Su la maschera, è Carnevale a Venezia. Di Cesare Colonnese

ultima modifica: 08/02/2015 ore 19:29

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Sorridi davanti allo specchio che silenziosamente ti guarda e pare acconsentire. Senti un po’ di emozione, una sensazione vaga e lontana che non ti accompagnava da tempo.
Ti aiuta un bicchiere di vino bianco che una volta completato il trucco, ingerisci a denti stretti e in un sorso solo, come fosse una medicina cattiva. Ti aspettano giu’.

Una spruzzata del tuo profumo preferito. I guanti neri, un sacchettino mal cucito dove mettere i soldi che porterai con te. Le chiavi di casa, le sigarette e l’accendino e poi, chiusa la porta inizi a scendere le scale velocemente con la fretta di scoprire se gli altri ti riconosceranno oppure no.
Ti prude un occhio, ma la sola cosa che puoi fare e’ grattarti pian piano col mignolo nella speranza di non cancellare quella sfumatura di grigio che ti e’ costata trenta minuti di lavoro.

Così, avvolto nel tuo mantello nero che stringi intorno a te per non sporcarti di muro, aprendo il portone metti il tacco della scarpa sul masegno sotto lo scalino e pensi: ecco, e’ fatta!

Carnevale per te comincia in quel momento! Ora puoi andare in Piazza. Qualunque sia il tuo programma, per prima cosa devi andare in Piazza. E’ prassi. Uno spritz al Florian, in piedi perche’ costa meno. Una seduta al Florian e’ roba da turisti o da benestanti. Entri con passo deciso e sorridente.

Un mantello nero ben stirato, una Baùta bianca ed un tricorno lasciano intravedere i tuoi occhioni scuri che scrutano come fossero uno scanner chiunque ti passa a fianco o ti guarda. Non saluti, non chiami. Nemmeno chi conosci da sempre.

Il clima e’quello dei giorni lontani, dei Carnevali di un tempo. E’ un clima che tu riconosci anche se non c’eri. Lo hai letto nei libri. Venezia fortunatamente non l’hanno potuta cambiare, altrimenti il progresso, gli interessi, gli uomini, avrebbero distrutto anche tanta meraviglia.

Qualcuno dei tuoi vicini ti riconosce e ti chiama, un po’ per dispetto, per cattiveria, quasi a voler deludere le tue aspettative di poter rimanere in incognito. Sembri un’onda. Con te trascini un aria profumata, un odore di cipria bianca mescolata al tuo profumo che diventeranno l’essenza del tuo Carnevale, quell’essenza che ogni qualvolta ti ricapitera’ di sentire nella vita, rimpiomberai ovunque ti trovi nel bel mezzo di un Carnevale veneziano.

Siamo fatti di ricordi. Piu’ passano gli anni e piu’ si accatastano ricordi nella nostra mente. Noi uomini custodiamo nella memoria attimi e odori che se ne stanno lì, latenti, sempre pronti a scatenare in noi vivi attimi di vita vissuta che credevamo morta. Morte. Una parola che ci terrorizza, che ci fa scappare. Ma il vissuto non e’ mai morto, e’ solo trascorso. Il vissuto e’ vivo in noi, e alle volte un profumo, un gusto, un odore possono farcelo improvvisamente rivivere come fosse il nostro presente. Questo ci e’ di grande aiuto, anche quando perdiamo le persone care e crediamo di impazzire, non impazziamo, ma ci ancorìamo a ricordi, profumi, vita vissuta. Lo facciamo in silenzio, senza parlarne. Custodiamo in uno scrigno le nostre sensazioni che proteggiamo gelosamente ed anche per questo non ne parliamo. Un odore in un preciso istante e…

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