Coronavirus: rabbia social per morte del medico che denunciò l’allarme ma fu punito

ultimo aggiornamento: 08/02/2020 ore 13:54

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Coronavirus, una storia che porta con sé anche altre componenti oltre a quelle prettamente cliniche.

Il dott. Li Wenliang aveva scoperto prima di tutti il pericolo della diffusione del virus cinese ma non fu creduto, anzi, fu redarguito di voler causare allarmismo, ed ora che è morto proprio per quel virus il popolo dei social si scaglia contro quella decisione.


Esplode così l’ira sui social cinesi per la morte del medico eroe. E sono le proteste ora ad aver cominciato a circolare come un virus sulla rete. L’hashtag ‘#Dr Li Wenliang è morto’ ha raggiunto in serata più di 1,5 miliardi di visualizzazioni su Weibo, il Twitter in mandarino.

L’emozione per la scomparsa dell’oftalmologo di 34 anni è stata forte e ha risvegliato la voglia di discutere e criticare, anche le autorità, nel mezzo dell’epidemia del coronavirus di Wuhan.

I due hashtag più diffusi in mattinata su Weibo sono stati quelli collegati al medico eroe: #vogliolalibertàdiparola, in particolare, ha vantato un record di milioni di visualizzazioni prima di sparire nelle maglie della censura cinese del Great Firewall.


A poche ore dalla sua morte per il contagio della malattia, gli utenti di WeChat, l’app di messaggistica, hanno espresso cordoglio e rabbia.

Dalla tristezza per la perdita di un “eroe” ai riferimenti al ‘Senti il popolo cantare’ da Les Misérables fino al commento stesso di Li rilasciato al magazine Caixin: “Una società sana non dovrebbe avere una sola voce”.

Ma anche questo è finito poi sotto la pressione della censura.

Molti netizen hanno passato la notte seguendo il giallo del suo decesso: prima dato per certo, poi diventato uno stato in condizioni disperate e, infine, morto.

Il dottor Li Wenliang era un oculista di 34 anni, lavorava in ospedale, e per primo si era accorto di un’anomala diffusione di polmoniti gravi ancora a dicembre.

Per primo ipotizzò che la causa potesse essere un nuovo virus, così espresse le sue perplessità ma subito arrivò la polizia che lo accusò di diffondere notizie false e allarmistiche.

Poche settimane dopo, come tutti sanno, esplose il numero di decessi e il mondo scoprì il nuovo coronavirus. Il dottor Li Wenliang fu scagionato e tornò a lavorare nel suo ospedale ma dopo avere visitato una paziente che poi risultò positiva al nuovo coronavirus, iniziò a sviluppare una grave infiammazione delle vie respiratorie.

Il dottor Li Wenliang fu trovato positivo al coronavirus e, prima di morire, raccontò la sua storia sui social network cinesi.

Su internet restano ancora uno screenshot con il post del Global Times che dà il medico morto il 6 febbraio quando era ancora vivo, e quello del Wuhan Central Hospital sulla conferma ufficiale della scomparsa, datato 7 febbraio.

Tra i vari commenti su Weibo e WeChat, ce ne sono alcuni con la chiamata a scendere in strada (“contro la gestione della crisi”) e altri con allusioni poetiche sulla fallacia del Partito comunista cinese, in gran parte stoppate dal Great Firewall.

“Li è un eroe e ha messo in guardia gli altri sacrificando la sua vita”, ha scritto uno dei follower del medico di Wuhan, morto in piena notte alle 2:58 (le 19:58 di giovedì in Italia), secondo il referto ufficiale.

Altri commenti sono molto più pesanti: “Quei grassi funzionari che vivono con il denaro pubblico possano morire per una bufera di neve”, ha scritto un netizen in un post, subito oscurato.

In serata, invece, l’agenzia Xinhua ha dato conto dell’omaggio del governo municipale di Wuhan al coraggioso oculista: sarà “compensato” dall’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro con un indennizzo totale di oltre 800.000 yuan (circa 114.000 dollari) per il funerale e le altre spese, a favore dei familiari.

L’Ufficio comunale per le risorse umane e la previdenza sociale di Wuhan verificherà anche il pagamento della pensione per i suoi parenti a norma di legge.

Tutti temi finiti poi nelle chat di discussione.

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