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mercoledì 04 Agosto 2021

Veneto zona arancione, cosa cambia. Cosa si può fare

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Veneto zona arancione. Nella spinosa situazione in cui non ha evidentemente voluto entrare il presidente Zaia, ci entrano i provvedimenti nazionali aggiustando l’Rt, sotto la spinta delle durissime rilevazioni dell’ISS di ieri che mettono il cappello definitivo sul fatto che nella nostra Regione non va proprio proprio tutto bene tanto da poter andare avanti come fino ad ora.
Il Veneto diventa arancione per la prima volta nella sua storia in questa pandemia, ma non soltanto in questo weekend com’era già stato deciso dal Governo per tutta Italia.
La nuova Ordinanza firmata ieri dal ministro Roberto Speranza dice che fino al 15 gennaio (ma nessuno si sente di escludere che il provvedimento non venga poi ulteriormente esteso per almeno un altro paio di settimane, a seconda dei numeri) la nostra Regione deve sottostare a maggiori restrizioni.
Quelle del “livello arancione“.
Quali sono? Queste le principali, quelle che toccano di più i cittadini:

Bar e ristoranti devono rimanere chiusi tutto il giorno (operativi solo per l’asporto, vedi sotto);
Sono chiusi i confini comunali (salvo eccezioni: vedere sotto);
Sono liberi gli spostamenti all’interno dei confini comunali;
Negozi aperti;
Camminare e passeggiare si può ma entro i limiti imposti dal coprifuoco;
Scuole superiori in didattica a distanza;
Coprifuoco: comporta essere all’interno del proprio domicilio dalle 22 alle 5 del mattino;
Acquisti nei negozi possibili nei limiti imposti dal distanziamento sociale e dalla presenza massima contemporanea all’interno;
Bar e ristoranti possono vendere prodotti per asporto;
Bar e ristoranti possono fare consegne a domicilio;
Negozi aperti possono ovviamente fare consegne a domicilio;
Uscire dai confini comunali è possibile solo per: motivi di lavoro, motivi di salute, motivi di grave necessità o urgenza;
Rimanere all’interno della propria regione è comunque d’obbligo.
Orario di chiusura di tutti gli esercizi commerciali: ore 21;
Rientro al domicilio è ovviamente sempre consentito.

Il Veneto zona arancione è comunque in buona compagnia: cinque le regioni in fascia arancione perché la situazione del Covid peggiora nuovamente in tutta Italia, con l’indice di diffusione del virus che per la prima volta dopo sei settimane torna superiore all’1 a livello nazionale e 12 regioni a rischio alto.
I dati della cabina di regia confermano quel che era evidente da giorni: il Covid ha ripreso a correre ed è quindi fondamentale contenerne la diffusione per evitare la terza ondata. “Vanno mantenute le misure” in atto, confermano gli esperti invitando il governo a “rafforzare” le restrizioni. E la stretta arriverà con il nuovo Dpcm in vigore dal 16 gennaio, a partire dalla conferma del divieto di spostamento anche tra le regioni in zona gialla.
Calabria, Emilia Romagna, Lombardia, Sicilia e Veneto saranno in fascia arancione da domenica, con il ministro della Salute Roberto Speranza che ha firmato le nuove ordinanze: “dobbiamo tenere il massimo livello di attenzione, il virus circola molto e l’indice di contagio è in crescita”.
Bar e ristoranti saranno chiusi, le scuole superiori proseguiranno con la didattica a distanza e sarà vietato uscire dal proprio Comune, ad eccezione degli spostamenti da quelli con popolazione fino a 5mila abitanti per un raggio di 30 chilometri dai confini.

La zona arancione per le 5 regioni sono state decretate dalle modifiche introdotte con il decreto del 5 gennaio, che hanno abbassato la soglia dell’Rt che determina il posizionamento nelle fasce: con Rt superiore a 1,25 anche nel valore minimo e rischio moderato si passa in zona rossa, con Rt ad 1 si va in arancione.
Condizione quest’ultima in cui si trovavano la Calabria (1.04 nel valore mimino), l’Emilia Romagna (1.03) e la Lombardia (1.24).
La Sicilia ha invece un Rt minimo a 0.99 e un rischio moderato ma è stata la stessa Giunta, sulla base di quanto suggerito dal Cts regionale, a chiedere di essere collocata in fascia arancione.
Il Veneto è in una situazione simile: l’Rt è a 0.96 nel valore minimo ma con un rischio di peggioramento più alto visto che il tasso di incidenza a 14 giorni è di 927 su 100mila abitanti a fronte di una media nazionale di 313.
Le ordinanze saranno in vigore fino al 15 gennaio, data in cui scade il Dpcm, e con il nuovo provvedimento verranno valutate eventuali proroghe.
Alle polemiche delle Regioni risponde il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia: con il sistema delle fasce “si evita il lockdown”, ipotesi che per il momento a palazzo Chigi non vogliono prendere in considerazione. Quello che però è già certo è che ci sarà un’ulteriore stretta.
Il monitoraggio indica 12 regioni e province autonome a rischio alto e




8 a rischio moderato, con 13 regioni che hanno un tasso di occupazione dei posti in terapia intensiva e nelle aree mediche sopra la soglia critica.
La settimana prossima dunque, se i dati peggioreranno come si aspettano gli esperti, altri territori passeranno in zona arancione o rossa.
L’epidemia, dicono gli esperti, è “in una fase delicata che sembra preludere un nuovo rapido aumento di casi nelle prossime settimane, qualora non venissero definite ed implementate rigorosamente misure di mitigazione più stringenti”.
Il governo inizierà a lavorare sulla bozza da lunedì, ma alcuni punti sono già definiti e Speranza li illustrerà alla Camera il 13. Verrà confermato il coprifuoco alle 22 e la zona gialla ‘rafforzata’, dunque con il divieto di spostamento tra le regioni. E’ invece ancora aperta la discussione se confermare o meno la possibilità di muoversi una sola volta al giorno in massimo due persone per andare a trovare parenti e amici, nell’ambito della regione se gialla, solo in ambito comunale se arancione o rossa. Per bar e ristoranti sarà confermata l’apertura nelle regioni gialle fino alle 18 mentre dovrebbero ancora rimanere chiuse palestre e piscine. L’ipotesi su questo fronte è di legare aperture e chiusure al sistema delle fasce, con la possibilità di consentire gli allenamenti nelle regioni gialle, ma prima dovrà esprimersi il Cts.
Scuola: discorso a parte. Il Dpcm in vigore prevedeva il ritorno in presenza per i ragazzi delle superiori dal 7 ma già il governo aveva posticipato a lunedì 11 e diverse regioni hanno rinviato ulteriormente la scadenza, chi al 18 gennaio chi al 25 e chi al 1 febbraio. Non è affatto escluso, dunque, che l’esecutivo decida di intervenire nel nuovo Dpcm e posticipare il ritorno in classe almeno al 1 febbraio, per evitare che ogni regione vada in ordine sparso.

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