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Separazione Venezia e Mestre, il Comune non vuole il referendum

No di Ca’ Farsetti al referendum sulla separazione tra Venezia e Mestre. Ogni tanto riaffiora la minaccia della separazione del Comune di Venezia da Mestre per dire cose vecchie “con il vestito nuovo”, che sempre sono apparse poco utili e convincenti. Sullo sfondo la città d’acqua e di terra, il desiderio di non spezzare quel […]

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No di Ca’ Farsetti al referendum sulla separazione tra Venezia e Mestre. Ogni tanto riaffiora la minaccia della separazione del Comune di Venezia da Mestre per dire cose vecchie “con il vestito nuovo”, che sempre sono apparse poco utili e convincenti. Sullo sfondo la città d’acqua e di terra, il desiderio di non spezzare quel legame, che almeno nell’unica appartenenza comunale, ha fatto digerire il rospo ai tanti veneziani che si son visti costretti a trasferirsi a Mestre e dintorni e sulla gronda lagunare.

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Una realtà che il Comune, la Giunta e il Consiglio comunale non possono ignorare e che il previsto referendum sulla separazione mette in crisi.
Per ora il Comune ha risposto negativamente al parere sollecitato dalla Regione e ha promesso, con opportuno testo di delibera, di ricorrere al Tar, qualora la Regione decidesse di aprire la consultazione in autunno.

In questo ambito si muovono le ragioni in essere della Città Metropolitana, cara al Sindaco Luigi Brugnaro che guarda con una certa preoccupazione l’avvicendarsi di un referendum, che definisce anticostituzionale, così antitetico alla legge Delrio che orienta le funzioni e le competenze della Città Metropolitana e gran parte dei rappresentanti di Giunta e Consiglio, sembrano decisi, anche da parte leghista, a dar man forte al Sindaco.

Norme costituzionali alla mano, si comprende che Venezia non può sopportare la separazione che il referendum vorrebbe, per gli squilibri irreparabili delle conseguenze in caso di vittoria, che contrastano con i nuovi indirizzi legislativi che puntano alla riduzione degli organi rappresentativi e non alla loro moltiplicazione.

La divisione, tante volte respinta dai referendum precedenti, sarebbe antistorica e penalizzerebbe proprio i progetti che la Conferenza dei sindaci hanno messo in atto e che riguardano l’insieme dei servizi territoriali in un’ottica d’insieme che da questo referendum trarrebbero solo svantaggio.

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E soprattutto i cittadini di Venezia e di Mestre, sono i primi a tenerci all’unità delle due città che insieme raccontano la loro storia, nel patrimonio d’acqua e di terra che testimoniano il comune destino.

Andreina Corso | 01/06/2016 | (Photo d’archive) | [cod sepameve]

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  1. Con un sindaco che si è dichiarato apertamente insolvibile e che non mantiene le promesse fatte nei confronti dei suoi elettori ,Quelle stesse promesse contenute nel suo programma elettorale ,che oggi ha esternato per sua scelta e nell’interesse ed in conflitto con quello di una parte dei cittadini , ma a favore dei suoi progetti personali . Quando per tutto questo compromette ,la vivibilità ,e la sopravvivenza dei cittadini ,nella parte più importante del territorio comunale, che va a detrimento della sua storia ,delle sue tradizioni ,contro la sua civiltà ,contro la salvaguardia delle opere d’arte .Quando dichiara il centro storico di una città unica al mondo meno importante della sua periferia , dichiarandolo addirittura morto e senza nessun sviluppo ,credo che quei i cittadini abbiano tutto il diritto e l’interesse di agire contro ,contestandone le scelte demenziali a loro contrarie ,proponendo un opportuno referendum per eleggere una persona alternativa a questo sindaco ed a loro rappresentanza e difesa.

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