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Crocifisso coperto dallo scotch a scuola: Si faccia rispettare la sentenza del Consiglio di Stato

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 Crocifisso coperto dallo lo scotch a scuola: Si faccia rispettare la sentenza del Consiglio di Stato

Crocifisso coperto dallo scotch in un’aula scolastica. Per i credenti: il Cristo coperto come fosse una cosa di cui ci si vergogna, nascosto da “comune” nastro adesivo da pacchi. Il più “volgare” tra i nastri adesivi, quello che si adopera per i trasporti. Neanche la delicatezza di riporre la Croce in un cassetto per poi riposizionarla nel suo luogo originario. Questa la situazione denunciata da un nostro lettore nella lettera al giornale che pubblichiamo oggi.

Durante lo svolgimento delle elezioni da poco conclusesi, in qualche comune, in qualche circoscrizione, qualcuno ha pensato bene di coprire il crocifisso con lo scotch per non turbare qualcuno durante le votazioni di voto, si perché le elezioni si perdono anche per un voto.

Costui forse l’ha fatto per “galvanizzare la laicità “dello Stato come da dottrina politica “impartita “e “inculcata “magari anche colpa dei film di Guareschi della Serie Don Camillo e Peppone. Altri tempi, forse gli era rimasta in mente la frase:” Nel segreto della cabina elettorale, Dio ti vede Stalin no!” ecco quindi lo stratagemma per non confondere gli aventi di diritto.

Penso che forse molti, anche coloro con fede poco cristiana o atei, abbiano trovato un gesto “crudele e privo di senso “.

Parliamo di laicità dello stato in luogo pubblico, anche la piazza è un luogo pubblico e spesso nei “paeselli “ di periferia nella piazza centrale si trova sempre una Chiesa e il suo campanile con croci raffigurate ed esposte e quindi anche in questo caso o si tolgono e possono essere ricoperte dallo schoch, allora inviterei colui che ha fatto tale gesto di farsi una gran bella scorta ed iniziare ad attraversare lo stivale per continuare la sua opera.

Vorrei dire a colui che ha fatto tale gesto, sicuramente incensato, benedetto di fede politica di sinistra, che la Sentenza del Consiglio di Stato del 13 febbraio 2006, n. 556, afferma che il crocifisso deve restare nelle aule scolastiche non perché: “è un simbolo idoneo ad esprimere l’elevato fondamento dei valori civili”, tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti, che hanno un’origine religiosa, ma “che sono poi i valori che delineano la laicità nell’attuale ordinamento dello Stato”.

Questa lunga ed articolata sentenza si sofferma anche sul concetto di laicità, specificando come “la laicità, benché presupponga e richieda ovunque la distinzione tra la dimensione temporale e la dimensione spirituale e fra gli ordini e le società cui tali dimensioni sono proprie, non si realizza in termini costanti e uniformi nei diversi Paesi”.

Espressamente viene rilevato che “… il crocifisso è esso stesso un simbolo che può assumere diversi significati e servire per intenti diversi; innanzitutto per il luogo in cui è posto”. Infatti se si trova in un luogo di culto il crocifisso è propriamente ed esclusivamente un simbolo religioso, mentre invece, prosegue la sentenza: “… in una sede non religiosa, come la scuola, destinata all’educazione dei giovani, il crocifisso potrà ancora rivestire per i credenti i suoi accennati valori religiosi, ma per credenti e non credenti la sua esposizione sarà giustificata ed assumerà un significato non discriminatorio sotto il profilo religioso, se esso è in grado di rappresentare e di richiamare in forma sintetica immediatamente percepibile e intuibile (al pari di ogni simbolo), valori civilmente rilevanti”.

Quindi il Consiglio di Stato intende espressamente riferirsi a quei valori che stanno alla base ed ispirano il nostro intero ordinamento costituzionale, ovvero il fondamento del nostro convivere civile.

Vista la sentenza, mi auguro e spero che chi ha fatto tale gesto chieda scusa e capisca l’errore o l’orrore fatto per un proprio accrescimento culturale, civile, etico soprattutto per chi svolge alcuni “ruoli “in certe circostanze dovrebbe sapere bene come comportarsi.

Bragatto Gianluca
Caorle (ve)

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