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Venezia, continua a maltrattare i genitori: giovane di Cannaregio portato in carcere

VENEZIA – Nonostante fosse sottoposto a una misura cautelare che gli imponeva di non avvicinarsi ai genitori e di non dimorare nel Comune di Venezia, un 27enne del centro storico ha continuato a vivere con i familiari, ignorando ogni prescrizione. La vicenda, iniziata mesi fa con una denuncia da parte dei genitori, si è conclusa […]

VENEZIA – Nonostante fosse sottoposto a una misura cautelare che gli imponeva di non avvicinarsi ai genitori e di non dimorare nel Comune di Venezia, un 27enne del centro storico ha continuato a vivere con i familiari, ignorando ogni prescrizione. La vicenda, iniziata mesi fa con una denuncia da parte dei genitori, si è conclusa con l’arresto del giovane, trasferito nel carcere di Santa Maria Maggiore su disposizione dell’Autorità giudiziaria.

L’operazione è stata condotta dai Carabinieri della Stazione di Cannaregio nella mattinata del 31 ottobre, su delega della Procura della Repubblica di Venezia. Il provvedimento è stato emesso dalla Prima sezione penale del Tribunale di Venezia, che ha disposto la custodia cautelare in carcere in aggravamento rispetto alle misure già in vigore: l’allontanamento dalla casa familiare, il divieto di avvicinamento ai genitori e il divieto di dimora nel territorio comunale.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il giovane avrebbe continuato a convivere con i genitori nonostante le restrizioni imposte lo scorso aprile, quando era stato denunciato per maltrattamenti in famiglia. La coppia, ormai stremata da anni di vessazioni e comportamenti aggressivi, aveva deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine per porre fine a una situazione diventata insostenibile.

Nella querela presentata ai carabinieri, i genitori avevano descritto un clima domestico segnato da continue minacce, richieste di denaro e momenti di forte tensione. Secondo quanto riferito, il figlio sarebbe arrivato in più occasioni a minacciarli di morte e a pretendere somme di denaro per motivi non meglio chiariti. Le autorità giudiziarie avevano quindi disposto misure restrittive per proteggere le presunte vittime e prevenire ulteriori episodi di violenza.

Tuttavia, come emerso dalle successive indagini, il 27enne non avrebbe mai rispettato le prescrizioni. Nonostante l’allontanamento obbligatorio, avrebbe continuato a presentarsi regolarmente nell’abitazione di famiglia nel sestiere di Cannaregio, dove avrebbe ripreso i comportamenti che gli erano già costati la denuncia. L’inosservanza delle misure ha spinto i genitori a segnalare nuovamente la situazione ai carabinieri, preoccupati per la propria sicurezza.

Alla luce dei nuovi elementi raccolti e dei ripetuti episodi di violazione, la Procura ha chiesto al Tribunale un aggravamento della misura cautelare. Il giudice ha accolto la richiesta, emettendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per garantire l’effettiva tutela delle persone offese e prevenire la reiterazione delle condotte violente. Dopo le formalità di rito, il giovane è stato trasferito alla Casa Circondariale di Santa Maria Maggiore, dove si trova a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

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Secondo fonti giudiziarie, l’obiettivo del provvedimento è duplice: tutelare le presunte vittime e interrompere un’escalation di comportamenti che, pur in presenza di misure già adottate, continuavano a mettere in pericolo l’incolumità dei familiari. Gli inquirenti ritengono che l’arresto fosse l’unica soluzione per impedire ulteriori episodi di violenza domestica, visto il mancato rispetto delle disposizioni precedenti.

Nel caso del giovane di Cannaregio, la Procura aveva già valutato l’applicazione di strumenti di controllo, come il braccialetto elettronico, ma anche in quel caso il provvedimento non avrebbe impedito all’uomo di continuare a recarsi nell’abitazione dei genitori. Le forze dell’ordine hanno quindi ritenuto indispensabile un intervento più incisivo, volto a evitare ulteriori violazioni.

L’arresto è avvenuto senza particolari resistenze. I carabinieri, dopo aver notificato l’ordinanza, hanno accompagnato l’indagato al carcere veneziano, dove rimarrà in attesa delle prossime decisioni dell’Autorità giudiziaria. Il procedimento penale è ancora in corso e, come previsto dal principio di presunzione di innocenza, la colpevolezza del 27enne potrà essere accertata solo con una sentenza definitiva.

La vicenda riaccende l’attenzione sul tema dei maltrattamenti in famiglia, una delle fattispecie più complesse e delicate da affrontare sul piano giudiziario. In molti casi, come ricordano le forze dell’ordine, le vittime tardano a denunciare o lo fanno solo quando la situazione è ormai degenerata. A Venezia, come nel resto d’Italia, i carabinieri e la polizia segnalano un costante aumento delle richieste di aiuto provenienti da contesti familiari problematici, spesso legati a situazioni di disagio economico, dipendenze o disturbi psicologici.

Le autorità invitano chi si trova in condizioni di vulnerabilità a non esitare a chiedere sostegno alle forze dell’ordine o ai centri specializzati nel contrasto alla violenza domestica. “L’intervento tempestivo può fare la differenza tra una situazione di pericolo e un percorso di protezione efficace”, ricordano i militari impegnati quotidianamente sul territorio.

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Mario Nascimbeni
Mario Nascimbeni
Giornalista professionista, collabora con testate nazionali. Ha base operativa a Roma, ma la sua professione lo porta in ogni parte del mondo.
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