Notizia importante? Ricevila subito su WhatsApp!
Clicca qui e iscriviti subitoGratuito, veloce e affidabile. Solo le notizie importanti!
Dopo il recente caso emerso al liceo Giulio Cesare di Roma, una nuova lista con riferimenti a violenze sessuali è comparsa anche al liceo Carducci, nel plesso di via Asmara. L’episodio è stato segnalato dalla Rete degli studenti medi del Lazio, che ha denunciato la presenza di due scritte nei bagni maschili del terzo piano, una delle quali riportava i nomi di due studentesse. I nomi sarebbero stati successivamente rimossi dagli stessi autori con un pennarello, secondo quanto riferito dall’organizzazione studentesca.
Il caso si inserisce in una serie di episodi che, secondo le associazioni giovanili, si ripetono all’interno dell’istituto. La Rete degli studenti ha fatto sapere che in passato sarebbero stati segnalati comportamenti giudicati discriminatori, riferiti tanto ad alcuni docenti quanto ad alcuni studenti. In particolare, sarebbero state riportate prese di posizione contrarie all’aborto e all’emancipazione lavorativa femminile durante lezioni in classe, oltre all’uso di insulti considerati maschilisti rivolti a studentesse. Le associazioni sottolineano come tali situazioni contribuiscano a creare un clima ritenuto ostile e denigratorio nei confronti delle ragazze.
Se credi nell’informazione libera di Venezia, puoi sostenerla con il tuo 5×1000.
Scopri come fare
Il collettivo studentesco Asmara ha interpretato l’apparizione della nuova lista come un ulteriore segnale di un contesto sociale in cui la violenza di genere viene banalizzata. Le studentesse del collettivo avrebbero evidenziato la necessità di non minimizzare simili episodi, che ritengono sintomatici di un ambiente culturale più ampio, giudicato patriarcale e maschilista.
Alla denuncia si è aggiunta la coordinatrice regionale della Rete degli studenti medi, Bianca Piergentili, che ha indicato come prioritaria l’introduzione nelle scuole di percorsi formativi sull’educazione sessuale, affettiva e sul consenso. Secondo l’organizzazione, le istituzioni scolastiche e politiche non avrebbero ancora fornito risposte adeguate alla richiesta di interventi strutturali e di prevenzione, concentrando invece l’attenzione soprattutto sull’individuazione dei responsabili del singolo atto.
Il caso ha suscitato reazioni anche da parte delle istituzioni cittadine. La vicepresidente della Commissione Scuola di Roma Capitale, Rachele Mussolini, ha definito l’accaduto parte di una prassi che sembrerebbe normalizzare la rappresentazione delle donne come oggetti. Ha inoltre segnalato la necessità di figure educative preparate a trasmettere ai giovani i valori del rispetto e dell’empatia.
Sulla stessa linea è intervenuta la capogruppo di Azione in Campidoglio, Flavia De Gregorio, che ha richiamato l’attenzione su un lavoro culturale a lungo termine volto a modificare le modalità con cui i giovani crescono e si relazionano. Ha osservato che eventuali misure di sicurezza, come un incremento della presenza di forze dell’ordine nei pressi delle scuole o delle stazioni della metropolitana, non sarebbero sufficienti senza un percorso educativo più profondo che affronti il tema delle relazioni, della consapevolezza emotiva e del rispetto reciproco.
L’episodio del liceo Carducci, giunto a poche settimane dal caso analogo del Giulio Cesare, riporta così al centro del dibattito pubblico la questione della violenza di genere in ambito scolastico e il problema più ampio della prevenzione culturale, educativa e istituzionale di comportamenti ritenuti discriminatori e potenzialmente pericolosi.
Aggiungi La Voce di Venezia come fonte preferita su Google