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venerdì 24 Settembre 2021

Venezia e i veneziani il giorno dopo. In attesa del Mose che verrà

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Di Giorgia Pradolin.

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L’atmosfera è sommessa. Persone sono in attesa all’unico imbarcadero del Lido operativo. E’ buio. C’è solo un mezzo che fa la spola con San Zaccaria al posto delle consuete linee, ma nessuno si lamenta. Nessuno spinge, nessuno parla. Pare di essere in preghiera. E’ un silenzio surreale. Quasi il rispetto collettivo per un lutto reciproco.

Quando suonano le sirene, verso le 19.15 di oggi, scende un incombente peso astratto di nuovo sulla città. Le persone si guardano tra loro, comunicano senza parlare. Il fiato è sospeso. Uno, due suoni, poi basta. Si sospira, è un leggero sollievo sul ricordo della violenza dell’acqua ancora troppo vivido.

Venezia in alcune zone è ancora avvolta nel buio oggi pomeriggio. Lo stato è quello di un’entità ferita dalla seconda acqua più alta di sempre, dopo quella del 1966.

In Riva Sette Martiri a Castello, dove i lampioni non funzionano, nel pomeriggio si cammina senza punti di riferimento. Bar e negozi sono chiusi. Anche i supermercati, le scuole, le poste. I veneziani puliscono ancora con secchi e spugne chiusi nel loro dignitoso dolore, e chi deve attraversare la fondamenta cammina per centinaia di metri nel buio. Sembrano tante piccole fiaccole, sono le luci dei telefonini, ancora in un silenzio assordante per una zona normalmente vociante.

I danni sono tanti, mancano lunghi pezzi di rive, mattoni e detriti sono stati ammassati, ma sono ancora sulla strada. Pochi alberi a Sant’Elena sono rimasti dritti, tra quelli piegati e quelli sradicati, sembra passato uno tsunami. Tutti i sestieri sono stati colpiti, le isole messe a dura prova.

I danni sono per centinaia di milioni di euro.

Il sindaco Luigi Brugnaro non ha trattenuto le lacrime nella conferenza stampa di questa mattina. Lo scenario è “apocalittico” ha detto il governatore Zaia, ma è proprio il sindaco che ora deve avere e dare forza ai cittadini. Non deve e non può tentennare. La situazione si risolverà, Venezia sta reagendo e i veneziani ce la faranno, ancora.

Il Premier Giuseppe Conte trascorrerà la notte a Venezia e rassicura: il Consiglio dei ministri riconoscerà lo stato d’emergenza. Ma aldilà dei finanziamenti che saranno stanziati per la città, il nodo della questione è un altro.

Venezia si è riscoperta fragile sotto raffiche a 100 chilometri orari, e il clima continua a subire mutamenti, le maree sono sempre più alte e violente. Per quanti anni potrà ancora essere abitato e abitabile il centro storico lagunare? L’ultima ancora sembra essere il Mose, oggi sulla bocca di tutti.

Il Mose di cui (giustamente) si chiede conto dopo tutti i miliardi spesi e tutti gli anni trascorsi. Ma le paratoie mobili, se mai entreranno in funzione, quanto costeranno in termini di costi di gestione, per quante ore consecutive e per quale livello d’acqua potranno proteggere la città?

Il professor Luigi D’Alpaos è tra le massime autorità in materia di ingegneria idraulica in Veneto, e anche pochi giorni fa, durante la presentazione del suo ultimo libro a Venezia, è stato profetico nel criticare il Mose: “I veneziani non mettano da parte gli stivali, perché ne avranno ancora bisogno”.

Sono almeno 10 anni che D’Alpaos mette in luce i punti deboli dell’opera e in dubbio la funzionalità. Oggi il Mose è ancora fermo, mentre Venezia è stata nuovamente colpita dall’alta marea, e questa volta rialzarsi è più difficile.

Non solo per i danni pesanti, per il fango da ripulire, le strade e le fondamenta da aggiustare, ma soprattutto perché all’orizzonte non c’è certezza che quanto accaduto martedì notte, non si ripeterà.

Giorgia Pradolin

Venezia e i veneziani il giorno dopo. In attesa del Mose che verrà

  

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Acqua alta del 12/11/2019: cronaca di una notte da incubo a Venezia
(Notizia correlata del 13 novembre 2019)

Acqua alta del 12/11/2019: cronaca di una notte da incubo a Venezia

Imbarcazioni affondate, vaporetti e gondole che finiscono sui ponti e sulle rive. La via Garibaldi coperta dall’acqua, con una corrente tale da sembrare un fiume in piena. Le persone non riescono a spostarsi.

Una marea che investe tutto, con raffiche di vento a 100 chilometri orari. L’imbarcadero dei Giardini che si stacca, le vetrine della Cassa di Risparmio che vanno in frantumi, un chioschetto che prende fuoco. Plateatici distrutti in tutta la città, lampioni e alberi che cadono, a Sant’Elena sembra passata una tromba d’aria.

E poi la luce che salta in alcune zone, black-out in Rio Marin, Santa Margherita San Basilio, le previsioni che da 155 vanno al rialzo fino a 190 centimetri. E’ la cronaca di una notte di paura a Venezia sulle note di una sirena dell’acqua alta che continuava a suonare.

Tutti i soccorsi sono in acqua, mentre sulle strade si urla di paura: è tornata l’acqua granda, la più alta di sempre. Invece è la seconda, che arriva a 187 centimetri sul medio mare, mentre quella storica del 1966 è arrivata 194 centimetri. Ma ci si è andati vicini. Troppo vicini. Per alcune ore le informazioni arrivano a singhiozzo: le isole sono allagate, Torcello va sotto di mezzo metro, si pensa di evacuare Pellestrina, dove notizie parlano di due persone rimaste uccise di cui una morta fulminata.

Ma anche Lido e Malamocco non se la passano bene, alla Giudecca è pericoloso camminare perché la marea è così alta che rischia di trascinare la gente dalla fondamenta nel canale.

Per il forte vento si stacca l’imbarcadero Actv dei Giardini e dentro c’è un uomo, che scivola e si ferisce ad una gamba. Resta isolato sul pontone che galleggia in mezzo al Canale, chiama aiuto, e fortunatamente in quel momento passa una barca.

Non una barca qualsiasi, ma il motoscafo del sindaco Luigi Brugnaro che in quel momento attraversava la zona e si ferma a soccorrerlo. Sono attimi di paura a Venezia, paura che domani si tradurrà nella conta dei danni. Perché la marea poi pian piano si ritira e lascia ovunque macerie e detriti.

Oltre a barche, taxi, vaporetti e gondole sulle fondamenta e sui ponti. Danni ingenti per i quali il sindaco ha già annunciato, ieri sera da Piazza San Marco, lo stato di calamità per la città d’acqua e la richiesta al governo di “Partecipare e capire a che livello è l’organizzazione del Mose – ha detto Brugnaro – perché qui si rischia davvero di non farcela più”.

Parole che pesano come macigni e anticipano la notizia che le scuole resteranno chiuse per tutto il centro storico di Venezia. Anche perché al mattino è atteso un altro “picco” di acqua alta e come annunciano le previsioni la marea si manterrà su valori eccezionali.

Le foto giunte in redazione mostrano tutto il disastro di una notte da incubo. L’ultima mostra la fondamenta delle Zattere e il posto vuoto che prima era occupato dall’edicola, ora trascinata via dalla corrente. (foto sotto)

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