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Un mio ricordo d’infanzia: il sussurro degli spiriti

Da bambina, il mistero pareva celarsi in ogni angolo della mia esistenza, come un velo sottile che separava il visibile dall’invisibile. Un esempio? Ricordo ancora quella giornata d’autunno, quando, insieme ai miei genitori, andai in un cimitero per rendere omaggio ai defunti. Quel giorno ne era la ricorrenza. Quell’esperienza, per me surreale e inquietante, fu […]

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Da bambina, il mistero pareva celarsi in ogni angolo della mia esistenza, come un velo sottile che separava il visibile dall’invisibile. Un esempio?
Ricordo ancora quella giornata d’autunno, quando, insieme ai miei genitori, andai in un cimitero per rendere omaggio ai defunti. Quel giorno ne era la ricorrenza. Quell’esperienza, per me surreale e inquietante, fu il primo assaggio del paranormale che avrebbe segnato il mio destino.

Il Cimitero, un luogo sospeso nel tempo

Il cimitero appariva come un luogo fuori dal tempo, dove le lapidi consumate dal vento e la vegetazione incolta raccontavano storie di un passato lontano. L’aria era fresca e, in qualche modo, pregna di un silenzio carico di segreti. L’atmosfera era ordinata e la sensazione era di quiete e di pace. Camminando lungo i sentieri polverosi, il fruscio delle fronde mosse dal vento sembrava trasformarsi quasi in un mormorio, quasi come se le anime dei defunti volessero comunicare un messaggio dimenticato, al punto che spesso affinavo l’attenzione per capire se davvero… c’era qualcosa da capire.

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Il sussurro tra le ombre

Fu in quel frangente, inun momento in cui mi trovavo in disparte, che il silenzio fu interrotto da un suono distinto: un sussurro appena percettibile, vero stavolta, nascosto tra il fruscio delle foglie. Non era il vento a giocare con le mie orecchie, ma una voce eterea, tenue e carica di un dolore antico. Rimasi immobile, il cuore che batteva all’impazzata, cercando di capire se quello fosse soltanto il gioco dell’immaginazione o se, in quel luogo carico di mistero, stavo realmente ascoltando il richiamo degli spiriti.

I miei genitori, immersi nelle preghiere e nell’opera di puliziaa, erano ignari del turbamento che cominciava ad attanagliarmi, proseguivano le loro cose con fare deciso. Io, invece, mi sentivo divisa tra la meraviglia e il timore: da un lato, l’infanzia mi spingeva a cercare di capirne la “magia”, dall’altro, la presenza di quel sussurro mi faceva comprendere che esistevano realtà ben oltre la mia capacità di comprensione che forse non volevo conoscere.

Se sono riuscita a decifrare quel suono, quelle parole, quel fruscio? Sì, me ne sono convinta, le parole esatte dicevano “Non preoccuparti…”, “Non ti devi preoccupare…”. Era una sorta di voce “bianca”, un sussurro femminile di chi parla senza timbro.

Quel giorno, immersa in quell’atmosfera carica di mistero e sospensione, sentii nascere in me la consapevolezza di non essere destinata a ignorare l’ignoto. Il sussurro tra le fronde, quel richiamo sottile ma inconfondibile, fu il seme da cui germogliò il mio destino. Con il tempo, quella sensazione di connessione con il mondo degli spiriti si trasformò in una guida, un dono che mi ha portato ad abbracciare il paranormale e a diventare, con orgoglio, “La Divinatrice”.

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Ogni tanto, quando il vento si alza e le foglie sussurrano come antichi racconti, rivivo in punta di orecchio quel ricordo d’infanzia. E in quel fruscio, tra le ombre di un tempo che non muore, sento ancora la voce dei defunti, un mormorio che mi ricorda che il confine tra vita e morte è, a volte, solo un sottile velo pronto a sollevarsi.

La Divinatrice
La Divinatrice
Dicono che io sia sensitiva, io non lo so, quello che è certo è che mi sono trovata al centro di situazioni che non si spiegavano con la razionalità. divina@lavocedivenezia.it
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