Notizia importante? Ricevila subito su WhatsApp!
Clicca qui e iscriviti subitoGratuito, veloce e affidabile. Solo le notizie importanti!
Un brutto manifesto con scritte omofobe affisso sull’edificio esterno del liceo Foscarini, a minacciare la sua stessa storia e alle prese ora con quell’avvertimento inconcepibile “Non passa il frocio!”
Se credi nell’informazione libera di Venezia, puoi sostenerla con il tuo 5×1000.
Scopri come fare
Che sia stata una incosciente bravata o sia partita dalla mente di qualcuno che ha pensato bene di coinvolgere gli studenti e la scuola, lo dirà l’indagine che la Digos sta svolgendo per capire chi li abbia appiccicati quei manifesti a più copie per deridere e offendere gli omosessuali, con scritte razziste quali “Stop alla omomalattia” e altre frasi dello stesso tenore, che gli studenti si sono trovati davanti agli occhi nel momento di entrare a scuola.
Più di un ragazzo li ha fotografati (le immagini erano eloquenti) e ne ha parlato a casa. Immediata la reazione dei genitori che si sono rivolti al preside, del liceo Massimo Zane, che desolato e preoccupato ha dovuto riconoscere la gravità del fatto, tanto esecrabile quanto allarmante. Gli ausiliari del Foscarini li hanno tolti tutti in fretta e furia, per limitare il danno, ma c’è il sospetto che siano stati affissi anche sugli edifici di altre scuole.
Inquietante la scritta sui manifesti di un ipotetico sit-in per venerdì contro le persone di differenti orientamento sessuale: un gesto che a tutti gli effetti è stata giudicato una vile performance, aggravata dal fatto che è andata a coinvolgere ragazzi in formazione, adolescenti alle prese con la propria e altrui vulnerabilità, che proprio a scuola maturano quelle idee che dovrebbero alimentare il rispetto e la tolleranza nei confronti del prossimo.
L’educazione alla differenza è entrata a tutto titolo nelle programmazioni educative delle scuole, ma purtroppo, forse le influenze esterne, il pressapochismo con cui si trattano i problemi, le spinte di stampo razzista, non possono che influenzare negativamente i giovani, che sono bersagliati da informazioni scorrette di cui abbonda e trasferisce “anche” il mondo del web.
Un pensiero angosciante è giunto dal collettivo Stonewall, che opera nell’area della sensibilizzazione e dei diritti Lgbt, preoccupato di questo segnale deprecabile che ha trasmesso un messaggio di odio e insieme di indifferenza, che impensierisce da qualsiasi parte lo si guardi. Che l’idea sia il frutto di “bravate” di ragazzi incoscienti, o di adulti sprezzanti della dignità altrui, rimane la sensazione che di strada da percorrere nel riconoscimento dei diritti, ce n’è ancora tanta da fare.
Andreina Corso
Aggiungi La Voce di Venezia come fonte preferita su Google