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sabato 18 Settembre 2021

Vaccino AstraZeneca: ok dell’Aifa. Il dubbio: “Magari non darlo a chi ha più di 55 anni”

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Il vaccino di AstraZeneca è stato approvato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) con l’indicazione per l’utilizzo preferenziale dai 18 ai 55 anni. Lo si apprende dall’Aifa.
Sebbene i dati sull’efficacia del vaccino anti Covid-19 di AstraZeneca relativi alla fascia d’età superiore a 55 anni siano limitati, il responsabile per i vaccini dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema), Marco Cavaleri, è comunque ottimista sul fatto che questo vaccino sia comunque in grado di indurre una protezione agli anziani.
Lo ha detto lo stesso Cavaleri nella trasmissione ‘Caffè Europa’ di Rai Radio1.
Cavaleri ha osservato che “nei soggetti sopra 55 anni i dati sono limitati e non è stato possibile definire esattamente se l’efficacia in questa popolazione sia uguale a quella degli adulti al di sotto di questa fascia d’età, ma la risposta immunitaria che abbiamo visto anche negli anziani è molto simile a quella degli adulti e quindi – ha rilevato -questo si rassicura sul fatto che il vaccino sia protettivo anche negli anziani, anche se non possiamo dire se questa protezione sarà magari leggermente inferiore che negli adulti”.
Le perplessità, dunque, non vanno collegate al sospetto di effetti collaterali inattesi come sosterrebbe qualcuno, bensì sul dubbio che il vaccino non abbia la stessa percentuale di successo nelle persone over 55.
In generale, ha aggiunto il responsabile, “il vaccino ha mostrato un livello di protezione dalla Covid-19 di qualsiasi severità intorno al 60% dopo due dosi, che possono esse somministrate con un intervallo che può andare da quattro a 12 settimane”.
Questo, ha rilevato, “può consentire un po’ di flessibilità nella campagne vaccinali”.
Si tratta, ha aggiunto, di:

“un’ottima efficacia in base alle nostre aspettative, che può avere impatto significativo sia sulla malattia sia sulla circolazione del virus e, cosa molto importante, dovrebbe portare a una riduzione dei casi più gravi di Covid -19 e quindi delle ospedalizzazioni”.
Le prime dosi di vaccino (80mila) AstraZeneca sono annunciate per i primi di febbraio in Belgio.
La conferma arriva dal capo della task force sulla vaccinazione dall’Agenzia federale per i medicinali e prodotti sanitari, Xavier De Cuyper, stando a quanto riportano i principali media online locali.
Una seconda consegna di 200.000 dosi è prevista dieci giorni dopo, il 17 febbraio.
Fino ad oggi in Ue è stata autorizzata le commercializzazione di tre vaccini: AstraZeneca, Pfizer-BioNTech e Moderna.
Nonostante i ritardi nelle consegne – scrive l’agenzia di stampa Belga -, la task force

continua a rispettare il programma che prevede che l’intera popolazione potrà ricevere almeno una prima iniezione entro settembre.
“I ritardi non incidono in modo fondamentale sulla campagna per il momento”, ha assicurato la co-responsabile del gruppo di lavoro, Sabine Stordeur.
“Ciò si spiega con il fatto che queste prime consegne sono relativamente limitate nel numero di dosi. D’altra parte, è essenziale che le successive, più importanti, non vengano ritardate”, ha precisato il direttore della task force Dirk Ramaekers.
Il mondo intanto si muove anche per altri percorsi.
Il vaccino russo Sputnik V arriverà giovedì in Iran.
Lo ha annunciato all’IRNA l’ambasciatore iraniano a Mosca Kazem Jalali, aggiungendo che secondo il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif, l’accordo sull’acquisto del vaccino così come sulla sua produzione congiunta è stato firmato tra l’Iran e il Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF) venerdì.
L’Iran continuerà a ricevere i vaccini ogni due settimane o ogni mese,

ha spiegato Jalali aggiungendo che la produzione di Sputnik V continuerà in Iran e il paese diventerà un hub regionale per l’esportazione dello stesso vaccino.
Alcuni funzionari del ministero della Salute, tra cui Minoo Mohraz, hanno espresso preoccupazione per la bassa qualità del vaccino russo.

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