Batterio killer in ospedale, una minaccia che sembra tratta da un film giallo piuttosto che dalle cronache dell’attualità. Invece, ad oggi, sono circa 10mila i pazienti operati nelle cardiochirurgie del Veneto “potenzialmente interessati” che verranno contattati per valutare eventuali approfondimenti clinici da quello che è stato definito il batterio killer presente in uno strumento per cardiochirurgia malfunzionante.

Questa la decisione del gruppo tecnico della Regione Veneto “per la prevenzione e la gestione delle infezioni in soggetti sottoposti a intervento cardiochirurgico” in relazione alla vicenda del Mycobacterium chimaera, il “batterio killer” contenuto nei macchinari dell’azienda che ha provocato 16 casi di infezione (di cui 14 in Veneto) con 6 decessi.

I pazienti interessati riceveranno una scheda informativa contenente le informazioni sui sintomi e l’indicazione dei numeri di telefono da contattare per qualsiasi evenienza e per gli eventuali approfondimenti clinici necessari.

Il gruppo tecnico sottolinea anche che “i macchinari presenti nelle cardiochirurgie di tutti gli ospedali veneti sono già stati messi in sicurezza e, in alcuni casi, sostituiti” e che “la Regione Veneto si sta tutelando nei confronti della Ditta produttrice”, in quanto il batterio killer “sembra essersi annidato già nel sito di produzione del dispositivi, quindi antecedentemente all’installazione in sala operatoria”.

La Regione Veneto, in caso di provvedimenti giudiziari, ha annunciato che chiederà di essere ammessa come parte civile.

Il caso è esploso dopo il decesso di un medico con molta probabilità a causa del microbatterio Chimera. Era stato il medico stesso a raccogliere informazioni sull’infezione e a divulgarli finché ha potuto. Poi il decesso e l’esposto alla Magistratura anche per il fatto che la ditta che produce il macchinario per la circolazione extracorporea aveva allertato i propri clienti del rischio in aprile 2015, ma solo nel maggio 2017 l’Ulss vicentina chiese di sostituire l’apparecchiatura.

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