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Venticinque anni dopo: il racconto di due giornalisti italiani a poche centinaia di metri dalle Torri

Due giornalisti italiani ripercorrono l’11 settembre vissuto a New York: appunti, il disegno della figlia e la trasformazione di Lower Manhattan 25 anni dopo.

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Il ricordo parte da una mattina incredibilmente limpida. Maria Teresa Cometto e Glauco Maggi, allora residenti con la figlia Francesca a poche centinaia di metri dal World Trade Center, descrivono come quel cielo terso rimanga uno degli elementi più ricorrenti nei ricordi di quel 11 settembre 2001.

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Quella mattina avevano accompagnato la bambina a scuola a piedi. Tornati a casa ricevettero una telefonata da un collega di Milano e, ancora convinti che si trattasse di un incidente, scesero in strada in ciabatte e con il taccuino in mano. Appena fuori capirono che la situazione era diversa: le Torri erano colpite e, poco dopo, lo furono entrambe.

Di fronte alle facciate in fiamme videro persone intrappolate ai piani alti e alcuni gettarsi nel vuoto. «La scena è stata allucinante», raccontano oggi, ricordando la paralisi iniziale che lasciò però presto il posto al mestiere: osservare, annotare, cercare di capire. Maggi segnò sul taccuino gli orari degli impatti: 9.11 per il primo, 9.13 per il secondo.

Quando fu ordinata l’evacuazione corsero a prendere Francesca. Erano a pochi passi dalla scuola quando la prima Torre crollò e la nuvola di polvere li lambì; mentre camminavano verso nord videro insieme il crollo della seconda. Francesca aveva otto anni e, guardando lo skyline, disse che l’Empire State Building «era tornato a essere il grattacielo più alto della città». Anni dopo, nel primo rientro a scuola, la bambina fu l’unica a disegnare le Torri: una caduta e una in fiamme. Lei spiegò che quel disegno era l’unico modo in cui riusciva a immaginare New York «oggi e domani».

La scuola rimase chiusa per un anno, utilizzata dalle agenzie federali e dai soccorritori; quando le lezioni ripresero in una sede provvisoria nel Village, l’esperienza dei bambini passò anche attraverso quei disegni. Per Cometto e Maggi il tema della memoria è diventato centrale: con milioni di persone nate dopo gli attentati — circa 100 milioni solo negli Stati Uniti e tre miliardi nel mondo — l’11 settembre si trasforma sempre più in storia che va trasmessa, anche nel contesto digitale dove documenti autentici convivono con ricostruzioni false e teorie del complotto.

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I due giornalisti rilevano la necessità di proteggere la memoria dall’infodemia e di usare gli stessi canali in cui i più giovani incontrano le notizie, puntando alle fonti. Per questo ritengono preziose le tracce lasciate dai presenti: testimonianze, appunti, filmati e persino i disegni dei bambini.

Pochi giorni dopo l’attacco tornarono verso il loro appartamento attraversando macerie e fogli di carta caduti dalle Torri: allora pensarono che il quartiere non si sarebbe ripreso. Oggi quel paesaggio è cambiato radicalmente. La popolazione dei quartieri più a sud di Manhattan è triplicata; nell’area lavorano circa 230 mila persone e gli alberghi sono passati da sei a 42. Ground Zero è diventato una meta simbolica per i visitatori.

Dall’attacco alle Torri, Cometto e Maggi osservano la metamorfosi della città attraverso cinque amministrazioni, da Rudolph Giuliani a Zohran Mamdani, e attraverso crisi che hanno segnato la metropoli — terrorismo, crisi finanziaria, uragani, pandemia. La New York che emerge oggi, spiegano nel loro libro Da Giuliani a Mamdani. New York 25 anni dopo l’11 settembre, è meno dipendente da Wall Street, più legata alla tecnologia, arricchita da musei e centri culturali, più sicura ma anche molto più cara e segnata da profonde divisioni politiche.

Venticinque anni dopo, restano la memoria di quella mattina luminosa e la città trasformata, raccontate da chi c’era con appunti, immagini e la voce di una bambina che provò a mettere su carta l’impossibile.

Elena Gravin
Elena Gravin
Studentessa, amo scrivere per diverse testate on line. Cinema, teatro, musica, le mie passioni, ma amo incontrare gente. elena_g@lavocedivenezia.it
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