Cazzago di Pianiga, come altrove, dopo tornado la gente si tira su le maniche

ultimo aggiornamento: 10/07/2015 ore 06:30

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cazzago di pianiga dopo tornado

Cazzago di Pianiga è uno dei centri della Riviera del Brenta maggiormente colpiti dalla furia devastante di una tromba d’aria che portava con se’ raffiche di vento tra i 200 e i 300 chilometri/ora. Oggi la vita lì scorre paradossalmente come non fosse successo nulla: gente che fa la spesa, la colazione nei bar o corre al lavoro.

Cazzago di Pianiga, naturalmente, è solo alla ricerca di ritorno alla normalità dopo ore di dolore e terrore. Alzando gli occhi, infatti, ci si accorge del disastro, dai vetri delle case in frantumi ai tetti spariti, ai camini mozzati.
Il giorno dopo che gli esperti dell’Arpav hanno definito ‘tornado’, tra i più forti degli ultimi 80 anni in Veneto, è il momento della conta dei danni, che ammonterebbero a diverse decine di milioni, del cordoglio per la morte di un anziano, Claudio Favaretto, 63 anni, travolto dall’onda furiosa del vento mentre era in auto; del bilancio dei feriti e contusi, oltre una settantina, di cui alcuni gravi, ma pare non in pericolo di vita.


E’ il tempo delle richieste di interventi da parte dello Stato come quella avanzata al governo dalla Regione Veneto di dichiarare lo stato di calamità o le proposte di sgravi fiscali o fondi avanzate da più parti per le aree colpite. Il governatore Luca Zaia, che ha decretato lo stato di crisi, ora attende quello di calamità dal Governo; si è sentito in mattinata con il premier Matteo Renzi e ha ricevuto in risposta la disponibilità del governo a intervenire: “mi ha assicurato che ci saranno i fondi”, dice. La giunta regionale, nel frattempo, ha disposto uno stanziamento di sei milioni di euro per le urgenze e i primi aiuti alle popolazioni colpite. Oggi personale del Dipartimento della Protezione Civile, d’intesa con il governatore Zaia, sarà in Veneto per fare il punto sulla situazione creata dall’ondata di maltempo e raccogliere le informazioni necessarie per la deliberazione dello stato d’emergenza da parte del Consiglio dei ministri.

Anche in altre parti d’Italia il maltempo di queste ore ha lasciato i segni e si fa anche lì la conta dei danni, come in Valtellina, dove sono stati colpiti meleti e vigneti pregiati, o alle coltivazioni in Friuli Venezia Giulia.

Nel ‘day after’ di Cazzago, così come negli altri centri colpiti dalla tromba d’aria, c’è un andirivieni di operai, vigili del fuoco, protezione civile, mischiati agli abitanti già all’opera per il ripristino. “I danni sono ingenti. Penso non ci sia necessità di galvanizzare l’entità del danno perché è visibile ad occhio nudo” sottolinea il presidente Zaia, che ha lasciato in fretta e furia Roma, dove doveva partecipare assieme agli altri presidenti di regione ad un incontro con il Capo dello Stato Sergio Mattarella, per recarsi di persona nell’ epicentro del disastro. Zaia, nel primo giro di perlustrazione a Cazzago prima di altre tappe nelle zone colpite, ha accanto il sindaco di Pianiga, Massimo Calzavara. Zaia entra ed esce dai negozi e dalle case, le cui cicatrici, frutto del cataclisma, sono evidenti.


A poca distanza Villa Fini, un complesso risalente al ‘600, è stata rasa al suolo, ma anche altre ville antiche erette dai patrizi veneziani hanno subito danni, fortunatamente meno ingenti. Gli abitanti della zona non si curano della presenza dei giornalisti, restano a capo chino, indaffarati a rimuovere detriti, spostare masserizie.

Sparsi qua e là, molti giovani, ‘gli angeli delle macerie’. Sono studenti di un liceo, accorsi in massa per faticare gomito con gomito dove serve. I vigili del fuoco (250 i loro interventi) proseguono con i tagli degli alberi pericolanti e nella valutazione delle situazioni più delicate.
“Abbiamo dato la nostra disponibilità – ha detto uno di loro – ma la maggior parte dei cittadini ha voluto arrangiarsi”.
Segno, ancora una volta, di quella di filosofia di vita tipicamente veneta che impone alle persone che vengono poste davanti ad eventi negativi, di tirarsi su le maniche e mettersi a lavorare per ricostruire in un dignitoso silenzio.

Paolo Pradolin

10/07/2015

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