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La frase di oggi è un’espressione colorita e perfettamente veneziana nel suo modo diretto, ironico e un po’ sboccato di dire le cose come stanno. Anche se si tratta più un modo di dire che di un vero proverbio, ha una forza comunicativa enorme e merita pienamente un posto nella nostra rubrica, anche se alcuni troveranno in questo nostro scavare nel passato popolare inevitabilmente anche delle componenti di volgarità. Perdonateci.
La prima volta che ho sentito “Ti capissi ca**i per ravani”, non ci ho fatto caso più di tanto. Io ero bambino e stavano parlando le mie due zie preferite, Elisabetta chiamata “Isetta” e Giuseppina chiamata “Pinetta”. Pronunciata la frase, Isetta, con la sua carica travolgente, ha cominciato a socchiudere l’occhio destro e a ridere così fragorosamente che pareva non riuscisse mai a riprendere il respiro. La sua risata trascinò – come sempre – a ridere tutti i presenti per lunghi minuti. Ma in realtà fu la frase “Ti capissi cassi per ravani” a far saltare quella partita di briscola della domenica pomeriggio, dato che la povera Pinetta non era riuscita a decifrare quei “motti” così “confusionari”.
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Scopri come fare
In effetti “Ti capissi cassi per ravani” è una delle espressioni più divertenti del nostro dialetto. La usa una persona che si spazientisce nel vedere che il suo interlocutore continua a fraintendere il soggetto, o l’oggetto, o il senso, delle frasi che sta pronunciando.
Cosa significa la frase? Bè, se dovessimo cercare le equivalenze in italiano, i “cassi” non hanno certo bisogno di spiegazioni, mentre i ravani non sono altro che i ravanelli della tradizione popolare contadina, dunque la frase si può riassumere in “capisci una cosa per un’altra…”, ovvero: “Stai prendendo… lucciole per lanterne…”.
“Ti capissi cassi per ravani” : quando proprio non ci si capisce e si perde la pazienza
Come sappiamo, ci sono espressioni del dialetto veneziano che, più di tante altre, riescono a dire tutto un mondo in quattro parole. Frasi che affondano le radici nella concretezza della vita quotidiana, nell’ironia popolare e nel bisogno di dire le cose come stanno, senza giri di parole, con una maniera popolare diretta fino ai margini dell’offesa.
Una di queste è senz’altro quella di cui parliamo oggi.
Il modo di dire
- In dialetto: Ti capissi cassi per ravani
- Traduzione italiana: Capisci organi genitali maschili per ravanelli
- Pronuncia indicativa: /ti kaˈpisi ˈkasi par raˈvani/
Sì, hai letto bene: è una frase diretta, grezza, quasi da osteria, e proprio per questo viva, vera, irresistibile, un esempio di senso dell’umorismo veneziano.
Cosa vuol dire davvero
La frase si usa quando qualcuno continua a capire una cosa per un’altra, mal interpretando costantemente quello che gli viene detto.
Ma non è un semplice: “Non hai capito.”
Qui siamo al livello successivo: non solo non capisci, ma scambi tra cose completamente diverse…
Il cuore dell’effetto comico e comunicativo della frase sta proprio in questo: due oggetti dalla forma inequivocabilmente diversa, messi uno al posto dell’altro in un’esclamazione ironica e canzonatoria.
Origini popolari e immaginario
Venezia ha sempre avuto un dialetto pragmatico e concreto, spesso ruvido, ma sempre molto efficace. E questo modo di dire ne è un esempio lampante.
La frase affonda le radici in un linguaggio proveniente un po’ da campagna, un po’ da cortile, un po’ da barca, dove non c’era bisogno di edulcorare nulla.
I “ravani” sono i ravanelli, ortaggi semplici della tradizione contadina, ben noti anche nelle zone dell’entroterra veneziano, con una forma ben definita e conosciuta.
I “cassi”, invece… beh, lo si capisce.
Il contrasto tra questi due elementi genera una miscela esplosiva di comicità e esasperazione, che rende la frase perfetta per quelle situazioni in cui si sta perdendo la pazienza, ma con un tocco di ironia.
Contesti d’uso
Questa espressione si usa:
- Quando si spiega una cosa semplice per la terza volta… e l’altro continua a non capire.
- Quando si dà un’istruzione precisa… e l’interlocutore interpreta tutto al contrario.
- Quando si sente una versione dei fatti talmente stravolta da sembrare un altro scenario.
È una frase da parenti, da amici, da colleghi, da conoscenti che si conoscono bene. Non si usa con chiunque, ma nei contesti giusti fa esplodere la risata liberatoria.
La forza del dialetto
“Ti capissi cassi per ravani” è anche un esempio della potenza visiva e comunicativa del dialetto veneziano. Una lingua che non ha paura di essere cruda, se serve per essere chiara, e che spesso riesce a fotografare la realtà con una battuta.
E poi, dietro la battuta, c’è anche una lezione di comunicazione: come la Psicologia insegna non sempre il messaggio dell’emittente viene recepito esattamente con lo scopo con cui nasce dal ricevente. A volte parliamo con qualcuno e ci si dimentica di questo effetto del linguaggio.
Conclusione
“Ti capissi cassi per ravani” è una di quelle espressioni che restano in testa. È un piccolo monumento all’incomprensione umana, ma detto con una risata. Perché a Venezia, anche quando non ci si capisce, si trova un modo per dirlo anche usando l’ironia che contraddistingue la nostra cultura.
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crediamo che la frase fosse ‘cassi e massi…’, divertente anch’essa ma usata in un altro contesto e con altro significato. Cordialità. La redazione.
Io ho sentito cassi par caenassi
Io ho invece sentito la variante con ‘cassi per massi’ da un veneziano…