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Novembre, mese memorabile per quell’alta marea del 1966 che ha affondato la città, lasciando un ricordo indelebile nella mente dei veneziani, che ogni anno rinnovano il sentimento della paura. L’amica acqua degli abitanti della laguna trasformata in mostro, in minaccia, ha sommerso la città e poi altre volte ancora, fino alla notte del 12 novembre 2019, quando Venezia è stata sommersa da 187 centimetri di acqua. Un disastro, che ha ricordato l’Acqua Granda del ’66 e il delicato equilibrio tra l’acqua, la città e la comunità che la abita.
E nei prossimi giorni, complice il vento di scirocco è prevista un’alta marea che oscilla tra i 125 e 135 centimetri. Sarà provvidenziale l’intervento del Mose e la sua presenza attiva che alzerà le sue paratie per arginare la forza dell’acqua. Laguna e mare, infatti, sono connessi tra loro con organismi che passano da un ambiente all’altro, seguendo quelli che sono i flussi dell’acqua dell’Adriatico.
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Scopri come fare
Il Centro maree, con il Cnr e Ispra stanno studiando a fondo le previsioni, le dinamiche atmosferiche delle prossime giornate, tenendo conto dell’abbassamento della pressione, della natura dei venti, del maltempo che ha invaso la Sicilia e la Calabria. E degli effetti devastanti che potrebbe procurare il ‘Medicane’, l’uragano che sta cambiando la configurazione meteorologica del Mediterraneo, di quel ramo delle scienze dell’atmosfera e della Terra che studia i fenomeni fisici che sono responsabili del tempo atmosferico. I giorni critici sembrano essere quelli dal 1° al 3 Novembre, In seguito, la situazione dovrebbe migliorare.
“La laguna nasce tra la terra e il mare. Senza il mare non vi è laguna perché le maree che entrano ed escono dalla laguna di Venezia portano con sé materiale solido e nutrienti. E ovviamente, insieme all’acqua, entrano ed escono esseri viventi come i pesci. I sedimenti che arrivano dal mare contribuiscono a creare le stesse barene, così i sedimenti che giungono dai fiumi. La laguna si trova nel punto in cui queste due grandi forze, i fiumi e il mare, s’incontrano. Questo incontro contribuisce a formare l’ecosistema della laguna di Venezia”, ci spiega Alberto Baràusse, ricercatore in Ecologia all’Università di Padova.
E a proposito di ecosistema L’Autorità portuale ha annunciato che i lavori di dragaggio che segnano i confini del canale Malamocco, Marghera e a Chioggia, sono giunti a termine rimuovendo dal 2019 a oggi, un milione di metri cubi di fango, che permetteranno di aumentare i pescaggi delle navi.
“La Capitaneria di Porto, con propria ordinanza ha infatti ufficializzato, rivedendole al rialzo, le quote di pescaggio utile per le unità nautiche in arrivo e partenza da entrambi gli scali lagunari. In particolare, per quel che concerne il Canale Malamocco-Marghera, con l’ordinanza 99 della Capitaneria di Porto di Venezia, i nuovi pescaggi sono stati riportati a 11.50 metri (rispetto ai 10.50 metri fissati nel 2018) per navi di lunghezza massima pari a 230 metri (per navi tra i 301 metri e i 335 metri, il pescaggio massimo è stato fissato a 10,50 metri).
Per quel che concerne invece lo scalo clodiense, con l’ordinanza 61 della Capitaneria di Porto di Chioggia, i nuovi pescaggi sono stati portati, per gli accosti dello scalo “Val da Rio”, fra i 6.5 metri e i 7 metri mentre, per gli accosti dello scalo “Saloni”-canal Lombardo esterno (C1-C6), i pescaggi massimi consentiti sono pari ai 7 metri”. (fonte Ansa)
Soddisfazione del presidente dell’Autorità di Sistema portuale del Mare Adriatico settentrionale Fulvio Lino Di Blasio, per aver ridato impulso, a suo giudizio, “alla collaborazione fattiva con tutti gli Enti preposti alla salvaguardia ambientale ed economica della laguna e attenzione su tutte quelle metodologie innovative e quelle soluzioni tecnologiche volte a una manutenzione ordinaria dei canali portuali e, contemporaneamente, alla tutela ambientale. Attrarre traffici per lo sviluppo della portualità veneta – ha precisato – non deve infatti essere considerato elemento in antitesi alla tutela della laguna bensì componente di un equilibrio possibile“. Ancora in essere il Protocollo fanghi, elemento di una certa importanza che attende una sua definizione.
Nei canali di Malamocco Marghera è stato dragato un milione di metri cubi di fanghi (150 mila recuperati per interventi di ripristino morfologico, gli altri interrati alle Tresse). Per lo scalo di Chioggia, gli escavi manutentivi hanno permesso di rimuovere complessivamente circa 45.000 metri cubi di sedimenti (tutti classificati come “B” sulla base del Protocollo fanghi del 1993 e quindi conferiti alle Tresse), per un investimento complessivo dell’intervento di circa 990.000 euro.
Alla luce di questi elementi e in attesa della valutazione degli ambientalisti, di quanti hanno a cuore il destino della laguna e della sua salvaguardia (VIA, Comitati, associazioni, ricercatori storici, scientifici), alla luce delle previsioni sull’alta marea, si comprende come tutto ciò che riguarda la laguna e la sua sopravvivenza sia un problema complesso che investe un processo di cause ed effetti molto delicato e comunicanti le une con le altre.
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Purtroppo dal 1966 si sono decisi degli interventi che sono contro la Laguna!