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Virus, adesso l’allarme è per le varianti. Stretta su voli e viaggi

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Virus, adesso l’allarme è per le varianti. Da questo arriva una stretta coordinata sui viaggi, ma le frontiere dell’Unione restano aperte.
Per quanto? Al momento i viaggi sono “Vivamente sconsigliati” se non indispensabili.
Viene intanto inserita una nuova categoria nella mappa dell’incidenza Covid, una zona rosso scura, per indicare le zone ad alto rischio.
E’ una delle informazioni principali emerse dalla videoconferenza dei leader Ue, convocata dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, di fronte all’allarme mutazioni del virus.
Le nuove varianti (variante inglese, brasiliana, ecc.) paiono più aggressive e pericolose del ceppo originale.
La discussione è riuscita a scongiurare il pericolo di una chiusura a tappeto dei confini, cosa che pure era stata prospettata.
Ma, ad oggi, è stato ritenuto che la chiusura a tappeto dei confini avrebbe ripiombato l’Unione ed il mercato interno nella situazione di caos di un anno fa.
E’ stato così deciso un coordinamento attento per misure mirate sugli spostamenti, con un forte consiglio a scoraggiare viaggi non essenziali.
Il lavoro verrà ora sviluppato nelle prossime settimane, anche se la competenza delle iniziative resta a carattere nazionale.
“Dobbiamo ridefinire la nostra mappatura” della geografia dell’epidemia “per individuare le aree ad alto rischio, introducendo una categoria rosso scura. A chi parte da queste zone possono essere chiesti i test negativi prima di partire e la quarantena dopo l’arrivo. Tutti i viaggi non essenziali devono essere altamente scoraggiati”, ha spiegato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, specificando che

l’Ue deve essere vista come “una zona epidemiologica unica”, su cui intervenire in modo mirato.
A raccomandare la necessità di misure restrittive alla libertà di movimento è stata anche l’Agenzia europea per il controllo e la prevenzione delle malattie (Ecdc).
Misure che saranno facilitate anche dalla decisione di un riconoscimento reciproco dei test – compresi quelli rapidi – in tutta l’Unione.
Un’indicazione, quella dell’Ecdc, che ha confermato la linea di Angela Merkel.
La cancelliera è da giorni in pressing per convincere i colleghi ad allinearsi sui controlli sanitari ai confini, con test e quarantene aggiuntivi, ed un deciso giro di vite per i viaggi non necessari.
Decisamente sulla linea di Berlino il francese Emmanuel Macron, alle prese con nuovi violenti focolai.
Il sospetto in Francia è che una mutazione sconosciuta (diversa dalla variante inglese) del virus più contagiosa abbia fatto schizzare i contagi.
Come Macron la pensano anche l’austriaco Sebastian Kurz, l’olandese Mark Rutte ed il belga Alexander De Croo.
Un colpo al cuore le nuove restrizioni per Paesi ad alta vocazione turistica

come Grecia, Spagna e Malta, preoccupati per le proprie economie in vista della primavera-estate, che hanno provato a far avanzare l’idea di un passaporto delle vaccinazioni per facilitare gli spostamenti tra Stati.
Un’idea da valutare “con estrema prudenza”, e comunque non in questa fase, ha detto Michel.
A lanciare la proposta nei giorni scorsi era stato il premier ellenico Kyriakos Mitsotakis.
Ieri alla videoconferenza il Greco è tornato ad illustrarla ai colleghi, sostenuto dal maltese Robert Abela, e dallo spagnolo Pedro Sanchez, ma non è passata.
Unica salvezza: i vaccini?
Tutti i leader si sono mostrati invece d’accordo sulla necessità di accelerare sulle dosi degli antidoti, soprattutto dopo i ritardi di Pfizer di questa settimana.
Von der Leyen ha assicurato che i differimenti saranno riassorbiti entro metà febbraio, con i livelli delle consegne che torneranno al 100% di quelli previsti per settimana, già da lunedì.
Intanto Merkel ha aperto all’uso del vaccino russo Sputnik V previa autorizzazione dell’Ema.
Il governo dell’ungherese Viktor Orban, invece, si è portato avanti dando luce verde fin da ora.
In tutto la Commissione prevede la consegna di oltre 150 milioni di dosi nel primo trimestre, grazie anche

all’atteso via libera di nuovi vaccini.
Mentre dal secondo i numeri dovrebbero lievitare, per questo occorre prepararsi ad usarli tutti e bene.
Il target è vaccinare l’80% di sanitari e over 80 entro marzo, ed il 70% degli adulti entro l’estate.
Un’impresa ambiziosa, ma l’Ue ce la può fare.

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