Coronavirus nel veneziano, ancora ricoveri. ISS: “Bisogna essere pronti ad altri interventi”

ultimo aggiornamento: 12/09/2020 ore 20:02

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Coronavirus a Venezia: 37 nuovi positivi. Una sorta di “record” (in negativo, naturalmente) dato che da settimane non si arrivava a quella cifra in 24 ore.
Entrando nello specifico, è emerso che i nuovi casi alla Fincantieri (lavoratori di ditte esterne) di Marghera sono ora 6 che si vanno chiaramente ad aggiungere alla dozzina di casi scoperti precedentemente.

Preoccupa il fronte dei ricoveri dato che, numeri alla mano, ci sono stati 6 nuovi ingressi in due giorni.
I ricoverati all’Ospedale di Dolo sono ora un totale di 21 persone con una persona in rianimazione.
Sono 3 i degenti all’Ospedale dell’Angelo di Mestre mentre ora sono 3 anche quelli ricoverati nel “veneziano” Ospedale Civile di Venezia.
27 dunque, globalmente, le persone attualmente ricoverate a Venezia e provincia per Covid.


Salgono gli “attualmente positivi” arrivati (anzi, ritornati) sopra i 400 casi, erano infatti 412 alle 17 di venerdì.

Gli “isolamenti fiduciari” sono oggi 1.464 nel Veneziano.

VENETO
Sono 173 in più rispetto a ieri i casi positivi al Coronavirus registrati in Veneto, che portano il totale a 24.529 dall’inizio della pandemia. Lo riporta il Bollettino regionale (dati di venerdì 11/09), che segnala tre nuove vittime, con totale a 2.138.
I soggetti attualmente contagiati sono 2.964, 38 in più nelle 24 ore; in isolamento ci sono 7.908 soggetti, dei quali 2.029 risultano positivi.
La situazione negli ospedali vede 143 ricoverati in area non critica, dato invariato su ieri, . Nelle terapie intensive 17 ricoverati (-1).


QUARANTENA DI 10 GIORNI
Oltre agli aggiornamenti locali si seguono gli orientamenti generali dove oggi non si può non prendere atto che i contagi salgono da 6 settimane e un fronte propone di abbassare la quarantena ad un periodo di 10 giorni.

Un “lento e progressivo peggioramento” della situazione dovuto alla circolazione “sempre più rilevante” del coronavirus “in tutto il paese”, con i contagi che aumentano per la sesta settimana consecutiva, la crescita del tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva, l’età media dei malati che torna a salire con i giovani che trasmettono il virus in casa e in famiglia, l’indice Rt che da quasi un mese è costantemente sopra l’1.

Così l’Istituto superiore di Sanità conferma nel monitoraggio settimanale come il virus stia rialzando la testa e avverte: gli italiani devono essere consapevoli del peggioramento della situazione e devono continuare a rispettare “in modo rigoroso” tutte le misure previste. A partire dai tempi della quarantena, sulla riduzione dei quali si atnno facendo aumentare sempre più le perplessità.

“Nessuna decisione è ancora stata presa – conferma il ministro della Salute Roberto Speranza – sono valutazioni che faremo con i nostri scienziati ma va considerato che in questo momento l’indicazione dell’Oms è e resta quella dei 14 giorni”.

La riunione del Comitato tecnico scientifico che dovrà affrontare la questione è prevista per martedì ma l’orientamento prevalente tra gli esperti sarebbe quello di non ridurre le attuali due settimane a 10 giorni.

Il perché di questa linea di estrema prudenza è da ricercare secondo gli scienziati in due elementi: la riapertura delle scuole, un obiettivo prioritario per il governo che però comporterà un’ulteriore impennata dei contagi, e il rischio concreto che riducendo i tempi di quarantena si assottigli la possibilità di individuare i positivi.

Un fattore, quest’ultimo, confermato dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) in un documento basato su 5 differenti studi e che è già sul tavolo del Cts. La riduzione a 10 giorni, dicono infatti gli esperti europei rispondendo ad una specifica richiesta della Germania, “comporterebbe una perdita di rilevamento dei casi sintomatici tra i contatti stretti dei casi confermati di circa il 6%”. Percentuale “abbastanza ampia da avere rilevanza per la salute pubblica in uno scenario in cui il livello di esposizione è alto (come la quarantena dei contatti stretti)”.

A questi due motivi se ne aggiunge un terzo, i numeri. Nelle ultime 24 ore si sono registrati altri 1.616 nuovi casi, con mille malati in più in un solo giorno e i ricoverati in terapia intensiva che continuano ad aumentare e ora sono arrivati a 175 mentre un mese e mezzo fa erano fermi a 38.
Stabile, invece, l’incremento delle vittime: 10 in più, come giovedì.

Ma sono i dati del monitoraggio settimanale a preoccupare. In Italia ci sono 2.280 focolai attivi, 691 dei quali nuovi, e più o meno dal 16 agosto l’indice di diffusione del virus a livello nazionale ha fatto registrare un “lento e costante” incremento attestandosi, nel periodo 20 agosto-2 settembre, all’1,14. Non solo. Ci sono altri due dati che devono far scattare più di un campanello d’allarme: l’età media che si rialza ed è ora a 35 anni, con il 28% dei malati nelle ultime due settimane che ha più di 50 anni – sintomo di una “maggiore trasmissione in ambito domiciliare/familiare con circolazione anche in persone con età più avanzata” – e la crescita dei pazienti ricoverati.

“A livello nazionale – dice l’Iss – il tasso di occupazione in area medica è aumentato dall’1% al 2%” e quello “nelle terapie intensive dal 2 al 3%, con valori superiori al 5% per alcune regioni”. La conclusione degli scienziati è in linea con Speranza: “in questi mesi dobbiamo resistere” dice il ministro. E per farlo non solo vanno mantenute tutte le misure “di prevenzione e controllo già adottate” ma, sottolinea l’Iss, bisogna “essere pronti alla attivazione di ulteriori interventi in caso di evoluzione in ulteriore peggioramento”. Significa chiusure localizzate e una stretta sugli arrivi in Italia, con tamponi e quarantena obbligatoria che potrebbero riguardare anche altri paesi europei, a partire dalla Francia.

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