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Pacemaker, Tac, ecc: le nuove vulnerabilità che preoccupano in caso di attacchi informatici

I dispositivi medici stanno diventando più vulnerabili ai cyber attacchi, evidenziando la necessità di una maggiore sicurezza.

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L’emergenza della sicurezza informatica in ambito sanitario si fa sempre più pressante. Recenti dati dell’Osservatorio Cyber4Health dell’Università di Roma Tor Vergata e Cyber 4.0 indicano un incremento significativo delle vulnerabilità nei dispositivi medici, dopo un periodo di apparente stabilità. Il tema è stato esposto dall’ ANSA.

Gaetano Marrocco, esperto del settore, ha sottolineato come nel 2025 si stia assistendo a una nuova crescita di queste criticità, stimolando un dibattito necessario sulla protezione dei pazienti e delle tecnologie in uso.

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I numeri parlano chiaro. A livello globale, sono in uso centinaia di milioni di dispositivi medici, che spaziano dalle macchine diagnostiche, come TAC e sistemi radiologici, fino a dispositivi vitali come pacemaker e pompe insuliniche.

Marrocco ha evidenziato come la diversità e la diffusione di tali apparecchiature rendano la situazione ancora più complessa. Ognuno di questi dispositivi, per quanto essenziale, rappresenta un potenziale punto di accesso per cyber attaccanti.

La questione non è solo teorica. Le vulnerabilità nei dispositivi medici possono essere identificate da ricercatori, aziende produttrici o, in alcuni casi, da test di sicurezza. Questo processo non sempre si traduce in incidenti reali, ma la scoperta di una vulnerabilità prima che venga sfruttata è un segnale di allerta. Gli esperti, pur non volendo creare panico, avvertono che la crescente digitalizzazione del settore sanitario merita attenzione e vigilanza.

Nonostante il numero delle vulnerabilità identificate sia ancora contenuto, il trend in aumento è un campanello d’allarme. Marrocco ha spiegato che le ragioni di questo fenomeno possono essere due: da un lato, gli sforzi di ricerca in questo campo sono aumentati, portando a una maggiore identificazione delle vulnerabilità; dall’altro, il contesto geopolitico attuale, caratterizzato da tensioni digitali crescenti, ha reso più evidente la necessità di proteggere le tecnologie mediche.

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Un aspetto preoccupante è la longevità di molti dispositivi medici. Molti di essi sono progettati per avere una vita operativa di 10 o addirittura 20 anni. Questo invecchiamento programmato rende complicata l’implementazione di protezioni adeguate contro minacce che potrebbero emergere in futuro.

In questo contesto, Marrocco ha richiamato l’attenzione sull’importanza dell’approccio “security-by-design”. È fondamentale che la sicurezza venga integrata fin dalle prime fasi di progettazione, piuttosto che essere considerata un elemento da aggiungere successivamente.

Il dibattito sulla sicurezza dei dispositivi medici non può prescindere dall’analisi delle politiche vigenti e delle normative in fase di introduzione. Le nuove legislazioni stanno cominciando a riconoscere l’importanza di una progettazione sicura, mirando a stabilire standard più rigorosi per la protezione dei dati e dei sistemi. Tuttavia, l’attuazione di queste norme richiederà tempo e impegno da parte di tutti gli attori coinvolti nel settore sanitario.

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Marie Jolie
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