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Alessio Morosin (LVR) e il futuro della pesca: “È un patrimonio strategico e straordinario”. “Non lasciateci soli, aiutateci a tornare in mare a testa alta”: l’appello dei pescatori a Chioggia

"Non possiamo continuare a perdere barche, pescatori e imprese mentre chiediamo alle nostre marinerie sempre nuovi sacrifici" dichiara Morosin

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È l’appello rivolto ieri a Chioggia da Paolo Perini, pescatore e armatore della marineria di Chioggia, durante l’incontro in Municipio dedicato alle difficoltà e al futuro della pesca, al quale ha partecipato il consigliere regionale, l’avvocato Alessio Morosin (Liga Veneta Repubblica).

L’incontro, organizzato dall’europarlamentare Anna Maria Cisint, ha riunito nella sede del Comune pescatori, armatori, rappresentanti delle categorie e istituzioni. Presenti Isabelle Le Callennec della Commissione per la pesca del Parlamento europeo, Francisco Millán Mon, Giuseppe Lupo, Siegbert Droese, Flavio Tosi, Anna Maria Cisint, Carlo Ciccioli e Stefano Cavedagna, il sottosegretario al MASAF Patrizio Giacomo La Pietra, il sindaco di Chioggia Mauro Armelao, l’assessore alla pesca del Comune di Chioggia Matteo Penzo, gli assessori regionali alla pesca Dario Bond (Veneto), Stefano Zannier (Fiuli-Venezia Giulia), Alessio Mammi (Emilia-Romagna). Il comandante della Capitaneria di Porto di Chioggia Andrea Palma, il consigliere regionale Jonatan Montanariello e gli amministratori di Chioggia Mattia Boscolo Chiodoro e Davide Vianello.

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“Quello che abbiamo ascoltato dai pescatori – afferma Morosin – è un grido d’allarme che non può essere ignorato. La pesca è un patrimonio strategico e straordinario del Veneto e dell’Italia, fatto di lavoro, competenze, tradizioni e comunità. Se perdiamo le nostre marinerie perdiamo una parte importante della nostra economia e della nostra identità”.

Tra le emergenze indicate dai pescatori ci sono la burocrazia, il costo del carburante, il ricambio generazionale e la necessità di riconoscere la specificità del Nord Adriatico.

“Non possiamo applicare indistintamente le stesse regole a mari profondamente diversi – sottolinea Morosin –. L’Alto Adriatico ha caratteristiche proprie e le politiche devono tenere conto delle realtà territoriali. Sul carburante, poi, siamo arrivati al paradosso che per alcuni pescatori conviene più rimanere a casa che uscire in mare”.

Preoccupante anche la progressiva riduzione della flotta italiana da circa 16 mila pescherecci a 11mila, e la concorrenza sleale nel Mediterraneo.

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“Non possiamo continuare a perdere barche, pescatori e imprese – prosegue Morosin – mentre chiediamo alle nostre marinerie sempre nuovi sacrifici. La concorrenza deve essere leale e le regole devono valere per tutti”.

Da qui la richiesta di un cambio di rotta nelle politiche europee “Non sono coerenti con i bisogni per la sopravvivenza del settore”.

“La tutela dell’ambiente è fondamentale, ma non può trasformarsi in un ambientalismo ideologico che considera il pescatore un problema anziché una parte della soluzione. La sostenibilità deve essere anche economica e sociale. Senza pescatori non esiste una vera politica della pesca.

Particolarmente grave la situazione del Veneto, dove il numero dei pescherecci fermi è salito a 163.

Non bastano gli annunci – conclude Morosin –. Servono finanziamenti e bonus per il settore, non tagli alle risorse del FEAMPA. Dobbiamo sostenere le imprese, favorire il ricambio generazionale e permettere ai nostri pescatori di tornare in mare e continuare a lavorare”.

“L’appello di Paolo Perini – conclude Morosin – deve arrivare fino a Bruxelles: ‘Non lasciateci soli, aiutateci a tornare in mare a testa alta’. È una richiesta di dignità, lavoro e futuro”.

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