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Covid rialza la testa: contagi in aumento

Il Covid 19 rialza la testa. Alle notizie della curva tornata a puntare verso l’alto in diversi paesi europei, nelle ultime ore facevano eco le informazioni che arrivavano dagli ospedali di casa nostra. In Veneto martedì 5.263 casi, un numero, depurato da quello solitamente basso del lunedì, superiore all’andamento della scorsa settimana. Alti anche i […]

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Il Covid 19 rialza la testa. Alle notizie della curva tornata a puntare verso l’alto in diversi paesi europei, nelle ultime ore facevano eco le informazioni che arrivavano dagli ospedali di casa nostra.
In Veneto martedì 5.263 casi, un numero, depurato da quello solitamente basso del lunedì, superiore all’andamento della scorsa settimana.
Alti anche i decessi: 16 vittime.
Meritevole di considerazione anche il tasso di occupazione di posti letto: 913 ricoveri in area medica (+6) e 73 (-9) in terapia intensiva.

A livello nazionale, invece, l’indice di contagio Rt torna a salire dopo un mese di valori bassi e si avvicina a 1.
Si assiste ai primi segnali di aumento dei contagi in alcune regioni e l’analisi delle sequenze genetiche indica che la variante Omicron non è più sola: sono almeno tre i suoi sottogruppi in circolazione del Paese.
Sono gli elementi di uno scenario in evoluzione e sul quale è presto per fare previsioni: servono più dati, dicono gli esperti.

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Intanto, però, i numeri dell’epidemia di Covid-19 in Italia restano alti e l’aggiornamento quotidiano del ministero della Salute indica che i nuovi casi sono stati 60.191: non sono certo pochi né tantomeno in ribasso.
Erano 22.083 il giorno precedente. Il tasso di positività che ne deriva è dell’11,3%, confrontabile con l’11,7% di 24 ore prima.
Per quanto riguarda i ricoveri a livello nazionale, nelle terapie intensive sono 592 e nei reparti ordinari sono 8.776.
In 24 ore i decessi sono aumentati da 130 a 184.

Nelle regioni, il maggiore incremento giornaliero si rileva in Sicilia, con 7.049 casi, seguita da Lombardia (6.497), Lazio (6.214), Puglia (6.026).
I numeri dell’epidemia descrivono una situazione non facile in vista del 31 marzo, la data prevista per la conclusione dello stato di emergenza, tanto che Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute, ha osservato che “si chiude l’emergenza giuridica il 31 marzo, ma questo non significa che è finita l’emergenza sanitaria”.

D’altro canto, nell’arco di un mese le cose sono cambiate rapidamente: “Dall’inizio di febbraio l’indice Rt era pari a 0,7, ora si sta avvicinando a 1”, ha detto all’ANSA il fisico Giorgio Sestili, fondatore della pagina Facebook ‘Dati e analisi scientifiche’.
L’aumento di questo valore è indicato dai gruppi di ricerca che calcolano gli indici equivalenti all’Rt: il sito CovidTrends indica il valore 0,9; il sito CovidStat dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) indica il valore 0,82 (intermedio fra 0,91 e 0,74); la stima di Rt al 4 marzo era di 0,89, riporta sul suo sito il fisico fisico Roberto Battiston, dell’Università di Trento.
“Da tre giorni si sta assistendo a un aumento dei casi, pari al 23% rispetto alla settimana precedente”, ha proseguito Sestili, mentre ieri si notava un aumento del 14%, sempre nell’arco di una settimana. Certamente, ha detto ancora, “tre giorni sono pochi e i dati sono poco solidi per trarre conclusioni; l’andamento va confermato nel tempo e solo nella prossima settimana si potrà dire qualcosa di più preciso”.

Al momento, ha detto, le regioni che mostrano un aumento dei casi negli ultimi giorni sono Umbria, Calabria, Molise e Valle d’Aosta. Guardando al futuro, al momento, secondo Sestili, si può dire solo che “è difficile pensare di abbattere i contagi a qualche centinaio, laddove non abbiamo avuto misure di contenimento, in quanto abbiamo puntato sui vaccini che limitano la malattia grave”. Ancora “fa freddo e si stanno allentando le misure. Di conseguenza – ha aggiunto – un colpo di coda è plausibile”. Nel frattempo il Ceinge-Biotecnologie avanzate, analizzando i dati della banca internazionale Gisaid, indica che sono tre le ‘sorelle’ della variante Omicron (B.1.1.529) del virus Sars-CoV-2 attualmente in circolazione in Italia, dove non si rileva più la presenza della Delta né di varianti diverse dalla Omicron. Quest’ultima rappresenta ormai il 100% del virus circolante, ma la sua prima versione, la BA.1 si sta contraendo per l’incalzare della BA.1.1, presente per il 36%, e della BA.2, pari al 5%. Una terza sottovariante, BA.3, è al momento molto poco presente.

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IL COVID FA MALE ANCHE AL PIANETA

Ultima nota a margine: Il Covid fa male anche al pianeta.
Si registra, infatti, un record di emissioni globali di anidride carbonica legate all’energia nel 2021, per la ripresa dell’economia che ha impiegato molto carbone dopo il blocco provocato dalla pandemia. L’allarme arriva dall’Agenzia internazionale dell’energia secondo cui la Co2 ha raggiunto il livello più alto della storia a 36,3 miliardi di tonnellate, registrando un +6% l’anno scorso dopo la crisi del Covid-19.
La nuova analisi dell’Aie indica un aumento delle emissioni globali di Co2 di oltre 2 miliardi di tonnellate, “il più grande nella storia in termini assoluti, che ha più che compensato la riduzione provocata dalla pandemia dell’anno precedente”.
A spingere l’uso del carbone per l’elettricità nel 2021 sono stati i prezzi record del gas naturale, spiega l’Agenzia, nonostante l’anno scorso le fonti di energia rinnovabile e nucleare hanno fornito una quota maggiore della produzione globale di elettricità.
La forte crescita di emissioni globali di Co2 è stata in gran parte provocata dalla Cina, dove sono aumentate di 750 milioni di tonnellate tra il 2019 e il 2021, che hanno più che compensato il calo aggregato nel resto del mondo nello stesso periodo. La Cina, ricorda l’Aie, è stata l’unica grande economia a registrare una crescita economica sia nel 2020 che nel 2021. Nel solo 2021, le sue emissioni di Co2 sono aumentate oltre 11,9 miliardi di tonnellate, il 33% del totale globale.

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