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“Rispetto per chi svolge lecitamente il proprio lavoro”. Lettere al giornale

Gli inviati delle testate giornalistiche, sia cartacee sia digitali, in genere si prodigano alacremente nel porre domande relative ai problemi che stanno affrontando a tutti coloro i quali, in un modo o nell’altro, siano coinvolti in essi e le cui risposte potrebbero contribuire a farvi luce. Piuttosto spesso, tuttavia, mal gliene incoglie: in specie allorché […]

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Gli inviati delle testate giornalistiche, sia cartacee sia digitali, in genere si prodigano alacremente nel porre domande relative ai problemi che stanno affrontando a tutti coloro i quali, in un modo o nell’altro, siano coinvolti in essi e le cui risposte potrebbero contribuire a farvi luce.

Piuttosto spesso, tuttavia, mal gliene incoglie: in specie allorché rivolgono le loro domande a persone particolarmente irascibili le quali, oltremodo infastidite per le domande loro rivolte, oltre a non aver alcuna intenzione di rispondere, spesso reagiscono in modo violento e minaccioso, non esitando a passare alle vie di fatto dopo le minacce verbali, incuranti di oltrepassare i limiti, così facendo, non solo del dovuto rispetto nei confronti di chi sta svolgendo lecitamente il proprio lavoro, ma anche della legge stessa.

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Ne sanno qualcosa al riguardo quegli inviati dei media che praticano il giornalismo d’inchiesta, soliti ad agire perlopiù in contesti off limits, rischiosi e poco raccomandabili, quali, fra gli altri, i quartieri degradati, con le case in gran parte occupate abusivamente e con gli occupanti tutt’altro che accondiscendenti a rispondere alle loro domande e non di rado aggressivi; i campi Rom, in cui viene spesso loro impedito di entrare e, se vi entrano, vengono invariabilmente sollecitati a uscire e minacciati; i raggruppamenti in luoghi pubblici di immigrati clandestini o illegali, in ognuno dei quali viene loro arbitrariamente impedito di effettuare liberamente le proprie riprese e minacciando ogni volta, in caso contrario, di sfasciare le loro telecamere…etc.etc.

E poiché, in considerazione della effettiva gravità di tali reati, spesso sottovalutata a scapito sia della libertà sia della sicurezza, io trovi alquanto blanda e decisamente insufficiente la legge vigente relativa a essi – secondo la quale, com’è noto, è possibile avviare un’azione giudiziaria soltanto dietro querela di parte -, mi augurerei quanto prima una nuova e più adeguata legge che contemplasse per essi una procedibilità d’ufficio: l’atto che permette, cioè, di avviare un’azione giudiziaria indipendentemente dalla querela.

Enzo Pedrocco

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2 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. Concordo, bisogna mettere mano all’attuale legge che permette l’impunità.
    Auspico espulsioni per gli stranieri , ora al 60% della popolazione carceraria.
    Per i bulli servizi sociali e corsi di educazione civica dentro a istituti speciali

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