Carola Rackete della Sea Watch, con grandezza d’animo saprai affrontare le iniquità dei “decreti sicurezza”

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Carola Rackete della Sea Watch, con grandezza d’animo saprai affrontare le iniquità dei “decreti sicurezza”

Ecco, ho visto bene, con amarezza ed altrettanta delusione il “quasi speronamento” della Sea Watch ai danni della motovedetta della Finanza.
Nessun dubbio: questo è un crimine, mentre quello della nave di Costa Crociere a Venezia era frutto di imperizia nautica.

Intanto continua l’orrendo disegno di chi favorisce la fuga dalla miseria e dalle guerre sino ai lager libici e poi spinge, talvolta costringe, quei disperati in mare perché tanto, si sa, poi verranno soccorsi da noi italiani, brava gente.

Bravi sì a salvarli dal naufragio, assai meno quando nei centri di accoglienza chi li ospita porta il nome di Carminati, Buzzi, Odevaine e compagnia brutta: “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno” rideva Buzzi, intercettato dai Carabinieri nel 2013.

Soccorrere chi non ha speranza, prima e dopo, è doveroso mentre è inumano l’odio aizzato e malignamente guidato contro di loro. Ma salvarli non comporta l’obbligo di mettere a rischio altre vite umane, capitana Carola Rackete.

Poi sì, capisco la sua stanchezza e la ribellione dopo tanti giorni di attesa con le sofferenze (tali sono, non semplici disagi) dei migranti a bordo, due volte disperati, sempre sotto i suoi occhi.

E quando chi potrebbe e dovrebbe ascoltare quel corale grido di dolore invece sprezzantemente lo irride (Salvini in Italia e molti, troppi altri ministri leader in Europa), ecco sì, si perde la testa, si speronano le motovedette della Guardia di Finanza.

Le leggi contro i migranti sono inique, perché colpiscono le vittime, loro, i disperati, non chi è causa ed origine dalla loro disperazione. Allora, che fare? Esistono grandi esempi nella storia di chi si ribellò contro l’ iniquità delle norme, pagando di persona perché la protesta silenziosa, quella di chi ha coraggio ed animo forte, ha una lunga eco che non si spegne nel tempo.

Socrate, Gandhi, Danilo Dolci e in tempi per noi più recenti Marco Pannella con i loro scioperi della fame, indicarono la via da percorrere. Nelson Mandela, accettando decenni di prigionia, parimenti.

Non ti conosco capitana Carola: ma io voglio credere che con grandezza d’ animo saprai affrontare le iniquità dei “decreti sicurezza” (quale e di chi?). E parimenti con te quei politici che con la loro presenza a bordo avallarono la necessità della forza fisica contro la legge del taglione.

Quanti lo sperano con me?

PAOLO ANGELO NAPOLI
Bovezzo (Bs)

Riproduzione Riservata.

 

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