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domenica 07 Marzo 2021
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Ape per la pensione anticipata, tutte le regole

Ape per la pensione anticipata, tutte le regole

L’anticipo di pensione (Ape) potranno chiederlo dal prossimo maggio coloro che hanno compiuto 63 anni. Sono previste due forme di Ape.
La prima è «agevolata»: un «reddito ponte» a carico dello Stato, senza penalizzazioni per importi fino a 1.350 euro lordi. Ne hanno diritto disoccupati con 30 anni di contributi, chi svolge attività gravose da almeno 36 anni, invalidi e lavoratori con disabili a carico. L’Ape volontaria prevede invece penalizzazioni pari al 4,5% medio per ogni anno di anticipo.

Proteste della Cgil per l’innalzamento della quota (inizialmente prevista di 20 anni di contribuzione) a 30-36 e manovra che viene chiamata da Calderoli “Il libro dei sogni di Renzi”. Ma questo è l’impianto del nuovo piano pensionistico del governo presentato venerdì.

Un tetto di reddito pari a 1.350 euro lordi al mese e almeno 30 anni di contributi versati (se disoccupati o disabili) e 36 anni (se impegnato in un lavoro faticoso) per accedere alla cosiddetta Ape agevolata, l’anticipo pensionistico che, attraverso un reddito ponte, sarà a carico dello Stato e che verrà estesa ad edili, maestre d’asilo e alcune tipologie di infermieri.

Queste le principali novità emerse dal confronto tra il governo, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini, e i sindacati sul pacchetto previdenziale che oggi entrerà nella legge di Bilancio 2017.

Le risorse per le pensioni dovrebbero ammontare a circa 1,5-1,6 miliardi di euro per l’anno prossimo, 6 miliardi di euro nel complesso – come già emerso in occasione dell’intesa del 28 settembre – in tre anni.

L’Ape (anticipo pensionistico) partirà il prossimo primo maggio.
Se l’Ape social sarà a costo zero per chi ne usufruirà, l’Ape volontaria, come ribadito al tavolo, avrà una rata di rimborso pari a circa il 4,5-5% per ogni anno di anticipo sulla pensione, possibile dall’anno prossimo a 63 anni di età (con un anticipo massimo di 3 anni e 7 mesi rispetto all’età di vecchiaia).

In particolare, a poter beneficiare dell’Ape social saranno i disoccupati, i disabili ed i parenti di primo grado (familiari conviventi) impegnati nel lavoro di cura di un disabile: a loro serviranno 30 anni di contributi per accedervi; oltre a questi, i lavoratori impegnati in attività gravose, platea che comprenderà anche gli operai dell’edilizia, le maestre della scuola d’infanzia, alcune tipologie di infermieri (come quelli di sala operatoria) ed i macchinisti e autisti di mezzi pesanti: per loro saranno necessari 36 anni di contributi (gli ultimi 6 dei quali effettuati nell’attività gravosa).

Pensioni e Ape social sono un capitolo nel quale “stiamo lavorando al meglio per trovare un punto di equilibrio”, afferma il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.

I sindacati apprezzano “lo sforzo” fatto con il governo di individuare le categorie da inserire nei lavori gravosi, sulle quali auspicano che non si facciano “passi indietro”. Ma chiedono che da un lato il tetto di 1.350 euro venga alzato e dall’altro che gli anni di contributi necessari (30-36 anni) per l’Ape social venga abbassato.

Sono troppi, afferma la Cgil, e ad essere penalizzate saranno soprattutto le donne, che più degli uomini hanno carriere discontinue: vuol dire “aver inventato all’ultimo giro dei criteri per escludere”, attacca Camusso, con “nuove barriere, una di 30 e una di 36, per ridurre la platea”.
E poi, va avanti, “non è vero che ci sono le risorse che ci avevano raccontato e si introduce un’ulteriore discriminazione in un sistema pensionistico che ne ha già troppe”.

Dalla Cisl si punta a sottolineare che “la discussione è aperta, andremo avanti col nostro lavoro, un bel pezzo è già stato fatto, altro è in cantiere”, afferma il segretario generale Annamaria Furlan.

Giudizio positivo da parte di tutti i sindacati, invece, sui lavoratori precoci (coloro che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni) che potranno accedere prima al pensionamento con 41 anni di contributi se disoccupati, disabili, impegnati in lavori di cura o gravosi (le stesse categorie dell’Ape social).

E’ “importante che sia passato il principio che con 41 anni di contributi si possa andare in pensione”, sottolinea il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti.

Mario Nascimbeni | 15/10/2016 | (Photo: repertorio) | [cod apepe]

Data prima pubblicazione della notizia:

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