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Veneto (e gli altri) in attesa del “giallo”

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Veneto in attesa del “giallo” che pare ormai sicuro, ma non sono tutte “rose”.
Sono 9 le regioni che sperano nel giallo in un momento in cui l’Ue boccia il Friuli Venezia Giulia e Bolzano, mentre si registrano ancora 14mila casi in 24 ore.
Si parla di almeno 9 le regioni che sperano di passare in zona gialla e riaprire a partire da domenica bar e ristoranti, almeno per il pranzo.
Ma in attesa del monitoraggio, a tenere banco sono ancora i 14mila casi e i 492 morti giornalieri, segno che l’epidemia è ancora ampiamente diffusa nel paese.
E soprattutto, la polemica con Bruxelles che ha prima inserito 3 regioni – Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Veneto – e la provincia autonoma di Bolzano in zona ‘rosso scuro’, quella che prevede test e quarantena obbligatoria per spostarsi nei paesi Ue, e poi ha cambiato rotta lasciandoci solo Friuli e Bolzano.
In realtà una decisione ancora non c’è ed è attesa

nelle prossime ore, quando si riunirà il Consiglio dell’Unione Europea che dovrebbe dare il via libera alle raccomandazioni per far sì che i paesi adottino un approccio uniforme nelle restrizioni.
La mappa pubblicata dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) è dunque un documento che deve essere approvato dal Consiglio, anche se sembrerebbe confermata l’indicazione che in rosso scuro finiscano le aree dove il virus circola in maniera molto elevata, con un’incidenza superiore a 500 casi ogni 100mila abitanti.
Zone in cui secondo Bruxelles ricadrebbero Friuli e Alto Adige.
Una posizione contestata dai governatori, con il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini che ha chiesto l’intervento del ministro della Salute Roberto Speranza a tutela delle regioni, temendo ripercussioni “in termini d’immagine” e di “ricadute negative, in particolare per il comparto turistico”.
“E’ vergognoso

– aggiunge il governatore Massimiliano Fedriga ricordando che il Friuli non è mai stata in zona rossa – Chiediamo al governo di intervenire subito a livello europeo per chiedere la correzione di questa mappatura”.
Il monitoraggio fotograferà infatti un’Italia in cui si conferma la tendenza già registrata la la settimana scorsa: le misure adottate a Natale e Capodanno hanno prodotto gli effetti sperati con la curva epidemiologica che è in calo per la seconda settimana consecutiva anche se i 14.372 casi al giorno confermano che si è ancora lontani dalla condizione che consente di tenere sotto controllo l’epidemia, vale a dire 5-7mila casi in 24 ore, con un’incidenza di 50 casi ogni centomila abitanti.
Il tasso di positività, inoltre, è al 5,2%, come il giorno prima ma in aumento visto che i tamponi sono circa 18mila in meno.
Dati più incoraggianti dalle terapie intensive, dove ci sono 2.288 persone, 64 meno di ieri, e dai reparti ordinari, con un calo di 383 ricoveri che porta il totale sotto i 21mila (20.778).
L’analisi della Cabina di regia del ministero della Salute ribadirà dunque la necessità di mantenere le misure attualmente in vigore e di rafforzarle in quelle regioni e territori dove il virus è più diffuso.
Qualche variazione,

comunque, ci sarà.
Tenendo sempre conto quanto previsto dal Dpcm in vigore: per passare ad una fascia più soft bisogna esser stati per 14 giorni “in un livello di rischio inferiore a quello che ha determinato le misure restrittive”.
Alla luce dei dati non dovrebbero cambiare fascia le cinque già in zona gialla, Basilicata, Campania, Toscana, provincia di Trento e Molise.
Tra le 14 regioni attualmente in fascia arancione, invece, almeno 9 hanno dati che le collocano in fascia gialla: Abruzzo (con Rt a 0,81 e rischio basso), Calabria, Emilia Romagna (con Rt attorno a 0,7), Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lazio (Rt 0,73), Marche (Rt 0,88), Piemonte e Veneto (Rt 0,62).
Ma se il passaggio dovrebbe essere sicuro per Calabria, Veneto e Emilia Romagna, che sono entrate in zona arancione l’8 gennaio, per le altre bisognerà vedere se sono trascorsi i 14 giorni consecutivi nel livello di rischio inferiore visto che la maggior parte dei provvedimenti sono in vigore dal 17 gennaio.
Non dovrebbero invece cambiare colore Puglia, Piemonte, Umbria e Valle d’Aosta.
Stessa sorte per la Sardegna,




che ha dati da zona gialla ma è in zona arancione da solo una settimana, e per la Lombardia, che è in arancione solo dal 23 è in fascia arancione per via dell’errore sull’Rt che l’ha tenuta per una settimana in rosso.
Un ulteriore stop che potrebbe riaprire le polemiche mai sopite tra la regione guidata da Attilio Fontana e il governo.
Tra le due in zona rossa, infine, non cambierà nulla per la provincia di Bolzano, con il governatore Arno Kompatscher che ha firmato un’ordinanza che dispone una nuova chiusura di bar e ristoranti.
La Sicilia, invece, dovrebbe passare da rosso ad arancione.

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