “cambio di passo”, soprattutto nel rapporto con i territori.
Da Zaia a Cirio fino a Fedriga e Fontana, i governatori hanno criticato pesantemente la decisione di chiudere gli impianti all’ultimo minuto. Ma l’obiettivo reale è un altro ed è di pesare di più nelle scelte che vengono fatte. Lo stesso presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini conferma che è un problema di metodo.
“Spero sia l’ultima volta, è inaccettabile. Abbiamo appreso dalle agenzie stampa cosa sia successo, chiediamo agli esperti meno interviste e un po’ più di lavoro dove si deve discutere”.
Parole alle quali risponde la Gelmini, promettendo un’inversione di rotta: “va cambiato il metodo di comunicazione”.

(foto da archivio precedente a febbraio 2020)

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