Tosiani in Regione: veterinari insufficienti per emergenze come blue tongue

ultimo aggiornamento: 16/12/2016 ore 14:20

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“Continua a diminuire il numero dei veterinari pubblici nelle Ulss del Veneto che oggi ammontano a 330 unità”.
Così i consiglieri regionali tosiani Andrea Bassi, Giovanna Negro, Maurizio Conte e Stefano Casali tornano all’attacco sull’argomento.

“A rilevarlo stavolta è uno studio effettuato dal Sivemp Veneto che fotografa le unità di personale nei servizi veterinari veneti alla data del 30 novembre 2016. Lo studio, che elabora dati delle aziende sanitarie e della Regione – spiegano i tosiani – registra a fine novembre un numero complessivo di veterinari dipendenti, tra quelli a tempo indeterminato e a tempo determinato, che ammonta a 335 unità. Segno che la cessazione di contratti a termine e ulteriori pensionamenti in assenza delle sostituzioni hanno eroso non solo il già risicato numero di 347 veterinari in servizio nel Veneto (relativo a pochi mesi fa) ma anche il dato diffuso dalla stessa Regione e relativo al 30 ottobre 2016, quindi un mese prima, di circa 342 veterinari pubblici in servizio in Veneto”.

“Inoltre – proseguono i quattro – il dato attuale di 335 unità è anche sovrastimato, dato che alcuni colleghi “nominalmente” presenti in organico, in realtà sono adibiti ad altre o diverse attività, talvolta assenti per alcuni periodi, e il numero dei veterinari effettivamente in servizio nel Veneto si colloca oggi sotto le 330 unità”.


“Sono numeri allarmanti – commentano i tosiani – tanto più se si considerano emergenze come la blue tongue. Il Sivemp Veneto ha richiamato l’attenzione dell’assessore regionale alla Sanità per arrestare questa continua emorragia di veterinari nella sanità pubblica. Emorragia che ha destato la nostra preoccupazione mesi fa per cui abbiamo avanzato due interrogazioni urgenti ( a cui stiamo ancora attendendo risposta) e un emendamento al bilancio che prevede di incrementare il numero dei veterinari in Veneto. Occorre aumentare con urgenza le dotazioni organiche, adeguandole alle esigenze di salute pubblica e sicurezza alimentare”.

15/12/2016


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