
Un’inchiesta sulla ricostruzione nelle Marche dopo il terremoto ha portato all’arresto di otto persone e ha coinvolto complessivamente 51 indagati. L’operazione, riferita ai reati di truffa e corruzione negli appalti, è stata condotta a dieci anni dal sisma.
Le autorità hanno eseguito perquisizioni in otto regioni italiane e disposto sequestri di beni per un valore complessivo superiore a 57 milioni di euro. Le misure cautelari e patrimoniali sono parte dell’indagine sui meccanismi di assegnazione e gestione dei lavori pubblici legati alla ricostruzione.
Tra gli aspetti al centro dell’inchiesta figurano presunti collegamenti con organizzazioni mafiose: gli inquirenti hanno segnalato interessi di gruppi riconducibili a ‘ndrangheta e camorra nelle attività legate agli appalti.
Le procedure di gara finite sotto la lente degli investigatori riguardano bandi promossi dalla Regione Marche, dall’Erdis e dall’Università di Camerino. L’accertamento punta a verificare anomalie nelle assegnazioni e possibili illeciti nelle fasi di aggiudicazione e esecuzione dei contratti.
Nella lista degli indagati figura anche l’ex capo di gabinetto del presidente Acquaroli, per il quale è contestato il reato di corruzione. Le contestazioni specifiche e i ruoli di ciascun coinvolto sono oggetto delle attività istruttorie in corso.
L’operazione è stata resa nota il 22 ottobre 2026, quando gli organi competenti hanno reso esecutive le misure. Le attività investigative proseguiranno per chiarire responsabilità e dinamiche emerse nelle varie fasi degli appalti.
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