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HomenotizieBeretta compie 500 anni: dalla commessa veneziana alla scommessa sul mercato americano

Beretta compie 500 anni: dalla commessa veneziana alla scommessa sul mercato americano

Dal contratto del 3 ottobre 1526 alla partecipazione in Sturm, Ruger: mezzo millennio di Beretta tra Gardone Val Trompia, produzione militare e crescita internazionale.

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MILANO — Cinquecento anni segnati da continuità familiare, trasformazioni industriali e aperture sui mercati esteri. L’anniversario ricorda il contratto del 3 ottobre 1526, quando il maestro armaiolo Bartolomeo Beretta incassò 296 ducati per 185 canne d’arquebusa destinate all’Arsenale della Repubblica di Venezia. Quella commessa attesta un’origine artigiana già ben radicata nella Val Trompia.

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La geografia produttiva ha avuto un ruolo chiave: la valle offriva miniere di ferro, legname per le fusioni e le acque del Mella per azionare le macchine. Già nel XVI secolo la produzione era organizzata in una rete di botteghe, legami familiari e corporazioni che si estendeva da Gardone verso Brescia, anticipando una forma di distretto industriale.

La dinastia familiare è arrivata a quindici generazioni, con la sedicesima già in campo. Nel XIX secolo Pietro Antonio Beretta formalizzò l’azienda registrando nel 1832 la Fabbrica d’Armi Pietro Beretta. Il figlio Giuseppe Antonio accrebbe la modernizzazione introducendo macchinari, riunificando fasi produttive e puntando ai mercati internazionali.

Nel primo Novecento la trasformazione proseguì: l’azienda adottò la produzione di pistole semiautomatiche e ampliò la fornitura militare e civile. Durante la Prima guerra mondiale gli ordini aumentarono sensibilmente; negli anni Trenta arrivarono nuovi contratti statali e produzioni su larga scala legate ai conflitti in Etiopia e alla partecipazione spagnola.

Il 1945 rappresentò il momento più critico del dopoguerra: il crollo degli ordini, i limiti imposti agli armamenti e la sovraccapacità produttiva incisero pesantemente sul settore bresciano. Nel 1946 l’industria d’armi della provincia dava lavoro a circa 6.500 persone, con una quota stimata tra il 40 e il 50 per cento ritenuta in esubero. Beretta e Bernardelli vennero temporaneamente posti sotto il controllo alleato.

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Per far fronte alla crisi la famiglia tentò diversificazioni: nel 1948 Giuseppe Pietro Beretta, Giuseppe Benelli e il conte Guglielmo Castelbarco Albani deposero due brevetti per un’auto chiamata BBC, una quattro posti con motore 750 cc e velocità massima dichiarata di 100 km/h; tra il 1948 e il 1949 furono realizzati tre prototipi, ma il progetto non proseguì. Beretta appoggiò inoltre il progetto Mi-Val dell’imprenditore Ettore Minganti — che produceva motocicli, macchine utensili e un microcar chiamato Mivalino — attivo fino agli anni Sessanta. Un investimento parallelo con la statunitense Underwood nel settore delle macchine per ufficio si rivelò breve: nel 1959 la maggioranza passò a Olivetti.

La riorientazione più duratura fu il ritorno alle competenze tradizionali indirizzate al mercato civile e sportivo. Attorno ai grandi gruppi si sviluppò una costellazione di piccoli specialisti; Beretta mantenne al contempo capacità riattivabili per la produzione militare. L’ingresso dell’Italia nella NATO nel 1949 riaprì commesse: l’azienda ottenne forniture per le forze armate degli alleati e produsse su licenza statunitense il fucile semiautomatico M1 Garand, imponendo tolleranze e standard di intercambiabilità che richiesero nuovi investimenti in macchinari e organizzazione.

Una svolta decisiva arrivò nel 1985, quando Beretta vinse la gara per la pistola d’ordinanza delle Forze armate statunitensi, superando concorrenti come Colt e Smith & Wesson; l’ordine complessivo raggiunse le 600.000 pistole, sancendo la reputazione globale del marchio. Nel 1994 fu costituita Beretta Holding e la famiglia avviò acquisizioni per trasformare l’impresa in un gruppo multinazionale.

Oggi la storia centenaria convive con numeri industriali: il gruppo genera ricavi per 1,68 miliardi di euro e impiega oltre 6.000 persone. La Fabbrica d’Armi di Gardone resta il cuore simbolico: ha registrato ricavi di 336 milioni nel 2025 e punta a 350 milioni nel 2026. Qui si affiancano produzioni di alta efficienza — con macchine utensili connesse, manutenzione predittiva, controlli micronici e linee su tre turni — e lavori artigianali, come impiallacciature e incisioni che possono richiedere fino a 1.000 ore per pezzo.

Negli ultimi anni il gruppo ha rafforzato la sua esposizione sul mercato statunitense: nel 2026 è entrato con una quota del 25 per cento in Sturm, Ruger & Co., accentuando la presenza nella più grande piazza mondiale delle armi. Allo stesso tempo il marchio si è ampliato anche sul fronte lifestyle, con una linea di abbigliamento country-chic in lana, lino e cashmere.

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Elena Gravin
Elena Gravin
Studentessa, amo scrivere per diverse testate on line. Cinema, teatro, musica, le mie passioni, ma amo incontrare gente. elena_g@lavocedivenezia.it
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