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sabato 16 Ottobre 2021

Covid riavvicina alla Fede: sofferenze e paure spingono la ricerca di una parola di speranza

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Il Covid ha riavvicinato una parte di persone alla preghiera, alla religione, alla Chiesa. Un anno di sofferenze e di lutti sofferti, ma anche un futuro incerto e la paura dell'ignoto, hanno spinto le persone verso la ricerca di una parola di speranza.

Covid e Fede: crescono i visitatori delle nostre chiese.
Non sono gli stessi fedeli abituati ad assistere alla messa domenicale, sono volti nuovi quelli che varcano la porta, si aggirano timidamente soffermandosi a lungo davanti al Cristo in croce. Accendono una candela e si siedono compiti a pensare.
Si può dire che la religiosità sia aumentata durante la pandemia?
“È cresciuto il bisogno di pregare”, conferma il parroco di una chiesa veneziana, “ il buio della paura accende la scintilla della fede. Non sono più i soli turisti (oggi carenti) a visitare le chiese per ammirare le opere d’arte, o i fedeli praticanti. Da un anno a questa parte sono quei veneziani che frequentano poco le funzioni religiose, sono uomini e donne nuovi, che il coronavirus ha costretto a ripensarsi, a interrogarsi sul mistero della vita e sulla morte”.
“Sono anche non credenti”, osserva una signora anziana che fa parte del gruppo di preghiera della diocesi, ”alla ricerca di nutrire la propria spiritualità, non sanno bene perché si trovino inginocchiati davanti al quadro della Madonna, si vede che sono turbati”.

“Li avviciniamo con discrezione – spiega la signora con un sorriso – sappiamo che si sentono a disagio, ma se solo riusciamo a parlare con qualcuno di loro, ci dice che ama Papa Francesco, che con lui è nata la volontà di avvicinarsi, non tanto alla chiesa in quanto istituzione, ma alla religiosità, al desiderio di sentirsi migliori, di aiutare gli altri ”.
Molti ricordano la preghiera di venerdì 27 marzo, quel momento straordinario di Francesco in preghiera davanti a una piazza San Pietro vuota.
Sì, c’è anche la paura dell’ignoto a guidare i passi verso il Tempio, ma la pandemia ha rinnovato l’esigenza di affidarsi alla speranza e il lockdown, meglio confinamento, nella nostra lingua, ha permesso il risveglio del sacro che in noi sosta, anche quando non ce ne accorgiamo, travolti come siamo (eravamo?), dai ritmi del moderno e straripante linguaggio informatico.
Don Ottavio, parroco di Santa Maria Ausiliatrice alla Gazzera, un anno fa contagiato dal coronavirus, pur considerando che durante la messa spiccano di più i posti vuoti dei pieni, in ragione del distanziamento, conferma il manifestarsi timido di quest’ avvicinamento al sentimento religioso che spera possa mantenersi vivo e crescere in futuro.

L’istituto Ipsos ha promosso una ricerca su “Gli italiani e la religiosità durante il Covid-19”.
Dall’indagine emerge che in questo periodo prevalgono più i segni di fede che d’indifferenza religiosa, più la vicinanza che la distanza da Dio.
Sono pochi quelli che prendono spunto dalla pandemia per distaccarsi ancora di più. E questa tensione intercede tutte le religioni, non solo quelle di fede cattolica.
Questo spiega, secondo le persone interpellate, una presenza nei luoghi di preghiera di qualità, non un passaggio distratto e un segno di croce frettoloso, ma una scelta, un ritorno, talvolta, un rifugio per il turbamento che dal cuore cerca salvezza, conforto per sé e per le persone che si amano nei luoghi del silenzio..

Il professor Franco Garelli, tra i più noti sociologi italiani, ha da poco pubblicato il saggio “Gente di poca fede” edito da Il Mulino, che offre la fotografia di un Paese incerto su Dio ma ricco di sentimenti religiosi. «Questi numeri – osserva Garelli – indicano che in quelli che possiamo definire i cattolici più attivi e convinti, c’è un grande movimento di ricerca di fonti spirituali».

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«Un flusso molto interessante verso l’utilizzo di nuove tecnologie per compensare la difficoltà di partecipare a celebrazioni liturgiche dal vivo, per avere momenti di espressione religiosa anche nella pandemia. E la Chiesa livello di base si è data molto da fare per garantire forme alternative di partecipazione. Buona parte ovviamente segue il Papa che ha scelto di far partecipare alla Messa mattutina, tutto il Paese. Una presenza continua ma discreta che colpisce in particolare i credenti più vicini che possono seguirlo ogni giorno».

Papa Francesco coinvolge anche il mondo laico con il suo stile autentico che tocca le corde più sensibili e nascoste del nostro essere umani. Pur stanco e provato, la figura del Pontefice entra nella nostra e altrui speranza. E insieme ad essa e alle ragioni della nostra consapevole debolezza, ci avviamo a salire i gradini di una chiesa.

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Andreina Corso
Cittadina 'storica' di Venezia, si occupa della città e della sua cronaca. Cura gli approfondimenti, è giornalista, insegnante, autrice letteraria, poetessa.

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