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Affittare con finalità turistiche a Venezia ha visto aumentare la corsa al business nell’ultimo anno. Tra le pieghe delle opportunità, però, si sono scoperti anche eccessi e abusi, come la signora che viveva in garage per affittare la propria casa ai turisti, o come chi affittava quelli che una volta erano magazzini pubblicizzandoli in rete come appartamenti o “residenze”.
A Venezia nel 2023 sono stati scoperti veri e propri “casi limite”, come la signora di Mestre che ha deciso di vivere nel garage per poter affittare tutte le camere del suo appartamento, «disponendo» così di una struttura con 20 letti in più rispetto a quanto autorizzato dai permessi.
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Poi c’era chi dichiarava metà degli appartamenti affittati in uno stesso condominio perché, tanto “Chi vuoi che venga a vedere…”. Qualcun altro ha sistemato magazzini ma anche sottoscala e sgabuzzini per poter inserire letti e aumentare le capienze. Infine, in tempi più recenti, sono state scoperte anche le barche ormeggiate che offrivano servizi di accoglienza turistica.
La ripresa dei flussi turistici a Venezia ha fatto impennare l’offerta di posti letto, ma ha fatto impennare anche i «furbetti» che li hanno ricavati ovunque, perfino nei corridoi, nelle cucine, nei ripostigli e in posti angusti, a volte in condizioni igieniche e sanitarie precarie o carenti.
Naturalmente queste “strutture extra alberghiere” vengono scoperte dai controlli della Guardia di Finanza veneziana. Proprio loro già lo scorso inverno avevano messo al lavoro esperti per creare un algoritmo alla base di un software («Dogale») capace di scovare abusivi ed evasori fra i gestori di locazioni brevi.
La collaborazione con la Polizia locale risulta poi decisiva in fase di controlli e verifiche in un campo che ha visto crescere esponenzialmente l’accoglienza turistica nell’ultimo decennio e, con l’aumento dell’offerta, si sono fisiologicamente moltiplicate le irregolarità. In questo contesto sarebbero, dice il sentimento popolare, da elevare il tetto delle sanzioni perché viene troppo spesso ritenuto che “il gioco valga la candela”.
In due mesi e mezzo (luglio, agosto e metà settembre), con l’impiego di oltre cento baschi verdi e agenti della Locale, sono emerse 31 strutture completamente abusive, per un totale di circa 150 posti letto. Altre otto dichiaravano di affittare, ma molto meno di quello che è stato riscontrato. Scoperte poi le barche, i cosiddetti «boat and breakfast», per il pernottamento dei turisti.
Un altro metodo che funziona per scoprire le irregolarità è quello di chiedere ai turisti dove soggiornano. Così la Finanza è venuta a scoprire – incrociando i dati – numerose irregolarità. Non solo amministrative, come l’omissione della targhetta indicativa della presenza del b&b all’entrata (ne sono state scoperte cento irregolari), ma anche fiscali e penali.
Nel primo caso sono stati scoperti circa cinque milioni di euro non dichiarati dai gestori, che mancavano completamente alla conoscenza delle anagrafi tributarie. Nel secondo, scoperti cinquecento clienti alloggiati non comunicati alla Questura. Quest’ultimo fatto è particolarmente grave dato che ha conseguenze dirette sulla sicurezza.
Per ultimo, esiste il problema di abusivi che impiegano “in nero” addetti alle pulizie, receptionist e addetti al servizio colazione, creando concorrenza scorretta in un momento in cui albergatori e strutture ufficiali si trovano a fare i conti con l’aumento dei costi di energia e delle materie prime. Ma tra locatari esiste una sorta di codice di “solidarietà”, è da escludere dunque che un soggetto ne segnali un altro per pratiche abusive anche se comportano concorrenza sleale. Non è questo il “focus” degli “imprenditori”.
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