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venerdì 24 Settembre 2021

Tende riscaldate davanti gli ospedali montate in Veneto

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Tende riscaldate, dotate – per quanto possibile – di ogni confort e attrezzatura, montate davanti agli ospedali del Veneto. La notizia è stata diffusa oggi dal presidente Zaia.
“Tende riscaldate verranno installate nuovamente – come durante la prima ondata del virus – davanti a tutti gli ospedali del Veneto, per fronteggiare un eventuale peggioramento dell’emergenza. Noi ci prepariamo al peggio, naturalmente essendo ottimisti e sperando che non servano” ha detto il governatore Luca Zaia, annunciando il provvedimento.
Saranno strutture esterne, riscaldate, davanti ai nosocomi, che potranno essere utilizzate

– ha spiegato Zaia – per i triage, per le prime cure ai pazienti problematici, in attesa della presa in carico dei malati, “non c’è nulla di scandaloso per questo” ha concluso il presidente.
Sono già in fase di montaggio le prime 3 tende, ha riferito l’assessore regionale alla protezione civile, Gianpaolo Bottacin, le altre verranno allestite in tempi brevi, in base alle esigenze delle Usl.
Nella prima fase dell’emergenza a marzo, erano state posizionate 128 tende davanti agli ospedali del Veneto, oltre ad alcuni posti medici avanzati.
Si tratta di strutture riscaldate, presidiate da volontari della protezione civile, con una capacità teorica di 8 posti letto.
La Regione, tuttavia, non intende utilizzarle

come posti ospedalieri, ha chiarito Bottacin, potendo contare, oltre che sull’aumento dei numeri negli attuali reparti, di altri 700 posti letto nei 10 ex ospedali dismessi rimessi in funzione durante la prima ondata del virus.
Non sono pochi però ora a ritenere il comportamento del Veneto quanto meno “anomalo”. Da una parte il governatore Luca Zaia continua a ripetere che non c’è bisogno di ulteriori misure perché le strutture sanitarie non sono in emergenza, dall’altra si sospendono le visite non urgenti, si montano tende da campo mentre sullo sfondo si odono gli appelli arrivare dal resto d’Italia per “chiudere tutto”.
Oggi l’ultimo, in ordine di tempo, arriva dai medici

di Firenze: l’Ordine dei Medici di Firenze “si unisce all’appello della Federazione Nazionale che, in base al numero dei ricoveri in ospedale e soprattutto nelle terapie intensive, chiede una chiusura totale della Toscana e di tutto il Paese. Senza una chiusura generalizzata come quella di marzo non possiamo andare avanti. I numeri dei decessi, dei ricoveri in ospedale e dell’occupazione delle terapie intensive, non ci danno alternativa. Rischiamo il collasso del sistema”.
“E’ necessario che la Toscana chiuda immediatamente senza rinviare

questa decisione in attesa di altri dati numerici, perché si perderebbe solo del tempo prezioso”, affermano il presidente uscente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Firenze, Teresita Mazzei, e il presidente neo-eletto, Pietro Claudio Dattolo.
“Rischiamo – aggiungono – di non poter più curare i pazienti che si ammalano di Covid, né tantomeno di altre patologie. Se un paziente si frattura un femore, ha un infarto, potrebbe non ricevere le cure adeguate. Le immagini quasi apocalittiche di medici che portano ossigeno nelle autoambulanze in fila davanti ai pronto soccorso rischiano di diventare realtà anche nei nostri ospedali”.

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