Venezia Ieri & Oggi. LOCALI DEL CUORE ADDIO
In passato defilati rispetto ai convenzionali e classici itinerari turistici e noti solo ai veneziani. Ancora del tutto esenti, inoltre, dall’ incalzante e diffusa turisticizzazione in atto nei locali situati nelle zone centrali della città che li rendevano delle vere e proprie oasi di autentica venezianità sotto ogni profilo e dove, per noi veneziani, era come sentirsi a casa propria e in sintonia con la città. Ma oggi, purtroppo, ciò non accade più: in quanto o scomparsi o trasformati e resi irriconoscibili
Ricordo che numerosi furono e sono stati per me in passato, fin dalla mia prima giovinezza, i cosiddetti locali del cuore in ogni angolo della città. Quand’erano ancora, in genere, delle modestissime osterie fuori dagli itinerari turistici e in cui, a differenza di come frequentavamo i numerosi bar esistenti, vi si andava in genere con amici, o per incontrarli, per la consuetudine cara a noi veneziani dell’ “ombra” e del “cicheto” prima di cenare a casa o da qualche altra parte, salvo talvolta derogare eccezionalmente e felicemente da tale consuetudine allorché, ai cicchetti esposti quotidianamente sul bancone – quali, fra gli altri, immancabilmente la “spienza”, i “nerveti”, la “tetina” , le “sarde fritte o in saor” .. etc. – si aggiungeva, occasionalmente, un appetitoso risotto di di verdure o di pesce già pronto o da farsi su richiesta, grazie alle verdure o al pesce che quel giorno, eccezionalmente, il locale aveva avuto modo di procurarsi a prezzi modici da amici reduci da qualche lavoro svolto a Sant’Erasmo o in qualche altra isola e compensati gentilmente per esso anche con delle verdure tipiche del luogo, oppure reduci da una fortunata pesca in Laguna.
E anche quando tutto ciò, da segni eloquenti e inequivocabili, era giunto ormai alla sua definitiva fine continuai, tuttavia, a frequentarli poiché pranzare o cenare in molti di essi, soprattutto durante la bella stagione, nella quiete di un campiello, sulla riva di un canale o in uno splendido giardino rigoglioso di verde, al di là di essere attorniato da un sfilza di turisti e del conto salato pagato ogni volta per i cibi degustati, era pur sempre per me un’esperienza piacevolissima ed emozionante che ero solito concedermi saltuariamente.
Esperienza che oggigiorno ho dovuto mio malgrado, però, interrompere, o quantomeno limitare al massimo: nell’era di internet e dei social network in cui viviamo, infatti, anche Venezia è ormai entrata a far parte di quel “villaggio globale” ampiamente e acutamente teorizzato da Herbert Marshall Mc Luhan e, conseguentemente, grazie a un’infinità di App disponibili non c’è locale, ancorchè situato nel luogo più recondito della città, che non sia facilmente raggiungibile da una marea di persone quand’anche esse si trovassero a Venezia per la prima volta. In virtù del fatto, inoltre, che le persone possano comunicare rapidamente tra loro pur trovandosi talora le une rispetto alle altre agli antipodi del pianeta è, tuttavia, un gioco per esse prenotare: di qui la risposta scontata e oltremodo eloquente relativamente alla situazione in atto, pertanto, che mi viene fornita invariabilmente dalla stragrande maggioranza dei locali che interpello allorché mi frulla per il capo di desiderare di ripetere l’esperienza suddetta e a me cara, indifferentemente a pranzo o a cena: “Spiacenti…ma siamo completi”.
ENZO PEDROCCO
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a veneland tra non molto saremo pagati (poco) per fare le comparse come i pellerossa
Mi dispiace – essendo un turista che ha sempre cercato posti persi cosi, ho molto probabilmente auitato a distruggerli. D’altra parte ho visto alcuni ristoranti che erano spesso vuoti (Da Pampo, Tosi grandi, Giorgione) cambiare gestione e perdere il vecchio charme. Per quelli penso non era il colpa di over tourismo, ma semplicemente passagio del tempo ?
A Venezia non c’è piu posto per i veneziani. Amara realtà senza ritorno.