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lettere. Ma quale pensione anticipata, si tratta di un prestito ponte

matteo renzi presidente napolitano

Ma quale pensione anticipata, si tratta di un prestito ponte, un prodotto finanziario delle banche!”

A seguito del confronto avviato presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in data 24 maggio 2016, Governo, CGIL, CISL e UIL con il presente verbale sintetizzano gli elementi di fondo emersi nel corso di una discussione approfondita.

Con queste affermazioni e firme sottostanti, si e’ sancito in questi giorni l’ennesimo asse governo-regime/sindacati concertativi. purtroppo si continua a legittimare l’attacco al mondo del lavoro e i diritti dei lavoratori, conquistitati sul campo con decenni di lotte, di scioperi, di sacrifici, di morti e di sangue.

NULLA E NIENTE e’ stato concesso, tutto invece, purtroppo viene ora barattato, o svenduto, con la farsa come in questo caso, che addirittura siano azioni di favore verso i lavoratori.

Spieghiamo bene cos’e’ l’ Ape (anticipo pensionistico): non e’ nessun favore ai lavoratori, ma solo una toppa gia’ sgualcita per riparare , a spese dei lavoratori stessi, l ‘atrocita’ della legge Fornero che e’ entrata a pieno regime quest’anno elevando l’età pensionabile da 63 a 66 anni e sette mesi, mantenendo al lavoro chi, per eta’ dovrebbe meritarsi la quiete della pensione, e non l’aumento vertiginoso di ritmi, di tempistica e di carichi di lavoro (si pensi ai mestieri “usuranti”, turnisti, ai cicli continui ecc).

Tra l’altro questa perversa volonta’ di non concedere piu’ la pensione se non a chi arriva moribondo o acciaccato alla fine dell’eta’ lavorativa, impedisce l’assunzione di giovani, ovvero il serpente che si morde la coda da solo…

APE, non come atto di bonarieta’ e generosita’ del Governo, ma necessaria “CAMPAGNA PROMOZIONALE” (a spese del pensionando stesso) per convincere all’uscita un po’ di anziani con conseguente e salutare ingresso di qualche giovane (il 40% sono disoccupati!!!!).

E veniamo ai vari modi con cui si concede questo “FLUSSO FINANZIARIO PONTE” , che non e’ purtroppo come scritto dai mass media un anticipo pensionistico , rispetto alla criminale eta’ stabilita’ dalla LEGGE FORNERO.

Lo dice la parola, flusso finanziario ponte, ovvero un vero e proprio prestito, una operazione finanziaria che agevolera’ le banche e le assicurazioni, mettendo nel ruolo di debitore, con INTERESSI COSPICUI, il lavoratore.

La prima tipologia e’ QUELLA CHE DIFFICILMENTE verra’ riconosciuta, “Ape AGEVOLATA” (legata comunque non solo al reddito, ma si vocifera a tutta una serie di situazioni, compreso la proprieta’ di immobile e altro ecc): il lavoratore over 63 andrebbe in pensione senza pagare nulla, ci penserebbe lo Stato tramite l’Inps. Una opportunità riservata ovviamente solo agli “svantaggiati” (disoccupati, “usurati”, esodati, disabili o con un disabile nel nucleo familiare, ecc).

Ma nemmeno a tutti costoro, solo a quelli il cui assegno pensionistico raggiungerà “un limite prefissato”, c’è scritto nel testo dell’accordo, al momneto indefinito ovviamente.
Il governo aveva parlato di 1.500 lordi; al tavolo di discussione ha invece presentato un testo in cui fa rifermento al massimale Naspi (assegno di disoccupazione), ovvero 1.300 euro.

Alla fine non hanno messo cifre ma appunto un limite da fissare in un secondo momento, ovvero intanto firmate l’accordo, poi decideremo, che poi e’ il leit motiv di una miriade di accordi in questi ultimi tempi: ovviamente arriva sempre la SORPRESONA FINALE, negativa per i lavoratori.

Segue poi l’ ”Ape aziendale”. Se l’azienda ristruttura, è in crisi, ecc, si farebbe carico anche del 40% del carico monetario (il resto ce lo mette lo Stato); ovvero ti paga lei la pensione – tramite Inps – per il periodo di anticipo (da uno a tre anni e sette mesi).

Per il lavoratore, dunque, non cambia niente? No. Ci rimette comunque una percentuale fissa per ogni anno di anticipo, ovvero riceverà a vita una pensione più bassa (tra i 100 e i 200 euro al mese in caso di assegno pensionistico atteso di 2.000 euro lordi, ossia 1.500-1.600 netti) e resta sempre l’incognita della fattibilita’ di questo acccordo, con aziende in crisi che si accolleranno costi aggiuntivi sarebbe come chiedere ad un malato terminale di aiutare gli altri nel volontariato…..

Infine ”Ape volontaria”, che poi’ e’ quella a cui aspirano tanto il governo, i sindacati firmatari cgil cisl uil e le banche,e si riconferma purtroppo l’asse sociale di questo sistema.

E’ totalmente a carico del lavoratore che la richiedesse. La penalizzazionein questo caso sarebbe addirittura doppia.

Da un lato la riduzione dell’assegno pensionistico (circa il 6% per ogni anno di anticipo, quindi in pratica il 20% nel caso del periodo più lungo, 3 anni e 7 mesi) dall’altro La restituzione del prestito (comprensiva degli interessi bancari e degli oneri relativi alla polizza assicurativa, e sara’ molto cara questa cosa) avverrebbe a partire dalla data di pensionamento con rate di ammortamento constanti per una durata di 20 anni.

I giornali mainstream, su questo punto, fanno una confusione tanto totale quanto scientificamente intenzionale. Persino IlSole24Ore, che tecnicamente ci capisce, propone dei casi in cui i due tagli non vengono mai sommati. Dando quindi la sensazione di poter ricevere un assegno pensionistico minore, sì, ma tutto sommato ancora accettabile rispetto all’idea di andare al lavoro ancora per anni.

Prendiamo dunque sul serio un esempio fatto dal giornale di Confindustra: “Paolo”, quadro che andrebbe normalmente in pensione con un assegno di 2.615 euro mensili lordi. Si tratta quasi di una pensione da insegnante con 42 anni di anzianità contributiva, per un assegno netto mensile vicino ai 2.000 euro. In questo caso, calcola IlSole, la pensione netta percepita scende a 1.646 euro mensili. Cui però vanno detratti (cosa che IlSole si guarda bene dal fare) i 465 euro della rata del mutuo con la banca (li tratterrà direttamente l’Inps, comunque).
In pratica, dunque, questo semi-agiato pensionando che stava facendosi i conti con un assegno atteso di quasi duemila euro si ritroverebbe ad arrabattarsi con un mensile da 1.200 euro.

E COSI’, dopo aver toccato il tfr (tributo fine rapporto), che e’ appunto una parte di SALARIO DIFFERITO, riducendolo ad un vero e proprio investimento a rischi azionario, o nei casi meno palesi, obbligazionario , ora la stessa sorte viene riservata pure alle pensioni, che sono anch’esse “salario differito”, cioe’ una quota dello stipendio che non è mai stata incassata dai lavoratori durante la vita lavorativa perché andava accantonata – al pari del tfr – e restituita (UN tempo) alla fine dell’eta lavorativa sotto forma di assegno mensile.

Ribadiremo sempre, la legge FORNERO ha creato una serie di continue e molteplici tragedie,che vanno dalle morti bianche sul lavoro,alla disoccupazione giovanile, ad un clima lavorativo pesante, all’insorgere di malattie e patologie debilitanti, allo sfascio generazionale… e ora alla “truffa legalizzata” di questo PRODOTTO FINANZIARIO PONTE , un mutuo NON agevolato, anzi……

Come con la legge Fornero, anche questo accordo , lo rigetteremo in ogni sede, senza tavoli o firme anche solo di presa d’atto, SIAMO CONTRARI, TOTALMENTE.

PER LA SEGRETERIA Cobas lp VENEZIA
Pescopagano Sandro

01/10/2016

Data prima pubblicazione della notizia:

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