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Wuhan festeggia in piazza libero dal virus, perché noi no?

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Wuhan, lì dove tutto è cominciato, un anno dopo.
Da giorni arrivano notizie che mostrano come la Cina abbia sconfitto il virus e persino le Iene ci hanno fatto un servizio televisivo andando sul posto per questo motivo.
Ci sono riusciti secondo alcuni grazie ad un vaccino proprio somministrato ben prima che nei paesi occidentali e grazie ad una campagna ferrea per la sua diffusione, secondo altri invece grazie a rigide regole di lockdown di mesi fatte rispettare con rigore e severità fino all’azzeramento dei casi.
La verità probabilmente sta nel mezzo o in tutte le situazioni assieme.
Vero è, però, che ieri lì, da dove il virus è partito, si è festeggiato il Capodanno per strada con persone ammassate, affiancate e appoggiate tra loro.
A Wuhan, ma anche nell’intero Hubei, le persone sulla pubblica via festeggiavano (quasi tutti con la mascherina) apparentemente senza restrizioni.
Soffochiamo quell’antropologico egoismo che appartiene alle debolezze umane che vorrebbe farci dire con cinismo: “Ma come vi permettete? Se non festeggiamo noi, non dovreste festeggiare nemmeno voi visto che ce l’avete mannato…” in una mera semplificazione errata ed offensiva.
Ma, comunque, guardando le immagini che ci propongono le tv, ci chiediamo: perché loro per strada a ballare e noi qui costretti ad aprire una bottiglia di spumante dentro casa con la moglie e magari la suocera dovendo obbligatoriamente scegliere se guardare il Grande Fratello Vip o Amadeus?
Perché le disgrazie non vengono mai sole?

Ieri, 31, portando a spasso il canino, sono stato avvicinato al parco da una figura losca: “Amigo, vieni… diesci euro…”, “No, grazie…”. “Diesci euro, amigo, è la roba migliore…”.
Apre la giacca e ha cd “Le migliori musiche brasiliane per il trenino…”, “Bamboleo”, persino “Gigi D’Alessio”.
“Tuta roba buona, amigo… vuoi dischi? Mio amico ha dischi, io telefono lui viene e porta dischi…”.
“Con questi tu balla amigo, garantito…”. “Tu metti su e fai ballo… ma piano… se no ariva polizia…”.
Wuhan intanto mostra giochi di luce e laser sui grattacieli con la folla che partecipa al conto alla rovescia per il nuovo anno: sono tutti vicini, schiacciati tra loro, altro che due metri… come hanno fatto? Perché da noi no?
Da escludere il fatto che sia perché da loro la pandemia è partita prima.
I due mesi di vantaggio, se tradotti in best practices, significherebbero che a marzo anche noi saremmo fuori completamente dall’incubo.
Scenario che sembra difficile dato che la sera del 31 abbiamo udito anche questo bel messaggio alla nazione: “I dati di oggi non sono per niente belli. Il lockdown sta dando dei risultati, sta tenendo bassa la curva ma con oscillazioni giornaliere, la curva non si sta appiattendo, bisognerebbe arrivare a 5mila casi al giorno per avere il controllo della situazione” da parte del virologo dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco a SkyTg24.
C’è qualcosa che ci sfugge, evidentemente.
Intanto continuano a fare il giro del mondo i video del capodanno a Wuhan:

l’ epicentro della prima ondata del coronavirus è riuscita a debellare completamente il Covid e ce lo sbatte in faccia festeggiando l’anno nuovo con migliaia di persone nelle strade per fare tutto ciò che si fa ad ogni capodanno: countdown, brindisi, luci e migliaia di palloncini che volano in aria.
Il sentimento è diffuso: “Loro festeggiano e noi non possiamo uscire”. E c’è chi azzarda: “Non vado più nel loro bar a prendere il caffè…” (auguri nella ricerca di un’alternativa italiana).
A parte gli scherzi, resta un tema su cui riflettere seriamente.
La differenza tra le immagini di Wuhan e la situazione in Europa e nel resto del mondo (Germania: 32.552 nuovi casi e 964 morti in 24 ore il giorno 31; Gran Bretagna: nuovo record con 55.892 casi in 24 ore con 964 morti) sono troppo stridenti da non risultare anomale.
Il bollettino dei casi sembra quello di una guerra ogni giorno. Ed è certo che se lo fosse la Cina starebbe vincendo alla grande.
In chiusura riferiamo un pensiero per alleggerire il tema.
Secondo

un nostro amico complottista, negazionista, terrapiattista (e chi più “ista” ha, più ne metta), le immagini dei festeggiamenti di Wuhan non sono vere.
Come nella teoria del finto sbarco lunare americano, sarebbero state girate all’interno di studi televisivi con comparse e registi (debitamente tamponati) per dare l’ennesimo messaggio di positività ed efficienza di un paese che non è sempre ai primi posti nella trasparenza della comunicazione.
Buon anno.

Paolo Pradolin

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Paolo Pradolin
Giornalista e conduttore radiofonico, una lunga carriera trascorsa tra giornali e radio. Musica e teatro le sue passioni, con la sua Venezia sempre al primo posto di ogni avventura e esperienza

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