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Prima vennero le proteste per i crocifissi appesi al muro, poi arrivarono direttamente i programmi scolastici contestati, con professori che condividono le contestazioni e le assecondano.
La constatazione che tutto sta cambiando nasce a Treviso, alle scuole medie Felissent, dove c’è stato un caso di censura sulla Divina Commedia di Dante Alighieri su richiesta di due studenti di origine straniera.
La cosa ha suscitato un acceso dibattito, spingendo il Ministero dell’Istruzione a valutare provvedimenti disciplinari nei confronti della docente coinvolta. L’ispezione ministeriale, conclusa lunedì, ha rilevato una serie di irregolarità nella condotta dell’insegnante, attivando la fase di valutazione che potrebbe portare a sanzioni.
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Scopri come fare
Il ministero, sotto la guida di Giuseppe Valditara, ha comunicato ieri pomeriggio che l’iniziativa della docente è risultata «estemporanea, non concordata né con il dirigente scolastico né con il consiglio di classe, e non in linea con la programmazione didattica presentata». Alla luce di queste osservazioni, l’Ufficio scolastico provinciale avvierà un procedimento specifico per valutare i provvedimenti disciplinari appropriati ritenendo l’iniziativa individuale.
La docente, L.B., attualmente assente da scuola, aveva esentato due alunni di seconda media dall’insegnamento della Divina Commedia per motivi religiosi: uno dei ragazzi è musulmano, l’altro buddista. Questo episodio, emerso a metà anno scolastico e reso pubblico solo la settimana scorsa, ha scatenato una serie di reazioni unanimi nel panorama politico e culturale italiano.
Il ricordo di passate difficoltà con una famiglia musulmana dopo una lezione su Dante sembra aver spinto l’insegnante a prendere questa decisione controversa, ma la dirigente scolastica Francesca Magnano ha dichiarato di essere stata all’oscuro della situazione, come sottolineato anche dal Ministero.
Il ministro Valditara ha ribadito che derogare dai programmi ministeriali, di cui la Divina Commedia è parte integrante, non è permesso. «In nessun caso sono ammesse deroghe alla programmazione didattica, se non nei casi espressamente previsti dall’ordinamento», ha affermato. Intervenendo sulla vicenda, Valditara ha sottolineato l’importanza di Dante come pilastro della lingua e cultura italiana, avvertendo che rinunciare a questi valori fondamentali potrebbe portare a una società disgregata.
La questione è ora nelle mani del Provveditorato di Treviso, guidato da Barbara Sardella, che valuterà le opportune azioni disciplinari per garantire il rispetto delle linee guida ministeriali.
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