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Contributo di Accesso e documenti: cosa fare quando ci fermano per un controllo?

Contributo di accesso e documenti di identità: cosa fare quando un Agente della polizia municipale od una guardia giurata ci ferma per un controllo?

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L’approvazione da parte del Comune del Regolamento per l’istituzione e la disciplina del contributo di accesso a Venezia e delle recentissime norme attuative ha fatto sorgere molti interrogativi e, in particolare, ha aperto un dibattito sull’interpretazione delle norme che prevedono la facoltà degli accertatori del Comune (Polizia Municipale o guardie giurate incaricate) di fermare le persone per effettuare i controlli.

Vediamo quindi di fare un po’ di chiarezza a proposito di quanto prevede la Legge circa i controlli da parte degli Agenti di Polizia municipale e delle guardie giurate.

Siamo obbligati a dichiarare le nostre generalità e ad esibire la Carta d’identità?

Gli Agenti possono effettuare il controllo del pagamento del contributo e degli eventuali titoli per l’esenzione; per effettuarlo debbono accertare la nostra identità e noi siamo tenuti a dichiarare le nostre generalità (nome, cognome, data e luogo di nascita, residenza).

Tuttavia, l’obbligo di dichiarare le generalità non implica quello di esibire documenti quali la carta di identità, come chiarito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 42808/17 del 19 settembre 2017.

L’obbligo di esibire alle forze dell’ordine il documento di identità esiste (lo prevede l’art. 294 regolamento di esecuzione del Testo Unico Leggi di Pubblica Sicurezza – TULPS), ma solo se l’abbiamo con noi; la dimenticanza non è reato, se non per soggetti pericolosi o sospetti già destinatari di un ordine specifico (art. 4 TULPS), ai quali l’autorità di pubblica sicurezza ha facoltà di ordinare che le persone pericolose o sospette e coloro che non sono in grado o si rifiutano di provare la loro identità siano sottoposti a rilievi segnaletici.

Non sembra questo il caso del pacifico cittadino che venga in visita a Venezia senza aver pagato il contributo di accesso e senza avere scaricato il Qr code.

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Il cittadino straniero, però, è sempre tenuto ad esibire comunque il passaporto o di altro documento di identificazione e del permesso di soggiorno o di altro documento attestante la regolare presenza nel territorio dello Stato.

Siamo dunque tenuti a dichiarare immediatamente agli Agenti le nostre generalità; a quali conseguenze andiamo incontro se ci rifiutiamo?

L’articolo 651 del codice penale stabilisce che “Chiunque, richiesto da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni rifiuta di dare indicazioni sulla propria identità personale, sul proprio stato, o su altre qualità personali, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a euro 206”.

Evidenziamo peraltro che, essendo il rifiuto di dichiarare le proprie generalità un reato di natura contravvenzionale, è possibile estinguere il reato trasformando l’illecito penale in illecito amministrativo attraverso la cosiddetta “oblazione”, ossia pagando la somma di euro 103, pari alla metà della sanzione massima stabilita dalla legge.

Siamo passibili di perquisizione o di fermo se non dichiariamo le generalità?

Gli Agenti hanno il potere di accertare eventuali infrazioni e di redigere il relativo verbale, per la qual cosa possono invitare il cittadino ad esibire i titoli, ad esempio la ricevuta di pagamento od il Qr code che attesta l’esenzione dal contributo di accesso.

Non hanno, però, il potere di perquisirci o trattenerci con la forza, entrare in casa nostra o portarci al comando contro la nostra volontà, poiché non stiamo commettendo un reato ma un semplice illecito amministrativo.

Se ci ferma una guardia giurata, inoltre, è nostro diritto chiedergli di esibire il documento che attesti la sua delega all’accertamento del pagamento del “contributo di accesso”.

In conclusione, gli Agenti della Polizia Municipale e le guardie giurate possono chiederci di esibire la ricevuta di pagamento del contributo di accesso a Venezia od il Qr code che giustifichi l’esenzione; qualora ne fossimo sprovvisti, redigeranno un verbale per la sanzione amministrativa, indicando le generalità che noi siamo tenuti a dichiarare senza dover necessariamente esibire la carta d’identità.

Se, poi, ritenessimo che quel verbale sia illegittimo, per vari motivi, potremo impugnarlo dinanzi all’Autorità giudiziaria.

Avv. Luca Azzano-Cantarutti  , Avv. Giulia Azzano-Cantarutti

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Avv. Luca Azzano-Cantarutti Avv. Giulia Azzano-Cantarutti
Avv. Luca Azzano-Cantarutti Avv. Giulia Azzano-Cantarutti
Luca Azzano-Cantarutti , avvocato con abilitazione al patrocinio avanti la Corte di Cassazione e le Magistrature superiori. Già parlamentare. Nel 1990 fonda lo Studio Legale Azzano-Cantarutti & Associati, con sede in Venezia, San Marco 3911, ed altra sede in Adria.
Giulia Azzano-Cantarutti è Avvocato, fra i più giovani in Italia a conseguire l'abilitazione, cura in particolare il diritto di famiglia e delle successioni.
Per contatti : segreteria@acstudiolex.it
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4 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. Limitare l’accesso ai “gruppi organizzati” è proprio una mossa geniale. Dopotutto, chi vuole manifestare dovrebbe essere come un esclusivo membro di un club segreto, giusto? E poi, perché fermarsi qui? Potremmo anche introdurre una quota d’iscrizione e un dress code per le proteste. Magari un abito elegante e un paio di guanti bianchi per dimostrare quanto siamo seri riguardo alla libertà di espressione. E chi non indossa il cappello a cilindro non può partecipare!

    Scherzi a parte, capisco la tua frustrazione. La limitazione della libertà è sempre un argomento delicato. Speriamo che qualcuno trovi davvero una soluzione che rispetti i principi costituzionali e dia spazio a tutti coloro che desiderano manifestare. Nel frattempo, forse possiamo organizzare una protesta contro le restrizioni alle proteste?

  2. Adesso, vogliono mettere l’accesso ai “gruppi organizzati”, e quindi letteralmente limitando l’accesso a chi vuole manifestare. Ergo un altro diritto costituzionale, e non solo costituzionalmente scritto, violato. Spero davvero che, prima o poi, qualcuno trovi il modo di mettere dei paletti ben rigidi a questa limitazione della libertà, perché a questo punto non è una questione di prezzo, ma di principio.

  3. Si cita l’art 16 della costituzione (fonte Senato della Repubblica Italiana):

    “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche [cfr. art. 120 c. 2, XIII c. 2].
    Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge [cfr. art. 35 c.4].”

    Ora, si capisce che il “salvo” è il turning point.

    Salvo 1: sanità, leggi covid, leggi Commissione Parlamentare di inchiesta e qualche sentenza sparsa già contro.

    Salvo 2: pur comprendendo che “in via generale” è sufficientemente ampia da far passare tutto (certo vale anche
    il contrario), mi si spieghi come la definizione “motivi di sicurezza” possa essere:

    1- applicata con regolarità ad una serie di periodi temporali che coprono tutto un anno
    2- si applichi ad una intera città
    3- siano regolati (bypassati) da un bligietto di 5 euro (un fiorino!)

    Siccome l’art.16 non include altre motivazioni, la leggicciuola fatta dal socialista uscente di turno è (a mio parere) banalemente illegittima, pure pericolosa se applicata al territorio nazionale (un fiorino!!). Nell’art 16 non si convengono motivi di convenienza (ghe xe troppa gente qua, qua dove?), nè sono
    ammissibili opportunità commerciali (femo do sghei).
    Poichè io non ho il potere di deciderlo, al primo agente di polizia o (peggio) guardia giurata (ne è titolata?), mi prendo
    la mia sanzione amministrativa e la impugno davanti al giudice di pace, senza avvocato.
    Peraltro, sapete che c’è, il giudice di pace può anche dare pareri sulla costituzionalità.
    Poi, scusate la domanda impertinente, io capisco (limitatamente) gli eventi speciali, ma usare con regolarità
    una polizia privata per controllare i cittadini non è un tantino pericoloso? Chi sceglie questi agenti che se ne girano armati?
    A chi rispondono? Quanto ci costano? Si può fare?
    Peronalemnte non credo, credo, invece, che questa continuo abbassare la testa a libertà violate che si vede dal 2020 in poi, sia il sintomo di un male importamte al tessuto civile di questo paese.
    Bisogna altresì ricordare che disobbedire ad una legge inguista è un dovere.

  4. Vado a Venezia più volte all’anno, vedere e osservare creazioni di costruttori e architetti di una epoca che oggi mancano. è giusto che pagano il ticket quelli che vanno divertirsi e fare selfie e non vedono oltre cose di valore che hanno palazzi chiuse, musei e che ogni mattone ha una storia infinita….saluti a redazione mm13

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