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Venezia cambia… ma da residenziale a ricettivo

In teoria siamo tutti d’accordo nel ritenere che una città “abitata” dai suoi residenti in primis, là, dove nelle case ci vivono le famiglie (quelle che si possono permettere affitti elevati e un alto costo della vita), costituisca il presupposto per un futuro possibile e rappresenti una condizione ideale per far vivere Venezia, per rispettarla […]

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In teoria siamo tutti d’accordo nel ritenere che una città “abitata” dai suoi residenti in primis, là, dove nelle case ci vivono le famiglie (quelle che si possono permettere affitti elevati e un alto costo della vita), costituisca il presupposto per un futuro possibile e rappresenti una condizione ideale per far vivere Venezia, per rispettarla insieme ai suoi cittadini.

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Ben vengano anche i turisti, gli estimatori della nostra città e della sua cultura, così importanti per l’economia territoriale e non solo.
Ma ecco che i mille cambiamenti d’uso da abitazione a opportunità turistica in soli cinque anni, scombinano il senso, il concetto della città che ogni veneziano vorrebbe vivere e che la città stessa richiede, per storia e cultura.

Questi e altri motivi hanno portato il presidente della Municipalità Giovanni Andrea Martini, ad opporsi ad un’ulteriore concessione prevista dal Consiglio comunale per i primi di novembre, che interessa cinque appartamenti richiesti dagli Hotel Danieli e Biasin.

Il presidente Martini si preoccupa dei problemi della residenza, delle famiglie costrette ad andarsene altrove e insiste sulla necessità di svolgere una politica abitativa attenta a queste problematiche.

E’ pur vero che i due alberghi in questione sono concomitanti con gli appartamenti e che una norma comunale permette cambi di destinazione d’uso (da residenziale a ricettivo) solo agli appartamenti che superano i 120 mq. . La questione tuttavia è squisitamente politica e la minoranza in Consiglio comunale testimonierà il suo dissenso, già annunciato da Casson, Ferrazzi, Pellicani e Visman e dalle forze politiche che rappresentano, rivendicando le ragioni del dissenso.

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L’Assessore all’Urbanistica Massimiliano De Martin sottolinea come si debbano di fatto cambiare le norme nazionali e regionali che permettono questa tendenza. E il Comune vuole rimuovere e rimediare a quelle stesse norme che non “permetterebbero” il no” consiliare.

Una tela di ragno, forse imbastita e ingarbugliata per lungo tempo e i nodi non sembrano facili da sciogliere, ma Giovanni Andrea Martini, appoggiato dal voto della nuova Municipalità, auspica una politica etica, coraggiosa, che parta con il piede giusto in materia di diritti, ben sapendo che quello alla Casa merita particolare attenzione.

Andreina Corso

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La discussione è aperta: una persona ha già commentato

  1. Cambiamole queste norme!!!
    E blocchiamo tutti i cambi di destinazione d’uso verso attività ricettive.
    Non sarebbe poi cosa spiacevole un serrato controllo di tutte le abitazioni che attualmente affittano ai turisti ed anche agli universitari fuori sede.

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