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venerdì 30 Luglio 2021

Zaia furioso per il fermo piste da sci. Vaccini: «Non siamo immorali, cerchiamo canali nuovi». Scuole al 50% fino al 5 marzo

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Sotto quota 100 i ricoverati nelle terapie intensive in Veneto, continua il trend in discesa degli ospedalizzati. La vicenda sci fa infuriare il governatore regionale Luca Zaia. «Chiudere gli impianti 4 ore prima: imbarazzante. Avevo giusto fatto un’ordinanza per partire il 17 in modo da saltare il Carnevale, in accordo con gli operatori e per senso di responsabilità. Si poteva fare giorni prima. Non si può continuare ad assistere a dibattiti a latere su provvedimenti che hanno valore di legge, come nel caso delle ordinanze. E adesso tutti parlano di varianti, quando siamo stati i primi a decidere per i sequenziamenti per l’individuazione di ceppi diversi del Covid. E mi chiedo, chi ha deciso questi provvedimenti, ha informazioni che noi non abbiamo?».

Le varianti del virus

Ragionando in termini strategici, «la variante inglese l’avevamo il 24 dicembre e ci hanno detto che esaltavamo troppo questa vicenda del ceppo inglese – continua Zaia – Penso agli alberghi, ai ristoranti che hanno acquistato le derrate, ai turisti già arrivati che faranno le valigie per andare via. Allora dico, i ristori non bastano, dovranno riconoscere i danni. La salute viene prima di tutto. Ma una cosa decisa 4 ore prima non mi sembra sia giustificabile. Sono preoccupato, molte di queste aziende non riapriranno più. Parlo anche degli stagionali, degli studenti, che fanno i camerieri, le pulizie nelle camere degli alberghi, c’è un indotto che coinvolge famiglie e c’è un obbligo morale di riconoscere queste realtà. Questo è un pessimo incidente di percorso. Ci vuole una voce unica». Avanti fino al 5 marzo in Veneto con il 50% della didattica in presenza per le scuole superiori: altre 3 settimane.

Vaccini, Zaia: «Non stiamo trattando con le aziende produttrici»

I contratti proposti dai canali alternativi sono arrivati. Zaia afferma che le offerte sono giunte dall’esterno, non direttamente dalle compagnie, e che il Veneto aveva già scritto ad Aifa per proseguire con le trattative e le verifiche delle offerte, ma la regione dovrà collegarsi con la struttura commissariale del governo. Le industrie che hanno contrattato con Ue per un certo numero di dosi, non possono intaccare quegli accordi. Ma se le industrie hanno prodotto di più e sono in grado di fornirne, non è escluso cerchino acquirenti, per questo sono arrivate le offerte. Allo stato attuale ci sono due offerte per il Veneto: una per 12 milioni di dosi e un’altra per 15 milioni, che andrebbero caricate in azienda direttamente. Per il Veneto il prezzo è in linea con quelli pagati finora. «Volete metterci in croce?», chiede Zaia.

AstraZeneca e Pfizer non starebbero negoziando in parallelo. Ma il mondo è più grande dell’Europa e tutti, tanti comprano vaccini. Ci sono anche intermediari che hanno acquistato e ora offrono. «Non stiamo trattando con le aziende produttrici – ribadisce il presidente Zaia – Un’azienda produce e poi prende contatti con l’Europa e poi con Stati Uniti, Israele, Asia. Sarà possibile che uno di questi clienti si sia approvvigionato e ora metta i vaccini sul mercato? Non siamo immorali, in piena crisi a marzo siamo riusciti a comprare i respiratori di cui avevamo bisogno e se non li avessimo comprati noi li avrebbe comprati qualcun altro».

«La mia speranza – aggiunge Zaia – è quella di aver trovato un canale nuovo, al di là di quello che serva al Veneto. Se compro una partita da 12 milioni di dosi, non ce ne facciamo nulla, in Veneto siamo in 5 milioni». Non sarebbe escluso possano essere distribuiti. Per la Regione si tratterebbe di uno sforzo di collaborazione e condivisione con altri territori.

Le trattative per comprare

Il dottor Luciano Flor, direttore della sanità veneta, che ha seguito la partita dell’acquisto dei vaccini in Regione, ricorda che il problema è nato dal non avere dosi disponibili e aver ricevuto delle proposte di fornitura agli inizi di febbraio. «Abbiamo chiesto ad Aifa (Agenzia italiana del farmaco) se potevamo negoziare. Per le ipotesi più verificabili siamo andati a capire la marca, i tempi e i costi. Non abbiamo fatto altro. Due di questi interlocutori sono gli stessi da cui abbiamo acquistato dispositivi e materiale in precedenza. Oggi abbiamo Aifa che riconosce la carenza di vaccino ma stante la normativa intervenuta a livello europeo e nazionale, l’autorizzazione a negoziare va indirizzata alla struttura commissariale del governo. Sono arrivate 2 proposte: una con 12 e l’altra con 15 milioni di vaccini disponibili. Ma noi non possiamo andare avanti a trattare. Informeremo il commissario su ciò che abbiamo trovato e non abbiamo tenuto nascosto nulla. Siamo a disposizione di chi ci vorrà chiedere qualcosa, rispettando la riservatezza garantita». La Regione scriverà alla struttura commissariale del governo per fornire informazioni. In Veneto per Flor mancano almeno 400 mila dosi di vaccino per concludere la prima fase.

Antonella Gasparini

 

 

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