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“Aiuto, correte… sta entrando”. Ragazzina coraggiosa fa fermare il violento

La storia di oggi fortunatamente non è finita in tragedia. Non è accaduto grazie ad una ragazzina coraggiosa che forse ha impedito una strage. Lei, ancora minore, ha preso in mano il telefono ed ha chiamato il 112 mentre il padre, già responsabile di altre violenze nel passato, cercava di sfondare la porta. Ci sono […]

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La storia di oggi fortunatamente non è finita in tragedia. Non è accaduto grazie ad una ragazzina coraggiosa che forse ha impedito una strage. Lei, ancora minore, ha preso in mano il telefono ed ha chiamato il 112 mentre il padre, già responsabile di altre violenze nel passato, cercava di sfondare la porta.

Ci sono sere che sembrano normali, e poi in un secondo sconvolgono lo scenario. Come quella di cui parliamo: una madre in casa con i figli, in un attimo di pace dopo un trascorso di momenti molto difficili. All’improvviso, il rumore di passi, un’ombra familiare, una sagoma conosciuta che non dovrebbe esserci, e l’inizio del nuovo incubo. Questa volta a salvare tutti è stata una bambina. La figlia più grande, ma ancora minorenne, che ha avuto il coraggio della disperazione di prendere il telefono e chiamare il 112 mentre il padre, fuori di sé, tentava di sfondare la porta di casa a pugni e calci.

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Scopri come fare

Era il 15 aprile, ma la vicenda è stata resa pubblica solo ora. I carabinieri della Compagnia di Portogruaro sono intervenuti d’urgenza a Caorle, dove l’uomo di 44 anni, cittadino straniero, stava quasi riuscendo ad entrare con la forza nell’abitazione dell’ex moglie. Era già avvenuto nelle ore precedenti e, al termine di un litigio violento, aveva aggredito la donna, strappandole il passaporto e sottraendole i due cellulari. Le attenzioni della donna erano poi state rivolte ai figli per cercare di recuperare la tranquillità domestica.

Era successo di nuovo, a confermare che in certe situazioni non ci si può aggrappare alla speranza che il violento smetta. Di nuovo c’era stata una scena da brividi: urla, pianti dei bambini, oggetti gettati a terra, una casa messa a soqquadro, colpi e urla. Poi, la fuga dell’uomo. Una tregua in quella guerra, momenti in cui si cerca di recuperare una vita “normale”.

Invece, dopo poco, quei momenti sono frantumati da nuovi colpi alla porta: il violento era tornato. La madre implora di andarsene, i più piccoli piangono, la paura è ovunque. Ma proprio lì, nel cuore del panico, una voce si fa forza ed emerge. La figlia, con le mani che tremano, compone il numero di emergenza 112: “Aiuto… venite, vi prego… sta cercando di entrare… siamo dentro, ho paura…”

I carabinieri arrivano in un attimo. L’uomo è ancora lì, sta sfogando la sua rabbia sul portone con tutta la violenza di cui è capace. Urla. Viene bloccato e arrestato. I militari lo portano via sotto gli occhi della famiglia, ancora sotto shock. Le accuse per lui sono gravi: rapina, per aver sottratto e distrutto beni della moglie, lesioni personali, violazione di domicilio. Ma dietro quelle parole da codice penale c’è molto di più: c’è tutto il carico di paura vissuta da una madre e dai suoi figli, c’è una violenza taciuta e sopportata troppo a lungo.

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Le indagini successive hanno fatto emergere un quadro da lasciare senza parole. Quella del 15 aprile non era la prima volta. La donna non aveva mai sporto denuncia, ma le violenze – verbali, psicologiche, fisiche – andavano avanti da molto tempo. Silenziate, come troppe volte accade, per paura, per vergogna, per non turbare i figli, aggrappandosi alla speranza che possa tornare una “normalità”. Fortunatamente una figlia ha spezzato quella catena.

Il 17 aprile, durante l’udienza di convalida, il giudice ha disposto per l’uomo gli arresti domiciliari, con applicazione del braccialetto elettronico. Una misura che serve a proteggere la donna. Per l’uomo sanzioni ancora più pesanti se “sconfinerà” cercando di avvicinarsi alla donna.

Oggi, nella casa di Caorle, di fondo, nascosta, resta la paura. Ma davanti c’è la consapevolezza che un gesto, quella telefonata fatta da una ragazzina proprio nel momento più difficile, ha fatto la differenza. Ha fermato la furia cieca del violento. Da qui può ripartire la vita della famiglia, guardando al futuro con un po’ più di fiducia.

Paolo Pradolin
Paolo Pradolin
Vice Direttore di questo giornale. Laurea in Psicologia, giornalista e conduttore radiofonico. Una lunga carriera trascorsa tra giornali e radio. Facebook
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