Conte, rimpasto e fantapolitica

ultimo aggiornamento: 16/07/2020 ore 10:43

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Anche Conte cede: prime riaperture dal 27/04

“E’ bravo, ma ha anche fortuna”. A metà mattinata di mercoledì, nel cortile di una Camera affollata per le comunicazioni del premier in vista del Consiglio Ue, una fonte di governo riassume così l’ultima prova di equilibrismo di Giuseppe Conte prima della pausa estiva.

Una prova superata a ridosso dell’alba, che si preannunciava come la più difficile: perché sul dossier Aspi il premier era atteso al varco non solo da Iv e Pd ma anche – e soprattutto – dal M5S e da Luigi Di Maio.


Ma la bozza di accordo con i Benetton, alla fine, trova tra i primi applausi proprio quelli degli “ortodossi” del Movimento. E’ un plauso con cui, automaticamente, Conte si blinda di fronte al “vulcano” pentastellato e in vista di un settembre che si preannuncia a dir poco tempestoso, con all’orizzonte lo scoglio del Mes e l’ombra del rimpasto. Già, perché se Conte è blindato, automaticamente, rischia di non esserlo la squadra di governo.

Il rimpasto resta operazione difficile anche e soprattutto per la fragilità del castello governativo. Ma nei corridoi dei parlamentari già circolano i nomi dei ministri potenzialmente nel mirino: da Nunzia Catalfo a Lucia Azzolina fino a Paola De Micheli, che con la lettera del 13 marzo filtrata alla vigilia del Cdm su Aspi non ha solo irritato Conte e il M5S ma – raccontano – anche una parte del Pd.

Il sudoku del rimpasto, al momento, è relegato alla fantapolitica. Ma è vero che, nel rinvio dell’accordo sulle presidenze delle commissioni, ha avuto un suo peso. Ed è vero che,essere a capo di un dicastero quando arriverà la pioggia di soldi dell’Europa fa gola un po’ a tutti.


Nel rimpasto, tra l’altro, “rischia” di essere coinvolto anche Nicola Zingaretti. Lui, finora, ha sempre evitato l’ipotesi. Ma a settembre, di fronte ad una nuova ondata di tensioni interne al Pd, tutto può succedere. Un mese, settembre, che anche dalle parti del Colle è cerchiato con il rosso.

Non a caso fonti del Quirinale descrivono il presidente Sergio Mattarella come sollevato dall’accordo con Aspi dopo che, nelle ore scorse, al Colle si vigilava con attenzione ad un esito della trattativa che non avesse conseguenze sul governo.

Il Movimento, nel frattempo, incassa l’accordo targato Conte-Gualtieri con diverse sensibilità. Se “i contiani” esultano il metodo della trattativa, a diversi, non è piaciuto. “Siamo stati tenuti all’oscuro di tutto. La trattativa l’hanno condotta da giorni Conte e Gualtieri”, spiega un’autorevole fonte del Movimento nelle stesse ore in cui lo staff di Di Maio smentisce le accuse da parte del ministro degli esteri al premier balzate sui giornali del mattino. Una smentita che, chi ha dimestichezza con Palazzo Chigi, giudica, con un filo di ironia, come una piena conferma.

Di Maio, raccontano fonti a lui vicine, ha sempre visto la trattativa con “realismo”. Non spingendosi mai alla revoca ma, ancora oggi a tarda sera, mantenendo una certa prudenza sulla praticabilità dell’intesa. E su questa scia l’ipotesi di un “duello” tra Conte e Di Maio torna d’improvvisa attualità, alla vigilia di quelle Regionali dove, sull’alleanza con il Pd Conte la vede in un modo e una parte del M5S in un altro.

Per Zingaretti, l’accordo su Aspi è sì un modo per blindare Conte ma con un corollario: che arrivi finalmente la spinta ad un’alleanza organica, “contro le destre”, tra dem e Movimento. Alleanza che, tuttavia, non solo tra i Cinque Stelle ma anche nel Pd in diversi non vedono di buon occhio.

Zingaretti punta ad un accordo non solo in Liguria – dove si avvicina un’intesa su Ferruccio Sansa ma, a quel punto, senza Iv – ma anche nelle Marche e in Puglia. Ma lo stallo permane. E, in ogni caso, un’eventuale alleanza nei territori dovrebbe passare per il voto su Rousseau, come lo stesso Davide Casaleggio ha spiegato nella sua ultima sortita romana. Conte, nel frattempo, guarda all’esito di un intesa che, sottolineano fonti governative, ha tra l’altro fatto anche balzare in Borsa Atlantia.

E il premier, dopo aver superato il primo scoglio parlamentare sul Mes, si concede a sera addirittura ai selfie dei curiosi. Ma l’ombra del fondo Salva-Stati è solo rimandata a settembre: allora, per Conte, “conquistare” l’ortodossia dei Cinque Stelle sarà ben più difficile.

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