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Donald Trump ha scelto la tappa irlandese del suo tour europeo per rispondere alle richieste, arrivate anche dai grandi protagonisti dell’industria tecnologica, di rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Dal campo del torneo di golf Irish Open a Doonbeg il presidente ha parlato di «forze negative» che vorrebbero frenare i progressi e ha rivendicato il ruolo guida degli Stati Uniti nel settore.
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«Siamo all’avanguardia rispetto alla Cina nell’Intelligenza Artificiale, siamo il Paese più avanzato al mondo», ha detto Trump, aggiungendo che intende mantenere quella posizione perché «chi vince nel campo dell’AI, vince su tutto».
Le prese di posizione dei leader politici arrivano sullo sfondo di un allarme lanciato da figure di vertice della tecnologia. Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha definito lo sviluppo dell’IA in rapida accelerazione e ha chiesto un rallentamento, sostenendo la necessità di misure di sicurezza più stringenti. In un’intervista e in un post sul blog Amodei ha spiegato che la curva di progresso è diventata molto ripida e ha avvertito sui rischi di sistemi sempre più autonomi. «Dobbiamo rallentare», ha detto il manager.
Amodei ha proposto un approccio articolato che includerebbe valutatori interni, coordinamento democratico e coordinamento globale. Ha inoltre invocato misure concrete come controlli sulle esportazioni di chip, protezioni contro il furto dei pesi dei modelli e limiti alla tecnica della distillation, oltre a rafforzare la sicurezza all’interno delle aziende che sviluppano IA. L’esponente di Anthropic ha richiamato l’analogia con i trattati SALT per indicare come limiti verificabili e condivisi possano accompagnare il mantenimento di vantaggi strategici.
La richiesta di maggiore cautela ha trovato supporto da alcuni dei nomi più noti della Silicon Valley, tra cui Elon Musk e Sam Altman. Allo stesso tempo, all’interno dei laboratori si sono moltiplicate le prese di posizione critiche: Jacob Coxon, ricercatore che aveva lavorato in OpenAI e Anthropic, ha lasciato Anthropic denunciando una corsa verso una super-intelligenza in grado di auto-migliorarsi; Evan Hubinger, ricercatore sull’allineamento in Anthropic, ha stimato superiore al 10% la probabilità che l’IA possa causare l’estinzione umana entro il prossimo decennio. Anche Geoffrey Hinton ha definito non irragionevole una stima del 10% di rischio nei prossimi dieci anni.
Nel dibattito politico, Trump ha puntato sui rischi di perdere la leadership tecnologica rispetto alla Cina, mentre molti dei vertici dell’industria richiedono controlli e la presenza di figure esterne nelle aziende per monitorare lo sviluppo. Nelle primissime ore del suo mandato, il presidente aveva inoltre revocato l’ordine esecutivo dell’amministrazione precedente, firmato nel 2023, che puntava a uno sviluppo «sicuro, protetto e affidabile» dell’IA; alla cerimonia di insediamento erano presenti diversi manager della Silicon Valley, tra cui Mark Zuckerberg, Sam Altman, Jeff Bezos e Elon Musk.
Sul fronte democratico, anche l’ex presidente Barack Obama ha invitato il partito a elaborare risposte politiche: parlando a un evento di raccolta fondi ha avvertito che l’IA «potrebbe diventare pericolosa» se non gestita correttamente e ha esortato i Democratici, in particolare il futuro possibile leader della Camera Hakeem Jeffries, a promuovere un quadro di riferimento per il dibattito pubblico.
La contesa tra chi chiede regole più rigorose e chi invita a preservare la competitività tecnologica rimane al centro di un confronto che coinvolge governi, imprese e ricercatori.
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