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sabato 23 Gennaio 2021

Coronavirus, come stanno le cose a Wuhan dopo la pandemia scoppiata a gennaio

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Coronavirus, come stanno le cose a Wuhan dopo la pandemia scoppiata a gennaio

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Coronavirus: a Wuhan il virus non è debellato. Occorre essere precisi nelle definizioni per non cadere nelle semplificazioni erronee. Il ritorno alla normalità è sì più vicino, ma per Wuhan non è ancora tempo di abbassare la guardia.

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Per la prima volta dal 23 gennaio, agli 11 milioni di abitanti sarà permesso dall’8 aprile di viaggiare e di lasciare la città, dopo il primo via libera della scorsa settimana ai flussi in arrivo.

I residenti dell’epicentro della pandemia del Covid-19 sono però stati avvisati sulla necessità di rafforzare “le misure di auto-tutela”, restando a casa ed evitando di uscire se non per necessità al fine di scongiurare la ripresa dei contagi.

In un comunicato postato sul sito della città, il segretario del Partito comunista locale Wang Zhonglin ha ammonito che “il rischio di rimbalzo della pandemia resta alto a causa di fattori interni ed esterni”: ragioni più che sufficienti per “mantenere le misure di prevenzione e controllo”.

Pur se sono stati azzerati i nuovi contagi insomma, Wang ha esortato i compound residenziali a restare vigili sul rispetto delle misure contro il coronavirus.

L’allerta arriva mentre la Cina si prepara a onorare i primi “14 martiri” caduti in prima linea nell’Hubei durante la guerra contro il Covid-19. Si tratta di medici, infermieri e poliziotti, tra cui figura Li Wenliang, l’oculista di 34 anni scomparso il 7 febbraio dopo aver contratto il virus, e tra i primi a intuire un collegamento tra le polmoniti anomale di Wuhan e la Sars del 2003.

Il medico provò a parlare ma invece di essere ascoltato, fu redarguito dalla polizia locale per “diffusione di false informazioni su internet”, finendo poi per ottenere un’amara riabilitazione postuma sulla spinta di un’indignazione rimbalzata veloce su internet.

Il programma prevede che domani sia osservato nel Paese un silenzio di tre minuti alle 10 locali (le 4 in Italia): mentre “si solleveranno in aria le sirene e i clacson delle automobili, treni e navi attenderanno in lutto”, ha riferito la Xinhua.

La Cina sembra aver messo sotto controllo la pandemia in due mesi grazie alle misure draconiane adottate, bloccando l’intero Paese, tra produzione e spostamenti. Eppure la leadership comunista resta molto prudente e timorosa di una seconda ondata tra contagi di ritorno e asintomatici, diventati con i dati di giovedì rispettivamente 870 e quasi 1.100, ha comunicato la Commissione sanitaria nazionale.

Solo a Wuhan sono stati trovati 51 nuovi asintomatici, mentre le persone sotto osservazione sono 705: positive al virus, ma senza segnali evidenti.

I timori di nuova ondata sono aumentati quando la contea di 600.000 abitanti di Jia, nell’Henan, provincia a nord dell’Hubei, è stata isolata per i parecchi casi d’infezione.

Anche Singapore, nel giorno del suo quinto decesso e con i casi saliti a 1.049, ha adottato un “salvavita” di un mese.

Malgrado la situazione sia sotto controllo, il premier Lee Hsien Loong ha disposto movimenti limitati allo stretto necessario (spesa ed esercizi fisici nei parchi), incontri di gruppo solo per le famiglie e scuole da mercoledì in modalità e-learning. Uffici chiusi, tranne quelli essenziali.

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  1. E’privo di realismo medico e politico chi afferma che sia possibile fermare il Covid-19 con uno o due mesi di quarantena. Forse, sarebbe stato possibile circoscrivere la sua diffusione isolando totalmente la Cina fin da gennaio 2020. Ora è troppo tardi. Ci sono centinaia di migliaia di casi in decine di paesi; il virus si è diffuso anche tra varie specie animali; ci sono migliaia di “riserve” in cui può sopravvivere per mesi e anni per tornare poi a contaminare interi Paesi in tempi rapidissimi. L’unica cosa da fare è tornare pian piano alla normalità dopo aver prodotto e distribuito milioni di mascherine e dispositivi medicali in pochi mesi per rallentarne la diffusione (ormai inevitabile). I morti saranno comunque milioni in tutto il mondo fino a quando non vi saranno milioni di persone immuni che fermeranno il virus creando una barriera naturale alla sua diffusione. Non credo molto ai vaccini. Son necessari anni per sviluppare un vero vaccino e non un intruglio immesso sul mercato dalle lobby politico-farmaceutiche in pochi mesi con chissà quali effetti collaterali. Restare in quarantena per molti mesi significa distruggere il tessuto economico-sociale, tutte le libertà civili ed aprire la porta a dittature tecnocratiche ben peggiori del Covid-19.

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