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Virus respiratorio sinciziale: anche in Veneto reparti sotto pressione

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La dott.ssa Lago: “Quando il bambino inizia a mostrare sintomi come rinite/raffreddore, svogliatezza, inappetenza, sonnolenza e difficoltà respiratorie, i genitori dovrebbero portarlo subito dal pediatra”

A preoccupare per la salute dei più piccoli, in questi ultimi mesi, non è soltanto il Covid. Il virus respiratorio sinciziale, che colpisce principalmente i bimbi sotto i due anni, quest’anno si è fatto sentire più del solito in tutto il Paese.
In Veneto ha causato numerosi ricoveri, che hanno raggiunto alti numeri all’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso. “Nel nostro centro gli arrivi in pronto soccorso sono triplicati rispetto al 2019. Nei mesi di ottobre e novembre sono stati ricoverati una quarantina di bambini a fronte di accessi ancor più numerosi – spiega la dottoressa Paola Lago, direttore U.O.C. Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Cà Foncello di Treviso –. Anche in Terapia Intensiva Neonatale, nel mese di novembre abbiamo ricevuto un altissimo numero di richieste di ricovero che non sempre siamo riusciti a soddisfare e in questi casi è stato coinvolto il 118 nella ricerca di un posto letto di terapia intensiva per lattanti con bronchiolite da VRS. Due pazienti sono stati trasferiti nelle strutture lombarde, per saturazione dei posti letti in regione. Ora è in fase di realizzazione una piattaforma regionale per il monitoraggio dei posti letto in terapia intensiva pediatrica, per poter gestire al meglio situazioni come questa, permettendo alle famiglie di restare all’interno della regione.”

“L’anno scorso non c’è stata nessuna epidemia di sinciziale, probabilmente perché i lockdown, l’utilizzo delle mascherine, il distanziamento e l’igiene delle mani hanno contribuito a ridurne l’incidenza – sottolinea Lago –. I bimbi ricoverati per questo virus vengono gestiti meglio in una terapia intensiva pediatrica rispetto alla neonatale, perché la diffusione rischia di diventare pericolosa per gli altri neonati ricoverati. In questo momento viviamo una fase di rallentamento della diffusione del virus. Potrebbe essere dovuto alle nuove chiusure causate dall’aumento di contagi per Covid.”

“I bambini più grandi sviluppano spesso raffreddore o tosse gestibili a domicilio. A essere più colpiti sono i piccoli sotto i 2 anni, perché la fisiologia dei loro polmoni rende più facili gli esiti gravi – commenta la prof. – Anche gli ex prematuri e con fragilità sono più sensibili. Quando il bambino inizia a mostrare sintomi come rinite/raffreddore, svogliatezza, inappetenza, sonnolenza e difficoltà respiratorie i genitori dovrebbero portarlo subito dal pediatra. Sarà lui, se è il caso, a indicare la necessità di recarsi in pronto soccorso. Diventa invece fondamentale portarlo subito in ospedale se presenta sintomi gravi come le apnee. Per prevenire il contagio, i suggerimenti sono gli stessi appresi con la pandemia da Covid: mascherine, igienizzazione delle mani, distanziamento. È importante prestare attenzione se si è raffreddati, arieggiare le stanze in cui i bambini soggiornano, evitare che troppe persone visitino il piccolo, avere accortezza se si hanno altri figli in età scolare”.

“Per proteggere dagli esiti gravi della malattia, abbiamo una profilassi dedicata ai piccoli nati con età gestazionale uguale o inferiore alle 35 settimane e ai bambini cardiopatici o con displasia broncopolmonare – conclude Lago –. Si tratta di un anticorpo monoclonale in uso oramai da una ventina d’anni che viene somministrato una volta al mese durante i 5 mesi in cui il virus circola di più, da novembre a marzo. Quest’anno è arrivato con un mese di anticipo, quindi la profilassi è iniziata prima. Per questo è in preparazione una richiesta per l’assessorato alla Sanità: vorremmo chiedere l’estensione del piano alla sesta dose, per coprire anche l’ultima parte di stagione epidemica in quest’anno particolare.”

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