Tre leoni alati nel simbolo e sostegno a Baretta: nasce Venezia verde e progressista

ultimo aggiornamento: 17/07/2020 ore 07:42

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Tre leoni alati nel simbolo e il sostegno a Baretta: nasce Venezia verde e progressista

Ci sono il verde e il rosso tra i colori del simbolo di Venezia Verde e Progressista, sintesi delle forze ambientaliste e di sinistra, che si è presentata mercoledì alla città nella sede mestrina di via Pescheria vecchia. Sono in parte gli stessi colori che contraddistinguono l’emblema del Partito Democratico, ufficialmente mostrato il giorno prima sempre a Mestre.

E questo perché – spiega il presidente della Municipalità di Chirignago e Zelarino, Gianluca Trabucco – anche la lista-coalizione appena formata sta dentro a quella più grande del centrosinistra che sostiene Pier Paolo Baretta come candidato sindaco. I progressisti hanno poi la sagoma di tre leoni dentro al simbolo, di cui uno è arancione: «negli anni è diventato il colore del civismo – dice Trabucco -. I leoni sono il segno dell’appartenenza al territorio, alla tradizione, ma anche spina dorsale dei diritti, dell’ambiente e del lavoro».

LA SINTESI
Il percorso è iniziato più di un anno fa con la civica il Nostro impegno per la città. Nessuna indiscrezione sui nomi fino alla settimana prossima: lista e capolista verranno presentati nell’altra sede di Venezia, in via Garibaldi a Castello. Di sicuro ci saranno provenienze dall’ex civica Uacp (Un’altra città possibile) e dai comitati ambientalisti. «In Baretta – dice Trabucco – abbiamo trovato una sintesi. Ci sono sfumature su alcuni temi: grandi navi, inceneritore di Fusina, ad esempio. Per questi chiediamo un confronto e una commissione indipendente fra tutti i progetti».


LA PERDITA

Pesa l’assenza del candidato sindaco di Tutta la città insieme, Giovanni Andrea Martini. Enzo Castelli, ex presidente della Municipalità di Venezia, parla di dispiacere. «È un peccato corra da solo. Poteva essere una ricchezza e un contributo per la coalizione. Non ho capito perché abbia prevalso in lui l’idea dell’isolamento. Andrea ha ceduto a questa spinta autoreferenziale e questa cosa fa male». Ma Castelli è sicuro ci sarà un secondo turno. A quel punto l’obiettivo sarà battere Brugnaro e il ritrovo con i “compagni di lotta” una conseguenza praticamente naturale, lascia intendere Castelli. «Brugnaro è un sindaco che non si fida di nessuno. Il suo modo di andare avanti per annunci e disdette, oltre a collezionare figure epocali, non fa bene alla città – dice -. Questa del Redentore è l’ultima. Il quadro di Klimt che doveva essere venduto all’asta e il giorno dopo è diventato il centro di una mostra al Candiani, è un’altra. Esaltare il turismo per scoprire che non è la panacea di tutti i mali e mortificare la cultura, con la chiusura della Biennale delle arti visive, è una perdita di 400 posti di lavoro e altrettanti nell’indotto – prosegue Castelli -. Per non parlare degli alberghi e i ristoranti penalizzati».

IL SECONDO TURNO
L’apparentamento con altre forze politiche per Renato Panciera, segretario di Rifondazione comunista, anche lui alla presentazione del simbolo di Venezia Verde e Progressista, è da valutare. «Con chi difende la separazione tra Venezia e Mestre è più difficile per noi che vediamo solo l’unità della città – dice -. Speravamo in Martini per mettere assieme la sinistra antagonista e costruire una forza coesa». Ma ora, per Michele Mognato di Articolo Uno, ha ragione Baretta: «siamo in grado di affrontare il sindaco uscente e chiudere questa brutta pagina della storia della città». Al secondo turno allargare ancora di più la coalizione, per l’ex parlamentare e assessore comunale, sarà ancora più facile.

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IL PROGETTO
«Già in campagna elettorale al primo turno emergeranno tra chi non vuole Brugnaro momenti di intesa, intrecci, affinità e dialogo – afferma -. Ancora non sappiamo chi è il candidato dei grillini, chi è quello di Terra e Acqua. Stiamo costruendo una lista di chi arriva dall’esperienza politica ma anche di persone che non militano da nessuna parte. C’è bisogno di guardare al lavoro, alle povertà, alle fragilità e serve un altro progetto con la sensibilità giusta verso questi temi. Oggi c’è gente senza cassa integrazione, che non lavora. Queste saranno le priorità – dice Mognato -. Il nostro sindaco? Continua a dire che non sono arrivati i soldi, ma ero al parlamento io che è stata rifinanziata la legge speciale, nel 2016-2017. Governo Renzi, ma gli emendamenti li abbiamo fatti io, Martella, Delia Murer e Davide Zoggia. Sto bene così – sostiene Mognato – faccio il delegato sindacale Filcams Cgil, lavoro alla Metro e sono in campo, attivista e militante. Bettin è uno dei protagonisti centrali del progetto, ma c’è stato un lavoro di persone, associazioni, e liste diverse. C’è Lorenzo Visentini, Anna Messinis, Luciano Zennaro, Sara Da Preda, e anche chi ci sostiene restando nell’ombra perché teme ritorsioni. Parlo di realtà economiche che hanno sede negli immobili che appartengono al Comune».

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