Venezia che si arrende: addio negozio La Padovana di Campo SS. Filippo e Giacomo

ultimo aggiornamento: 05/02/2020 ore 09:08

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Venezia che si arrende: chiude anche La Padovana di Campo SS. Filippo e Giacomo

Venezia che si arrende: la crisi colpisce ancora in Campo SS. Filippo e Giacomo.

Dopo l’agenzia di viaggi, Mariani e Ceriello, la prossima attività a lasciare la zona sarà La Padovana: lo storico negozio di calzature è tappezzato di cartelli che ne preannunciano la chiusura, con ogni rimanenza in liquidazione.

“Mi sono dato come termine la fine di aprile – commenta Fabio, da trent’anni dietro al bancone – poi, quando avrò svuotato lo stock, abbasserò le serrande”.

Rincaro degli affitti? “Questa volta non c’entra – prosegue il titolare – anzi, da quel punto di vista sono più fortunato di altri commercianti della zona. E non chiudo perché la città è morta: qui a essere morto è proprio il turismo”.

È questo il destino dell’area situata a un solo ponte da Piazza San Marco, un tempo frequentata da un altro tipo di visitatori ma attualmente monopolizzata da negozi di chincaglieria e ristoranti con “buttadentro”. E in Campo ha chiuso anche Bucintoro, che fino all’anno scorso proponeva vetri di qualità.

“Un tempo venivano gli Americani e i Giapponesi – spiega Fabio – apprezzavano il Made in Italy e se ne andavano con quattro paia di Moreschi. Oltre a me lavoravano tre commessi, ed eravamo sempre indaffarati; negli ultimi tempi ero rimasto da solo, con una persona che mi aiutava tre giorni la settimana”.

Ma come si può non trarre beneficio da 28 milioni di arrivi annui? “Il turismo dei grandi numeri affolla Venezia ma non porta guadagno, almeno a noi negozianti. Mi ero illuso che con lo spostamento delle bancarelle avrei ottenuto più visibilità, ma la verità è che passano sempre più gruppi con il tempo contato, che seguono le guide e non si fermano; altri arrivano, fotografano il Ponte dei Sospiri e se ne vanno. Il 6 settembre, poi, è mancato mio padre Ettore, fondatore dell’attività e mio unico punto di riferimento: con lui se n’è andata un’epoca; non aveva più senso continuare”.

Erano davvero altri tempi quando La Padovana aprì in Ruga Rialto nel 1969: il Centro Storico contava 113.000 abitanti, più del doppio rispetto ad oggi. A quei tempi Ettore Calza gestiva due negozi: quello principale, diviso tra uomo e donna, e quello di fronte, dedicato al bambino; nel 1981 ampliò l’offerta in Campo SS. Filippo e Giacomo rilevando Pedrenzon, un’altra rivendita di scarpe.

Ma lo spopolamento iniziò a farsi sentire: dopo aver eliminato gli articoli infantili, nel 1994 chiusero entrambi i negozi di Rialto: rimase un unico punto vendita, quello attuale, che grazie alla sua posizione confidava in un maggior afflusso turistico. Ma anche quello, oggi, sembra non bastare più.

“Eravamo l’ultima mosca bianca tra ristoranti e botteghe di souvenir. Venezia è ormai vittima di un turismo al ribasso: le tariffe degli alberghi non son mai state così low-cost, questo probabilmente per la concorrenza con i B&B e gli affittacamere. Senza dimenticare i negozi online che mi hanno tolto gli ultimi clienti: vedremo se quelli che si provavano le scarpe da me per poi comprarle su internet avranno il coraggio di dirmi ‘ci mancherai’”.

Al posto di La Padovana aprirà una rivendita di borse: “la conduzione sarà cinese – conclude Claudio – ho visitato altre filiali della catena e garantisco che sarà un bel negozio”.

Così, sorgerà a breve la terza pelletteria orientale di Campo SS. Filippo e Giacomo – l’undicesima tra Calle delle Rasse e la Torre dell’Orologio: trecento metri, appena dietro Piazza San Marco, che non sembrano appartenere più alla città che conoscevamo.

Nino Baldan

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4 persone hanno commentato questa notizia

  1. Le due città più belle del mondo, Venezia,Roma e speriamo di non aggiungere Firenze, stanno per morire, l’ignoranza spinge per una morte sempre più veloce. I politici dove sono? Purtroppo quattro “governatori” incoscienti si mettono in mostra per la loro pochezza e giustizialismo.

  2. La città è stata colpevolmente svuotata dei suoi abitanti non è stato fatto nulla per tutelare il tessuto sociale. Di conseguenza il commercio e l’artigianato di pari passo sono andati a “remengo”. Una politica miope, culturalmente inadeguata, ha decretato questo stato di cose.

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